Grande varietà di avvenimenti musicali a Lugano Musica

Ott 23 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 59 Views • Commenti disabilitati su Grande varietà di avvenimenti musicali a Lugano Musica

Spazio musicale

All’edizione 2022/2023 di Lugano Musica non può essere rimproverata mancanza di varietà. Ci saranno non solo concerti da camera e sinfonici ma anche documentari, film, presentazioni di concerti e moltissima musica contemporanea nelle sue più ardite manifestazioni. Il nucleo più importante, almeno per chi scrive, è rappresentato dai concerti sinfonici. A tale categoria può appartenere anche la serata del 27 ottobre con l’Orchestre de Chambre de Lausanne, con il violinista Renaud Capuçon, che assumerà pure la funzione di direttore; tra l’altro figura nel programma la Sinfonia classica di Prokov’ev. Il 13 novembre Daniel Harding avrà ai suoi ordini l’Orchestra reale del Concertgebouw per l’esecuzione della nona sinfonia di Mahler. Un’altra nona sinfonia, quella di Bruckner, sarà eseguita il 2 dicembre, assieme al terzo concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven, dalla Rotterdam Philharmonic Orchestra sotto la direzione di Lahav Shani e con la partecipazione del pianista Yefim Bronfman. Un programma particolare svolgerà il 20 marzo la Budapest Festival Orchestra, con Ivan Fischer sul podio e Rudolf Buchbinder al pianoforte. Oltre a Symphonic Minutes op. 36 di Erno Dohnavyi e il quarto concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven ci saranno due poemi sinfonici di Richard Strauss e la danza dei sette veli dall’opera «Salomé». Un altro complesso di grande fama, la Philharmonia Orchestra si presenterà il 3 aprile, sotto la direzione di Santtu-Matias Rouvali e con la partecipazione del violinista Julian Rachlin. Una degna conclusione porterà il 13 aprile l’Orchestra Mozart con Daniele Gatti in un concerto dedicato a Brahms e Wagner.

Al di fuori del campo sinfonico è doveroso segnalare la presenza di artisti ticinesi o attivi nel nostro Cantone. Il 2 novembre alcuni membri dell’Orchestra della Svizzera italiana permetteranno di ascoltare, tra l’altro, il quintetto per pianoforte e archi D 667 («La trota») di Schubert. Il 17 dello stesso mese saranno di turno I Barocchisti, diretti da Diego Fasolis, per l’esecuzione dell’Arte della fuga di Bach. Non poteva mancare inoltre Francesco Piemontesi, che presenterà il 31 gennaio composizioni di Debussy e Schubert.

Tra le note pubblicate a illustrazione e commento del calendario è stupefacente quella dedicata a Daniel Harding, il quale, allo scopo di portare nuove prospettive nella sua vita, si è dedicato anche all’aviazione. Così passa 26 settimane all’anno come pilota di linea per Air France e altrettante dirigendo orchestre. Trova che entrambe le attività sono stimolanti e che ciascuna di esse permette di migliorarsi nell’altra. Certe virtù, ad esempio il lavoro di squadra e la capacità di comunicare, sono necessarie tanto dirigendo un’orchestra quanto pilotando un aereo.

Figura assolutamente singolare? Sì e no. Il caso di musicisti che hanno esteso i loro interessi ad altri campi non sono rari. Si pensi agli studi di Saint-Saëns nell’ambito dell’astronomia. Puccini era un appassionato automobilista e incorse anche in un incidente, dal quale quasi per miracolo uscì vivo. Nel novero degli interessi extra-musicali coltivati da compositori o interpreti metterei pure l’economia. Le analogie non mancano. In questa scienza si studiano i numerosissimi e svariati bisogni e desideri degli uomini, che si possono paragonare ai non meno numerosi frammenti melodici, ritmici e dinamici che pullulano nella mente di un compositore. Poi i mercati provvedono a mettere ordine nella sovrabbondanza di richieste dei consumatori, a raccoglierle in domande da mettere a confronto con le rispettive offerte e a esprimere prezzi che garantiscono l’equilibrio. Alla stessa stregua le regole dell’armonia, del contrappunto e della composizione consentono al compositore di coordinare le idee musicali in modo da conseguire un tutto gradevole avente, nel migliore dei casi, un valore artistico. Forse è vero che certe virtù giovano in musica quanto in economia. Penso qui a Giuseppe Verdi, molto assiduo nel dirigere le sue tenute agricole.

«Il Trovatore» a Fidenza

Nelle maggiori conquiste della civiltà tendono ad attenuarsi, se non proprio a scomparire, le differenze fra grandi e piccoli centri. Accadde per esempio con il teatro greco dell’antichità e accadde con la fioritura del melodramma in Italia fin verso la metà del secolo scorso. Così, nella Penisola anche città relativamente poco popolate si dotarono di teatri meno imponenti come dimensione di quelli sorti nelle località importanti, ma altrettanto belli e tali da suscitare un giustificato orgoglio per il livello degli artisti ospitati e la qualità degli spettacoli. Fidenza (circa 27000 abitanti, non lontana da Parma) è una di tali città. Il Festival Verdi quest’anno se ne è ricordato allestendovi un «Trovatore», per quanto concerne la parte musicale, molto dignitoso. Come Leonora ha cantato alla prima rappresentazione Anna Pirozzi, in sostituzione dell’indisposta Silvia Dalla Benetta. I suoi mezzi hanno forza e qualità; faccio qualche riserva solo sul modo «esplosivo» con cui attacca gli acuti a piena voce. Le è stato accanto il tenore Angelo Villari, dotato di volume e squillo, che dovrebbe però differenziare meglio le emissioni e curare maggiormente il fraseggio. Molto valido per voce e stile di canto il baritono Simon Mechlinski. Quanto a Enkelejda Shkoza, che ha interpretato Azucena, il mio parere si scosta dall’opinione espressa da parecchi spettatori. Certamente questa mezzosoprano possiede mezzi piuttosto aspri, non belli in senso edonistico. Ma per un personaggio vendicativo e stravolto come la zingara Azucena giovano quelli che in altre parti sarebbero difetti. Il suo racconto mi ha convinto per il forte empito tragico. Il direttore Sebastiano Rolli, costretto ad operare in una sala piccola e con una buca stretta per gli strumentisti ha svolto un lavoro molto lodevole. La scelta di tempi non troppo rapidi e di volumi non eccessivi ha permesso di godere un «Trovatore» che non è stato solo uno scatenarsi di energia, ma anche, in certi punti, uno scrigno di finezze. Impeccabile, come sempre, il Coro del Teatro Regio di Parma, istruito con l’abituale cura e competenza da Martino Faggiani. Così il buon livello musicale ha permesso di godere una bella serata, nonostante le fisime di Elisabetta Courir (regia) e Marco Rossi (scene).

Sarei lietissimo di tornare a vedere opere nel delizioso Teatro Magnani di Fidenza e sicuramente lo sarebbero anche gli altri numerosi stranieri presenti, che prima dell’inizio dello spettacolo si sono precipitati a fotografare la sala e ad esprimere ammirazione. Però a una condizione: che si ponga rimedio alle strutture di contorno, particolarmente agli inaccettabili servizi igienici. Anche le più belle serate vengono sminuite da indecenze di questo genere.

 

Carlo Rezzonico

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