Il punto della situazione in politica agricola

Ago 27 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 823 Views • Commenti disabilitati su Il punto della situazione in politica agricola

Discorso di Marcel Dettling* all’assemblea dei delegati UDC del 25.08.2018

L’agricoltura fa muovere. Non fa muovere solo gli agricoltori, ma anche tutto il popolo. L’autunno scorso abbiamo votato sul controprogetto all’iniziativa dell’Unione svizzera dei contadini. Ed ecco che il prossimo 23 settembre passeranno al giudizio del popolo due nuove iniziative agricole. In novembre, il sovrano deciderà sull’iniziativa per il bestiame con le corna e un’iniziativa concernente l’acqua potabile è pendente. Questi dibattiti politici e queste iniziative lasciano per forza di cose il segno nell’agricoltura.

Se tutti questi progetti fossero accettati, l’agricoltura dovrebbe essere rimodellata da cima a fondo. Gli ambienti di sinistra ed ecologici che si ergono oggi a salvatori dell’agricoltura, sono in realtà gli affossatori della produzione agricola indigena.

L’agricoltura dipende oggi dall’estero

Dopo la decisione di proibire il foraggiamento dei maiali con gli scarti dei ristoranti, siamo costretti ad acquistare dei cereali all’estero per nutrire i nostri maiali. A causa di questa sola decisione, circa 20’000 ettari di cereali sono coltivati all’estero solamente per il fabbisogno dei nostri allevamenti di maiali.

Prima non ne avevamo bisogno, perché disponevamo degli scarti della gastronomia. Era una soluzione perfettamente ecologica ma, ancora una volta, la Svizzera s’è dovuta inchinare di fronte alla burocrazia dell’UE che ha proibito questo tipo di foraggiamento nel 2006. Gli ambienti di sinistra ed ecologisti sono immediatamente saltati sul treno UE, riuscendo a imporre anche in Svizzera questo divieto, con il benevolo sostegno dei partiti di centro. Assumendo, come d’abitudine, il suo ruolo di prima della classe, ancora una volta la Svizzera s’è assoggettata inutilmente a una regolamentazione burocratica, complicata e ingiustificabile dell’UE.

Ma, beninteso, non è l’unica ragione che spiega la dipendenza della Svizzera dalle importazioni agricole e, di conseguenza, dei prati e dei campi all’estero. Dei cereali sono coltivati su 30’000 ettari supplementari all’estero, perché la Svizzera ha proibito il foraggiamento con farine animali.

Conoscete senza dubbio anche le conseguenze della revisione della legge sulla protezione delle acque che è stata approvata dal parlamento a titolo di controprogetto all’iniziativa «Acqua viva» depositata dalla Federazione svizzera di pesca, dal WWF e da Pro Natura. Se aggiungiamo all’addizione i 20’000 ettari che perdiamo a causa di questa eccessiva protezione delle acque, arriviamo a una cifra enorme. Tutto ciò a causa di decisioni del parlamento.

La coltura dei cereali da foraggio in Svizzera è diminuita della metà in 25 anni

Ed ecco che questi stessi ambienti di sinistra ed ecologici si mettono a criticare le importazioni di foraggi. Signore e signori, anch’io sono disturbato da queste importazioni. Preferirei che i foraggi fossero prodotti in Svizzera, tanto più che il nostro paese è predestinato a questa coltura. Nel 1992, la produzione di cereali da foraggio raggiungeva le 800’000 tonnellate. È crollata a 420’000 tonnellate nel 2015.

Alla vista di queste cifre si comprende facilmente a che punto l’orientamento delle passate riforme agricole fosse sbagliato. Il lavoro non è più ricompensato. Un bel prato fiorito rende a un contadino più di un campo di cereali.

Questi incentivi controproducenti sono stati creati dalla Berna federale. L’UDC vi si è sempre opposta, purtroppo invano. E, come sapete, altre nubi stanno avvicinandosi all’orizzonte della politica agricola.

