Un consigliere federale ricattabile

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Dalla Weltwoche del 23.09.2021 un articolo di Christoph Mörgeli, sul «caso Berset»

Dr. Christoph Moergeli, Articolista della Weltwoche

Il caso Alain Berset: a che punto siamo? Quanta disinformazione al riguardo? Come si deve procedere?

C’è solo una ragione nel giornalismo per sondare la privacy di una persona: se c’è una irregolarità pubblica che deve essere resa nota e risolta nell’interesse generale. L’irregolarità riportata dalla Weltwoche (n. 37/21) è che il consigliere federale Alain Berset (SP) si è reso ricattabile con il suo comportamento privato. Su questo, nulla cambia anche l’assicurazione del suo capo della comunicazione, il quale ha affermato dopo la scoperta di un’ordinanza penale lo scorso novembre: «Il consigliere federale Berset non è ricattabile».

Questo è manifestamente falso. Alain Berset ha compiuto per settimane una notevole quantità di sforzi, dopo il 21 novembre 2019, schierando addirittura i suoi più importanti collaboratori del dipartimento, per prima risolvere amichevolmente e poi per ritardare e coprire il tentativo di ricatto di una ex amante. Se Berset non fosse stato suscettibile di ricatto, non avrebbe dovuto fare altro che dire alla sua ex amante che poteva pubblicare le prove di questa precedente relazione senza ulteriori indugi. Perché tutte le sue accuse erano completamente innocue per lui. Chi non è ricattabile, non deve tenere a bada per settimane un ricattatore.

Operatività compromessa

Ma è esattamente quello che ha fatto il consigliere federale Berset. Questo è dimostrato dai dossier penali in possesso della Weltwoche. Ha mandato il suo segretario generale, pagato dai contribuenti, a negoziare con la donna: «Le chiediamo di fermare immediatamente i suoi tentativi. Se fosse disposta a farlo, potremmo evitare di sporgere denuncia». Anche altri funzionari federali hanno dovuto affrontare la vicenda. Ma non è il loro compito ripulire la vita privata dei consiglieri federali. L’avvocato di Berset, che è stato chiamato solo dodici giorni dopo, si è dato da fare, poco prima delle elezioni per il rinnovo del Consiglio federale, al fine di ritardare: «Per guadagnare tempo, si decide di reagire di nuovo alle 20.00 di martedì sera». Ha deliberatamente organizzato un incontro con la donna solo dopo la rielezione di Berset e ha negoziato con lei immediatamente prima che fosse arrestata da sette (!) poliziotti d’élite del «Tigris».

C’è un principio semplice per i politici di alto livello che rappresentano lo Stato e che sono responsabili del funzionamento dello Stato e dell’apparato statale. Questo principio si applica in particolare ai sette membri del governo nazionale in quanto istituzione più esposta e che probabilmente più simboleggia l’identità della Svizzera. I consiglieri federali non possono fare nulla nella loro vita privata che possa compromettere la propria operatività nella loro funzione, per la quale sono pagati e godono di numerosi privilegi, a volte anche a vita. Alain Berset ha messo consapevolmente a repentaglio la sua posizione quando in Asia, nella sua qualità di ministro della cultura, si è messo con un’operatrice culturale di quindici anni più giovane, iniziando una relazione che è stata tenuta segreta alla sua famiglia.

Lo scorso fine settimana sono venuti alla luce nuovi fatti. La NZZ am Sonntag ha esaminato meticolosamente i viaggi di servizio di Berset da un weekend d’amore in Germania a Berna. Il consigliere federale non ha ordinato la limousine federale con l’autista all’«Hirschen» di Lehen, alla periferia di Friburgo in Brisgovia, dove è stato due volte con la sua fidanzata, bensì al «Novotel am Konzerthaus» nel centro della città, che sembra di più un «business hotel». Berset, uno stratega che calcola sempre con precisione, ha così ingannato anche i suoi più stretti collaboratori dando l’impressione che questo fosse una sorta di viaggio ufficiale. Questa escursione non era affatto un caso isolato, poiché la NZZ am Sonntag menziona anche il Wellness hotel «Auerhahn» nella Foresta Nera e parla, con riferimento a Berset, di tracce accuratamente coperte delle sue «avventure amorose».

La popolazione ingannata

Queste dichiarazioni smentiscono l’affermazione dell’entourage di Berset, secondo cui la faccenda del ricatto si sarebbe risolta una volta per tutte con la condanna. Peter Lauener, capo della comunicazione, ha annunciato tramite l’agenzia di stampa SDA/Keystone che non c’erano «foto incriminanti che potessero compromettere il consigliere federale». Ma in precedenza nessuno aveva affermato questo, men che meno la Weltwoche. Lauener sta ora cercando disperatamente di confutare accuse che non sono mai state fatte.

