Una nuova dottrina di moda: la «parcheggioclastìa»
«L’unico modo per contrastare in città gli intasamenti dovuti a veicoli alla ricerca di un parcheggio, è quello di disporre di un posteggio in più dei veicoli che ne stanno cercando uno» (Eros N. Mellini)
Peccando forse di immodestia – ma comunque senza la pretesa di essere preso in considerazione per una rubrica «Aforismi e frasi celebri» – inizio queste mie riflessioni citando me stesso, in un intervento di qualche anno fa in Consiglio comunale a Lugano.
Premetto che, come ebbi a dire nella medesima seduta del parlamento cittadino, «sono un automobilista (e a quel tempo pure motociclista), ho la mentalità dell’automobilista e, essendo pure pigro, utilizzo l’auto anche per recarmi al gabinetto.» Quest’ultima affermazione era evidentemente metaforica e provocatoria, ma è indubbio che non mi pongo problemi a ricorrere al veicolo anche per poche centinaia di metri. E per questo non mi sento assolutamente in colpa, vuoi perché non sono affetto da smanie iper-ecologiche, vuoi perché, a conti fatti, del destino dell’intero pianeta a lungo termine «non me ne frega niente» e preferisco dedicarmi ai problemi – piccoli, ma quantomeno risolvibili, se non ci fossero interferenze verdi – con cui si confronta la nostra quotidianità.
Una tendenza preoccupante
La versione quotidiana online del CdT dello scorso 2 febbraio, a titolo «Mobilità – In Svizzera non c’è più posteggio», riporta:
«A Zurigo, negli ultimi dieci anni, sono stati soppressi più di 3.000 posteggi pubblici in superficie e altri 10.000 dovrebbero sparire entro il 2040. A Ginevra sono stati rimossi oltre 3.000 posteggi e altri 12.000 hanno il destino segnato. Anche Basilea, Berna e Losanna hanno eliminato migliaia di stalli per automobili in pieno centro. Lucerna intende dimezzarli entro quindici anni e pure altri centri urbani più piccoli stanno riducendo gli spazi per i veicoli privati. Trovare un posteggio nelle città svizzere diventa sempre più difficile, come ha osservato di recente il Tages Anzeiger. Diventa sempre più difficile ovunque, tranne che nei centri urbani ticinesi». E per fortuna, dico io, per una volta il nostro cantone fa meglio, ma solo un po’, del resto della Svizzera. Ma fino a quando?
La metastasi sinistro-verde avanza purtroppo anche da noi
L’assurdo ecologismo a oltranza ha purtroppo ormai preso piede anche da noi, contagiando non solo i politici della sinistra estrema (PS e Verdi), ma anche di quella più moderata (PLR e Centro), i quali sono presi dalla smania di penalizzare l’automobilista togliendoli i parcheggi e obbligandolo a un inquinante girovagare per la città in cerca di un posto dove lasciare la macchina e diventare un pedone per il breve periodo necessario a svolgere le attività per le quali è andato in città. Sì, perché se ci si pensa, la stragrande maggioranza dei pedoni è costituita da gente che è appena uscita dalla vettura per recarsi dove deve, e altra che vi sta tornando dopo aver fatto ciò che deve. In altre parole, tolti i bambini e i vecchi non più in grado di guidare, tutti – seppure in diversa misura – siamo degli automobilisti. E quindi, apparentemente, dobbiamo difenderci non solo da quelli (pochi) che ci martellano gli zebedei tranquilli che tanto loro sull’incudine non ce li metteranno mai, bensì anche da quelli che sullo stesso incudine, fra i tanti, non hanno remore a colpire anche i propri attributi.
L’incontestabile «mainstream»
Ma il pensiero politicamente corretto, vuole che, mentre paesi enormi come la Cina, l’India o gli USA se ne fregano beatamente di inquinare in quantitativi massicci – pur fingendo di preoccuparsi – le nostre piccole città e agglomerati urbani si autoflagellino adottando misure assurde, ancorché controproducenti.
Sì, perché obbligando gli automobilisti a girare per ore alla ricerca di un parcheggio, si inquina molto di più che non mettendo a loro disposizione sufficienti spazi dove lasciare la macchina a motore spento.
Mi si dirà che c’è sempre l’alternativa del servizio pubblico. Balle! A parte che sull’efficienza di quest’ultimo, alle nostre latitudini, ci sarebbero parecchie riserve, perché dovrei utilizzare un mezzo di trasporto che spesso mi lascia a una distanza non indifferente dalla mia destinazione, con il quale non posso trasportare un bagaglio di medio ingombro, per il quale devo pagare un biglietto – non sempre a buon mercato – nonostante a casa abbia un’auto per la quale ho già pagato tassa di circolazione e assicurazione per l’anno intero e con la quale posso trasportare altre quattro persone?
Eppure, tutti i politici intervistati dall’articolista del CdT, danno per scontato che il martellamento degli zebedei dei cittadini sia un loro preciso dovere.
Bruno Storni (consigliere nazionale PS): «… ma non si ha il coraggio di ridurre i posteggi in centro e al contrario si obbligano i privati a realizzare stalli che poi spesso rimangono vuoti. Siamo anacronistici!».
No, caro Bruno, non siamo anacronistici, siamo ancora troppo poco benpensanti!
Filippo Lombardi (municipale a Lugano, Il Centro): «Personalmente credo che ci sia margine per ridurli. Tuttavia, la sensibilità politica prevalente a Lugano è un’altra. Lo si è visto ancora di recente con l’opposizione da parte del Consiglio comunale alla possibilità di concedere una deroga all’obbligo di numero minimo di posteggi negli edifici privati. (…) Bisogna quindi procedere per piccoli passi, non è pensabile arrivare col machete».
Caro Filippo, ma non Ti passa per la mente che, se «la sensibilità a Lugano è un’altra» – eufemismo per dire che la maggioranza della popolazione cittadina NON vuole la riduzione dei parcheggi – il Municipio farebbe bene a cambiare rotta, anche a costo di urtare il pensiero unico, quel politicamente corretto dalle inequivocabili radici rossoverdi?
La «parcheggioclastìa»
In passato ci fu l’iconoclastia, ossia la distruzione delle immagini. Oggi sembra esserci la «parcheggioclastìa», che mi sembra decisamente più fastidiosa. Sia l’una che l’altra, comunque, sono figlie del cieco fanatismo e non possono che nuocere a chi fanatico non è.
Ma per combatterle, occorrerebbe prima liberarsi dalla cieca accettazione del «mainstream» quale dogma indiscutibile, una sorta di moderna versione del «Dio lo vuole!», con cui gli antichi crociati giustificavano le loro peggiori nefandezze belliche.
Purtroppo, i crociati non ci sono più, ma i rossoverdi sì. E per decidere chi fra i due sia stato o sia il più nefando, ci vorrebbe il «fotofinish».
« Cattaneo e De Berti i nuovi campioni Eine neue Modedoktrin: «Parkklasmus» »