I contadini svizzeri vogliono produrre

Il Consiglio federale vuole imporre il suo Progetto agricolo 22+. A qualunque costo. Il consigliere federale Schneider Ammann ha già fallito con la sua «Analisi globale dell’evoluzione a medio termine della politica agricola» che il parlamento ha affossato lo scorso 4 giugno. La nuova Politica agricola 22+ faceva anche lei parte di questa «Analisi globale».

Il 15 giugno seguente, ossia 11 giorni dopo il rifiuto del rapporto governativo, il consigliere federale Schneider-Ammann ha fissato le linee direttive della nuova politica agricola. Vi rendete conto? Il governo se ne frega delle decisioni del parlamento. Ma non è una novità: da tempo, ormai, le decisioni prese dalla maggioranza non sono più applicate dalla Berna federale. Noi dell’UDC ci siamo abituati. Pensiamo semplicemente alla non-applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa.

L’agire del Consiglio federale in politica agricola è un nuovo esempio di rifiuto di eseguire un lavoro imposto da una maggioranza.

Il Consiglio federale vuole imporre senza discussioni le sue posizioni in politica agricola. Ciò è inaccettabile. Il governo deve rispettare le decisioni del parlamento, che gli piacciano o no.

Ma ciò che è ben più importante per i contadini svizzeri, è il prosieguo degli avvenimenti. I contadini sono pronti ad approvvigionare la popolazione con prodotti di qualità. Mai la Svizzera ha potuto contare su così tanti giovani contadini perfettamente formati. Disponiamo delle migliori tecnologie e, ancora più importante, il nostro suolo e il nostro clima offrono le migliori condizioni per produrre derrate alimentari. Se ci si lascia fare.

Stop all’ecologizzazione e alla burocratizzazione dei contadini

La futura politica agricola del consigliere federale Schneider-Ammann sacrifica ancora di più all’ecologia che in passato. Signore e signori, io sono dell’opinione che il limite sopportabile sia stato raggiunto. Estendendo le superfici ecologiche o le aree di diversificazione biologica, si aumenta la pressione sulle altre superfici. Noi non vogliamo questo. Né i contadini, né i consumatori lo vogliono.

Bisogna in futuro dare più margine di manovra ai contadini e smettere di aumentare la loro dipendenza dallo Stato. Non bisogna che gli agricoltori diventino dei funzionari. Ricordiamo che l’anno scorso il popolo svizzero ha accettato, con il risultato record del 78% dei votanti, l’iniziativa per la sicurezza alimentare dell’Unione svizzera dei contadini

Le cittadine e i cittadini si sono già pronunciati a favore della produzione indigena

Questo nuovo articolo costituzionale deve diventare parte integrante della futura politica agricola. Il primo articolo della nuova norma costituzionale dice testualmente: «Al fine di garantire l’approvvigionamento della popolazione con derrate alimentari la Confederazione crea presupposti per (…) preservare le basi della produzione agricola, in particolare le terre coltive; (…)». Il popolo si è perciò chiaramente pronunciato a favore di una produzione indigena. È inaccettabile che, in queste condizioni, il Consiglio federale continui a navigare ciecamente sull’onda ecologista. Questa politica deve cessare. L’UDC continuerà a impegnarsi con determinazione per un’agricoltura produttiva.

Si tratta dopo tutto di una decisione del popolo. L’UDC s’è sempre impegnata a favore di un’agricoltura svizzera performante e, soprattutto, produttiva che permetta alle famiglie contadine di vivere. Continueremo dunque a batterci per tale politica agricola, in particolare bloccando gli attacchi della sinistra e degli ambienti ecologisti. Già il prossimo settembre dovremo correre ai ripari. Le iniziative agricole sottoposte al popolo sono ingannevoli e il loro effetto principale è quello di appesantire ancora di più la burocrazia.

Le disposizioni-chiave dell’iniziativa «Fair Food» sono del resto state riprese dal controprogetto all’iniziativa dell’Unione svizzera dei contadini.

Signore e signori, vi ringrazio per il vostro sostegno a questa politica importante per l’indipendenza della Svizzera. Aiutateci a rafforzare l’agricoltura svizzera!

*Consigliere nazionale UDC, membro della direzione del partito

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