L’ufficio di comunicazione di Berset ha anche riferito che il segretario generale del Dipartimento degli Interni ha speso solo «due ore di lavoro» per occuparsi della vita sentimentale di Berset. Eppure, i documenti provano che Lukas Bruhin è stato impegnato in diversi giorni con l’ex amante di Berset. Berset stesso – secondo i suoi portavoce – si sarebbe occupato della vicenda solo «nei fine settimana e dopo il lavoro». Radio SRF ha persino riferito che nei giorni feriali vi avrebbe dedicato tempo solo «dopo le 22». Ma la NZZ am Sonntag ha rivelato che nel 2012 avrebbe addirittura iniziato un weekend d’amore nel sud della Germania di venerdì pomeriggio. Anche gli atti penali dimostrano il contrario: il ministro della sanità ha ricevuto la prima email di ricatto dall’ex amante alle 16.17 di giovedì 21 novembre 2019, e ha aperto la sua lettera intorno alle ore 10 di lunedì 25 novembre. Giovedì 28 novembre 2019, alle 13.03, lo stesso Berset ha annotato: «Mail da parte mia con una proposta di incontro». Lunedì 2 dicembre, alle 09.12, Berset ha ricevuto una mail con delle date suggerite dalla donna. Verso le ore 11 di quel lunedì, il consigliere federale Berset ha contattato il suo avvocato Patrik Eisenhut per la prima volta – di nuovo durante l’orario di lavoro. Alle 17.00, quindi non alle 22.00, di quel lunedì ebbe luogo la «prima riunione congiunta». Le «informazioni» diffuse dai «ripulitori d’immagine» del dipartimento, finanziati dai contribuenti, si sono rivelate delle sfrontate falsità.

Inoltre, lo staff PR di Berset ha comunicato ai media a lui vicini che la ricattatrice avrebbe dovuto essere attaccata con agenti di polizia d’élite del «Tigris» perché il Consiglio federale aveva ricevuto «diverse chiamate minacciose da connessioni tedesche”. Ciò che ha portato al titolo del Blick: «Consigliere federale minacciato dall’estero». Gli ambienti di Berset hanno anche parlato di una «situazione pericolosa». In effetti, i dossier penali mostrano che il sabato prima delle elezioni del Consiglio federale, furono rilevate solo due telefonate dalla Germania ai Berset. La prima chiamata andò senza testo sulla segreteria telefonica del cellulare della moglie di Berset, la seconda sul telefono fisso a casa di Berset, con il chiamante che voleva «qualcosa di incomprensibile». Quindi non si è trattato di una minaccia di alcun tipo. Né di «chiamate minacciose pronunciate in varie lingue». Perché il magistrato non ha chiamato il servizio di sicurezza, come da «Aide-Mémoire» per i consiglieri federali? Secondo il Blick, Berset chiamò un avvocato «il giorno stesso». In realtà, aveva già assunto l’avvocato cinque giorni prima.

Contro ogni logica è pure la giustificazione del coinvolgimento della forza antiterrorismo «Tigris» per arrestare l’ex amante di Berset sulla base di un presunto aumento del potenziale di rischio. Allo stesso tempo, il Ministero pubblico della Confederazione annunciava che l’operazione contro l’accusata «non è stata effettuata in tenuta antisommossa». Il pubblico stupito si chiede: ma il pericolo non era grande? Allora il «Tigris» avrebbe dovuto entrare in servizio completamente armato e in tenuta antisommossa. E se gli agenti, in realtà, erano «naturalmente non completamente attrezzati», allora il pericolo rappresentato dalla madre single non poteva essere così enorme.

Il parlamento vuole indagare

Gli organi parlamentari di controllo sembrano ora intenzionati a prendere in mano il caso. Sulla base di un rapporto della Commissione di sorveglianza, la Commissione di controllo del Consiglio degli Stati deve valutare la condotta del Ministero pubblico della Confederazione. L’impiego dell’élite di polizia «Tigris» per sequestrare la donna accusata era appropriato? Il procedimento penale si è svolto correttamente o il consigliere federale Berset è stato favorito quale denunciante rispetto ai comuni cittadini? Perché Berset o il suo avvocato hanno potuto affermare in modo non veritiero all’autorità giudiziaria che i contatti con l’ex amante dal 2013 erano avvenuti «esclusivamente» da parte dalla donna? Perché a Berset, quale denunciante nel procedimento penale, è stata evitata l’usuale audizione in presenza della sua ex amante? Il promesso interrogatorio scritto di Berset è stato effettuato – e se no, perché?

La Commissione della gestione del Consiglio nazionale deve verificare in che misura Berset abbia fatto capo a mezzi e dipendenti federali per la gestione dei suoi affari privati. Almeno un altro affare di cui la Weltwoche è a conoscenza ha avuto luogo all’interno dell’amministrazione federale. Come la mettiamo con le dipendenze e la disparità di poteri? La sua vita privata deve rimanere privata, a condizione che non interferisca con l’esercizio delle funzioni da parte di Berset. E ha fatto storcere il naso che il ministro della sanità si sia sottratto all’esercizio di due giorni di leadership strategica del Consiglio federale nel novembre 2017, adducendo motivi privati. La Weltwoche ha conoscenza di soggiorni di diversi giorni del consigliere federale nel 2012 con la sua futura ricattatrice a Berlino. Quali mezzi di trasporto ha usato e a spese di chi? E Berset ha in ogni momento anche pagato privatamente i suoi piaceri privati? Al momento, ci sono troppe domande e troppo poche risposte.

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