17 maggio 2020: l’ennesima fetta di polenta?

Feb 7 • L'editoriale, Prima Pagina • 266 Views • Commenti disabilitati su 17 maggio 2020: l’ennesima fetta di polenta?

Eros N. Mellini

Il prossimo 17 maggio voteremo l’iniziativa UDC per la limitazione la quale, sostanzialmente, chiede che la Svizzera rinunci alla libera circolazione delle persone e riprenda la gestione autonoma dell’immigrazione nel proprio territorio. Una gestione autonoma che, peraltro, è diventata una norma costituzionale con l’accettazione popolare dell’iniziativa – pure dell’UDC – contro l’immigrazione di massa il 9 febbraio 2014, ma che, come risaputo, il parlamento federale ha rifiutato di applicare.

La telenovela dell’eccessiva immigrazione in Svizzera dura ormai da oltre 50 anni, e sembra sottolineare un vecchio adagio popolare che si applica ancora oggi a chi è particolarmente duro di comprendonio e, dopo aver sbattuto infinite volte il muso, improvvisamente si ritrova folgorato sulla via di Damasco (nella fattispecie di Berna); e ammette finalmente l’evidenza: alla decima fetta, si è accorto che si trattava di polenta.

Le iniziative in questo senso, infatti, si sono moltiplicate nei decenni scorsi – in tempi nei quali l’effettivo di stranieri in Svizzera sarebbe oggi considerato risibile.

Le tre iniziative di James Schwarzenbach degli anni ’70, chiedevano un tetto massimo di immigrati pari al 10, rispettivamente 12%, quando la quota straniera della popolazione si situava attorno al 14%. Furono respinte dal popolo che diede fiducia al governo – a quei tempi il dissenso non era pane quotidiano come oggi – il quale affermava di essere già molto attento al problema e di disporre dei mezzi necessari per risolverlo o, quantomeno, per tenerlo sotto controllo.

Dopo altre iniziative, bocciate nelle urne o non riuscite per insufficienza di firme, nel 2000 fu la volta della cosiddetta iniziativa per il 18%. Infatti, nel frattempo, alla faccia del “tutto sotto controllo” spacciato dalle autorità, la quota di stranieri era salita a circa il 25%. E, nota bene, non era ancora in vigore lo sciagurato accordo di libera circolazione delle persone con l’UE! L’iniziativa – ormai diventata la sesta o la settima fetta di polenta – chiedeva un plafonamento dell’immigrazione meno drastico rispetto alle passate edizioni, ma pur sempre a un ragionevole 18%. Sentimmo ancora una volta il solito ritornello: “Gli strumenti a disposizione sono sufficienti, non abbiamo bisogno di inasprire la legge…, bla, bla, bla”. Più, naturalmente, lo scenario apocalittico in caso di un SÌ popolare. Risultato: ingoiata anche questa fetta di polenta dal 63,8% dei votanti.

Da allora, la quota di stranieri in Svizzera s’è mantenuta più o meno a un quarto della popolazione, anche grazie a una politica di naturalizzazioni selvagge che ha corretto al ribasso e abbellisce tuttora statistiche e censimenti. E, grazie alla libera circolazione delle persone che ha fatto provare sulla propria pelle a molti indigeni gli effetti dell’estromissione dal mercato del lavoro a favore di una manodopera a buon mercato d’importazione, il 9 febbraio 2014, il popolo svizzero ha accettato l’iniziativa volta ad arginare l’immigrazione di massa, applicando contingenti e tetti massimi.

Se Consiglio federale e parlamento avessero correttamente adempiuto il loro dovere, applicando rigorosamente quello che è ormai un articolo costituzionale vincolante, non saremmo oggi costretti a rifiutare l’ennesima porzione di polenta che la Berna federale tenta di farci ingurgitare a forza con un imbuto, come fanno gli allevatori con le oche di Strasburgo. Invece no, oltre ai noti mezzi già a disposizione delle autorità – che però, non hanno impedito che in 50 anni la quota di stranieri raddoppiasse nonostante le promesse – Berna ne inventa di nuovi, altrettanto fasulli, come la rendita-ponte per i disoccupati anziani, una misura che non serve assolutamente a evitare l’estromissione degli indigeni dal mercato del lavoro, bensì a licenziarli con maggiore serenità.

Il dato più impressionante che emerge dall’irresponsabile politica europea seguita dalla Berna federale, è tuttavia la quota di stranieri immigrati nel nostro paese dall’entrata in vigore dell’accordo di libera circolazione delle persone, nel 2007: in 13 anni, un milione di persone. Poco meno degli abitanti dell’intero canton Berna. Sulla base di questo confronto, questa popolazione supplementare ha necessitato di altrettante infrastrutture e istituzioni sociali (strade, ferrovie, ospedali, scuole, alloggi, prestazioni sociali, eccetera). Senza un chiaro SÌ all’iniziativa per la limitazione il prossimo 17 maggio, andremo avanti a inglobare un nuovo intero canton Berna ogni tredici anni ma, attenzione: solo in termini di popolazione, strutture e istituzioni, non di territorio svizzero che è e rimane globalmente di soli 41’000 Kmq.

Per quanto sia affezionato alla gastronomia nostrana, devo ammettere che la polenta comincia a essermi un po’ indigesta. Perciò, il 17 maggio la respingerò al mittente con un chiaro SÌ all’iniziativa per la limitazione.

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