Yvan Perrin assolto!

Lug 24 • Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 230 Views • Commenti disabilitati su Yvan Perrin assolto!

Un altro tentativo di abuso del famigerato art. 261bis è fallito. Però ci hanno provato!

(enm) Il tentativo di far condannare un esponente dell’UDC – il già consigliere di Stato ed ex-consigliere nazionale neocastellano Yvan Perrin – è fallito. Fortunatamente, Perrin ha trovato un difensore capace ed affidabile nell’avvocato e consigliere nazionale vallesano Jean-Luc Addor, e un giudice che, evidentemente, non si è fatto influenzare dai preconcetti pretestuosi che – come quasi nella totalità dei casi – inducono ad appellarsi al famigerato articolo 261bis del Codice di procedura penale. Questo, per chi non se ne ricordasse, è quello che, con il pretesto di combattere il razzismo, restringe gravemente la libertà individuale e, peggio, permette il subdolo esercizio della delazione da parte di cerchie interessate a danneggiare l’immagine di persone o fazioni politiche avversarie. In altre parole, trattandosi di un reato perseguibile d’ufficio, ognuno è libero di denunciare chi gli dà fastidio e la polizia è tenuta ad avviare un’indagine che, se accerta anche solo un sospetto di infrazione di detto articolo, porta a un processo penale. Poi, si può giungere a un verdetto di condanna o, come nel caso di Yvan Perrin, di piena assoluzione, ma il danno (o un certo danno) è fatto, l’immagine della vittima è scalfita – quantomeno per la durata del procedimento penale – e con essa quella del partito cui appartiene, probabilmente il vero bersaglio degli accusatori.

Yvan Perrin era accusato di aver pubblicato su Facebook dei commenti inneggianti alla discriminazione dell’Islam. In effetti, come aveva chiarito l’imputato, si trattava di commenti contro i “Fratelli musulmani”, ben nota associazione dichiarata fuorilegge in diversi paesi perché presunta istigatrice di atti terroristici, ma l’occasione era troppo ghiotta per lasciarsela scappare. E da qui la denuncia per incitamento alla discriminazione razziale. Un esercizio inutile nel quale, verosimilmente, non credeva granché nemmeno il procuratore che in aula è brillato per la sua assenza.

Tutto è fortunatamente finito in una bolla di sapone e l’imputato è stato assolto. Ciò nonostante, non si può non osservare che – come ha sempre sostenuto l’UDC – l’articolo 261 bis (ora esteso anche alla discriminazione sessuale) sia sempre più utilizzato per discriminare determinate ideologie o movimenti politici non in sintonia con il pensiero politicamente corretto. Un vero e proprio paradosso: per non discriminare gli uni, si discriminano gli altri. Un po’ come, per combattere il presunto razzismo bianco, si inventa quello nero (Non a caso, l’ultimo movimento di questa serie non si chiama, come sarebbe giusto, “Lives matter” ma “Black lives matter”). Il che dice tutto.

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