Capanne residenziali, palafitte e ciotole di riso cantonese

Mag 1 • Dalla Svizzera, Iniziative e referendum, L'opinione, Prima Pagina • 271 Views • Commenti disabilitati su Capanne residenziali, palafitte e ciotole di riso cantonese

Tiziano Galeazzi
Deputato UDC in Gran Consiglio

La popolazione svizzera aumenta di circa 100mila persone l’anno e, se oggi siamo ca. 9.1 milioni di abitanti, non ci vuol molto a prevedere che tra nove/dieci anni arriveremo a 10 milioni.

Dove li mettiamo: nelle capanne o in palafitte sui laghi? Checché se ne dica, la nostra morfologia territoriale è formata per un buon 60% di Alpi, un luogo sicuramente inadatto per costruire ulteriori strade, infrastrutture pubbliche e residenze abitative.

Oggi le disponibilità di affitto scarseggiano e quelle presenti sul mercato sono proibitive per il loro costo sempre in crescita e per l’offerta che scarseggia. Non dimentichiamo poi le leggi restrittive che regolano le costruzioni primarie e secondarie.

Abbiamo una percentuale immigratoria più elevata di quella di tutti i paesi europei attorno a noi. Il motivo, che lo si voglia ammettere o no, è che la Svizzera ha salari decisamente più elevanti rispetto all’UE, favoriti anche dal cambio Eur/franco. Non è un caso ed è tutt’altro che trascurabile che nel solo anno 2025 avevamo in Svizzera ca. 412’000 frontalieri. Ben presto si supererà il mezzo milione,

L’aumento della popolazione è anche correlato con il frontalierato. De facto, molti di questi lavoratori decidono con il tempo di trasferirsi nel nostro paese ed è un altro fattore che va a sommarsi all’arrivo di coloro che entrano direttamente in Svizzera senza passare dal permesso G.

Quali sono i motivi per cui questi posti di lavoro vanno a lavoratori stranieri? I salari più attrattivi che in Europa e la poco adeguata (ai tempi di oggi) formazione professionale dei nostri giovani in relazione a quanto richiede il mercato del lavoro. Nelle professioni moderne dove la formazione estera è già consolidata da anni, noi, sia in Svizzera e in Ticino, siamo ancora molto arretrati. Il mondo imprenditoriale evolve a ritmo serrato per non perdere competitività e fette di mercato, e necessita personale adeguato e aggiornato. Non lo trova in Svizzera? Va in Europa, non lo trova là, si rivolge ad altri continenti. Quindi, dobbiamo avere un legame più stretto tra impresa e formazione professionale: solo così potremo competere con i paesi esteri senza bisogno di cercare maggiormente la loro manodopera.

Ad esempio, in Romandia molte dirigenze di grandi aziende o gruppi sono gestite da francesi (anche frontalieri) e pare che molti specialisti informatici arrivino, a gruppi, dall’India e da altri paesi asiatici. Possibile che non siamo capaci di formare specialisti e dirigenti d’azienda da inserire nel nostro tessuto lavorativo nazionale? Dobbiamo veramente andare fino in Asia per trovarli?

La votazione per la sostenibilità del prossimo giugno, per un NO a una Svizzera da 10 milioni di abitanti, apre scenari che meritano non un voto di pancia o per partito preso, bensì una riflessione più profonda che vada dalla formazione professionale, alla consapevolezza delle capacità imprenditoriali di assumere, a pari requisiti, lavoratori indigeni, e non speculare sul personale estero, vicino o lontano che sia. Diamo un futuro anche alle nostre nuove generazioni, formandole e offrendo loro lavoro a casa propria.

Per tutelare la Svizzera che conosciamo voterò SÌ all’ Iniziativa sulla sostenibilità.

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