A mali estremi, estremi rimedi

Dic 16 • Dal Cantone, L'editoriale, Prima Pagina • 469 Views • Commenti disabilitati su A mali estremi, estremi rimedi

Eros N. Mellini

«Ogni volta che basta una sola persona per eseguire un compito con la dovuta diligenza, il compito viene eseguito in modo peggiore da due persone e non viene affatto eseguito se l’incarico è affidato a tre o più persone.» (George Washington).

In questo numero trovate allegato il formulario per l’iniziativa popolare «STOP all’aumento dei dipendenti cantonali», lanciata da un comitato interpartitico composto da rappresentanti di UDC, Lega, PLRT, Il Centro, dalla Camera di Commercio e da AITI.

Si sa che, a livello di casse cantonali, «il piatto piange» ormai da anni. Ogni volta viene rilevato in Gran Consiglio – in particolare in occasione dell’esame dei consuntivi e dei preventivi – dove si usano parole roboanti per biasimare lo sperpero, criticare spese superflue e/o introiti insufficienti, a dipendenza dello schieramento politico dei singoli parlamentari. Poi, immancabilmente, il classico finale a «tarallucci e vino»: dal Consiglio di Stato, promesse di misure efficaci di risparmio, dal parlamento il monito al governo «fate attenzione, vi teniamo d’occhio», per poi conservare interventi e proposte nel cassetto, pronti a essere riesumati «paro, paro» un anno dopo, perché le misure non sono state prese né, tantomeno, è stato efficace il controllo da parte del parlamento, ammesso che ci sia mai stato.

Le risorse umane, punta dolente del problema

Ricordo che, alla mia entrata in Gran Consiglio nel 2003, il personale dello Stato era di circa 7500 unità, cifra già allora spropositata, alla quale si proponeva – o meglio, l’UDC proponeva – di porre rimedio. Oggi sono oltre 9000, a dimostrazione del fatto che, a livello di promesse, il governo s’è rivelato incapace di mantenerle, mentre il parlamento s’è ampiamente meritato l’epiteto di «parlatoio», coniato dalla Lega quando era ancora capitanata da Nano Bignasca.

Un mastodonte, eredità di un paio di secoli di clientelismo partitico

Tutti sono d’accordo – salvo la sinistra che ritiene del tutto corretto far sì che alla greppia dello Stato si nutrano tutti, salvo i ricchi che invece devono provvedere a rifornirla – che il Ticino abbia bisogno di una cura dimagrante. Niente di drastico, intendiamoci, ma togliere metaforicamente una portata dall’attuale ricco menu a disposizione, o ridurne un po’ le porzioni, sarebbe cosa facile. Sennonché, quando si tratta di decidere chi e quanto debba digiunare, ogni dipartimento comincia a tirare la coperta dalla sua parte, rivendicando una presunta impossibilità a rinunciare a servizi che spesso, a un’approfondita analisi, risulterebbero necessari solo ad assicurare un posto di lavoro ad amici e conoscenti, la cui cerchia familiare si dimostrerà giustamente grata al momento delle elezioni. È un meccanismo in atto da sempre, che ha funzionato bene fintanto che a spartirsi la ghiotta torta erano solo un paio di partiti – nella fattispecie PLR e PPD (oggi Centro) – cui si è aggiunta poi la sinistra, fortunatamente tenuta a freno dalla dispersione delle sue forze elettorali in partiti e partitini costruiti ad hoc attorno ai Fidel Castro e ai Mao Tse Tung nostrani.

Due secoli di questa politica clientelistica, hanno fatto sì che l’apparato statale si sviluppasse in modo abnorme e sempre più difficile da rimettere sulla retta via. Se poi aggiungiamo il fatto che gli anni del boom hanno reso meno pesante il fardello di concessioni che si sono volute assicurare alla costanti rivendicazioni da parte della sinistra – estrema PS e moderata (ma neanche tanto) PLR e Centro – il continuo salasso alle finanze cantonali non poteva che portare all’emergenza che, come detto, dura ormai da almeno 20 o 30 anni.

Oggi, uno studio dell’IDHEAP (Istituto degli alti studi sulla pubblica amministrazione dell’Università di Losanna), evidenzia che «il costo dell’amministrazione ticinese è del 33% superiore rispetto alla media degli altri cantoni». Non è normale, è veramente giunto il momento di agire e, se non lo sanno fare i nostri governanti, tocca al popolo farlo. Da qui, il lancio dell’iniziativa «STOP all’aumento dei dipendenti cantonali».

Due le terapie da adottare

Al di là delle misure di risparmio che andrebbero prese in tutti i dipartimenti (e qui solo un taglio percentuale lineare sembrerebbe essere l’unica soluzione), due sono quelle applicabili alle risorse umane:

  1. blocco della creazione di ulteriori enti o uffici statali, senza previa abolizione di altrettanti organi esistenti;
  2. sensibile riduzione del personale, ricorrendo alla non-sostituzione di dipendenti licenziati o che vanno in pensione.

Al primo punto, occorrerebbe una disamina approfondita degli innumerevoli enti esistenti (uffici, sezioni, commissioni ad hoc, eccetera), eliminando quelli di non assoluta necessità, spesso voluti solo con motivazioni ideologiche, ma di utilità unicamente per coloro che sono chiamati a lavorarci.

Il secondo punto è invece più variegato. C’è, per esempio, un personale intoccabile e purtroppo, alla luce delle conseguenze di una politica d’immigrazione a dir poco sciagurata, destinato a crescere: il personale scolastico. Infatti, la crescita in questo settore va di pari passo a quella demografica e, fintanto che tollereremo l’immigrazione incontrollata nel nostro paese, avremo sempre più bisogno di ulteriore personale docente. E lo stesso dicasi per il personale sanitario. Ma tutti gli altri settori? Da anni sentiamo parlare di «revisione dei compiti» ma, finora, questo termine è servito solo a ribaltare certi centri di costo dal cantone ai comuni. Quella che invece chiedevamo e chiediamo tuttora, è una «revisione dei compiti» all’interno dell’amministrazione cantonale. In altre parole, una «ottimizzazione» dell’organico amministrativo. Togliere del personale superfluo in uffici nei quali – per dirla con George Washington – il compito di una persona viene affidato a due o tre, per inserirlo in altri che ne hanno più bisogno.

Elementare, Watson? Certo ma, se le alte sfere non lo capiscono, allora a mali estremi, estremi rimedi: che intervenga il popolo.

Fate buon uso del formulario allegato: ogni firma (e più tardi voto) conta!

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