UE: Perché non una finale a Nancy?

Gen 7 • L'opinione, Prima Pagina • 145 Views • Commenti disabilitati su UE: Perché non una finale a Nancy?

Rolando Burkhard

Alcune riflessioni semi-umoristiche d’inizio anno

Introduzione

Le relazioni tra la Svizzera e l’Unione europea (UE) sono congelate dopo la rottura dei negoziati sull’accordo-quadro. L’UE sollecita la Svizzera a presentare proposte per una soluzione. L’incontro previsto a questo scopo tra il vicepresidente della Commissione europea Sefcovic e il presidente Cassis al WEF di Davos all’inizio di gennaio 2022, è fallito a causa del coronavirus. Ma un momento o l’altro dovremo porre fine alle controversie con l’UE. Quindi dobbiamo trovare una nuova data e, soprattutto, un nuovo luogo per un incontro volto a porre fine una volta per tutte alla guerriglia in corso. Davos non mi sembrava comunque particolarmente adatto per questo.

La piccola città francese di Nancy è decisamente più adatta a questo scopo. Ecco le ragioni della mia forse un po’ curiosa proposta.

Nancy, mon amour…

Se si traccia una linea diretta tra la sede dell’UE a Bruxelles e il Palazzo federale svizzero a Berna, Nancy si trova più o meno al centro del percorso. È quindi un luogo d’incontro ideale, a prima vista senza vantaggi geografici per uno dei due contendenti.

A ben guardare, però, non è così. Perché, storicamente, Nancy ci porterebbe notevoli vantaggi. Ma qui è opportuno uno sguardo storico al passato. Dobbiamo risalire infatti a qualche secolo fa, ossia ai tempi delle guerre degli antichi Confederati contro il regno di Borgogna (1474-1477).

Fantasticherie imperiali di ieri e di oggi

Era l’epoca di Carlo il temerario (1433-1477), duca di Borgogna. Carlo sognava un regno di Borgogna tra il Mare del Nord e il Mediterraneo. Era un despota che voleva dare alla Borgogna un futuro luminoso attraverso riforme politiche e conquiste militari. Tuttavia, i suoi piani subirono un naufragio militare nelle guerre di Borgogna contro i Confederati in tre battaglie: a Grandson (2.3.1476), a Morat (22.6.1476) e poi a Nancy (5.1.1477), dove subì anche la morte. Così, si dice anche che:

«Il duca di Borgogna perse il suo patrimonio a Grandson, il suo coraggio a Morat e il suo sangue a Nancy».

Il duca Carlo il Temerario è storicamente considerato come l’ultimo rappresentante dello spirito feudale. È l’esempio lampante di un sovrano che, a causa dell’eccessiva ambizione, perde in breve tempo un grande impero e anche la vita.

Domanda intrigante: non ci sono alcuni parallelismi degni di nota con la politica dell’UE di oggi?

Benvenga dunque una battaglia politica a Nancy?

Lo ammetto: storicamente i Svizzeri avrebbero un leggero vantaggio scegliendo Nancy come luogo d’incontro. Dopo tutto, avevano vinto le due precedenti battaglie contro il dominio borgognone nel 1476 a Grandson e a Morat, proprio come anche la Svizzera moderna ha vinto le sue precedenti battaglie contro il dominio dell’UE (nel 1992 rifiutando il trattato SEE e nel 2021 rifiutando l’accordo-quadro).

È improbabile che l’UE rifiuti Nancy come luogo d’incontro per ragioni storiche, perché – a differenza della Svizzera – è un’entità moderna senza una particolare consapevolezza storica (mentre la fondazione della Confederazione svizzera risale al 1291 e del nostro stato federale al 1848, l’UE, dopo la fondazione della CEE nel 1957, è nata solo a Maastricht nel 1993: un bambino con grandi difetti di nascita e problemi attuali esistenziali ancora più grandi!)

Nancy sarebbe un’opportunità per noi

Perché allora non andare a metà strada tra Berna e Bruxelles, a Nancy, a combattere la battaglia decisiva contro l’UE?

Certo, non ci andremmo con un esercito di 8.000 mercenari guidati da Hans Waldmann, come abbiamo fatto nel 1477, ma forse con una piccola truppa di persone competenti, preferibilmente non cronicamente contagiate dall’UE. Sotto la guida del nostro nuovo presidente della Confederazione Cassis.

Perché una cosa è chiara: così come gli antichi Confederati hanno sempre dovuto trovare, caso per caso, una soluzione nel loro problematico ambiente europeo, noi oggi dovremo fare lo stesso prima o poi con l’UE, nell’interesse reciproco.

Al momento, ciò avrebbe buone possibilità di successo. Perché stiamo incontrando una controparte che è attualmente – in senso figurato con riferimento al coronavirus – in terapia intensiva, collegata a non so quanti tubi di ossigeno. Perché Stati di successo come la Gran Bretagna le hanno detto addio. L’euro è in crisi permanente. Sempre più Stati membri dell’UE insistono per una maggiore sovranità. E, in termini di politica monetaria, praticamente l’intera fascia sud-orientale di questa UE dipende finanziariamente fino all’ultima goccia dalla Banca Centrale Europea. Sta in piedi solo grazie a un debito nazionale suicida, sempre più costoso e inflazionistico, finanziato dall’UE. È quindi, per così dire, tenuta in vita artificialmente e faticosamente.

Una «roadmap»? Perché no?

L’UE (forse proprio a causa dei suoi grandi problemi) chiede urgentemente alla Svizzera una «roadmap» su come procedere con i negoziati per la continuazione degli accordi bilaterali. Beh, non abbiamo affatto fretta, ma potremmo già offrire una tale tabella di marcia a Nancy. Ma solo una e che non serva solo gli interessi unilaterali urgenti della controparte, bensì che corrisponda anche agli interessi a lungo termine della Svizzera. Lo ammetto: ci vorrebbe del coraggio, vista l’attuale pusillanimità delle nostre autorità in materia di UE. Un incontro il 5 gennaio 2022 per celebrare il 545° anniversario della battaglia di Nancy non è avvenuto a Davos, forse ci sarà più tardi. Dopotutto, non vogliamo scatenare una guerra sanguinosa e uccidere i funzionari dominanti dell’UE sullo stile di Carlo il temerario, ma solo preservare la nostra identità nazionale. Lo dobbiamo più che altro ai coraggiosi antichi Confederati di Grandson, Morat e Nancy!

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