Spazio musicale

Mar 19 • Prima Pagina • 25 Views • Commenti disabilitati su Spazio musicale

Interessanti e validi concerti diffusi in “streaming”

La sospensione delle attività concertistiche e teatrali a causa della pandemia è particolarmente dolorosa per gli artisti giovani che, conclusi gli studi e giunti al punto di avviare con slancio ed entusiasmo la carriera, si vedono intralciati dalla scarsità o dall’assenza di manifestazioni. Ogni sforzo mirante ad alleviare i dispiaceri di questa situazione è dunque, non solo opportuno e utile, ma anche doveroso. Desta pertanto ammirazione l’iniziativa presa dal Centro culturale Chiasso di organizzare tra febbraio e marzo una serie di quattro concerti diffusi elettronicamente affidati a giovani musicisti ticinesi. Dirò di più: vedrei di buon occhio che l’idea venga mantenuta anche in futuro, a pandemia finita, e magari sviluppata in una vera e propria stagione di musica da camera.

Il primo concerto è stato tenuto dal ventenne pianista luganese Andrea Jermini. Nella Suite inglese 4 in fa maggiore BWV 809 di Bach il giovane interprete ha messo in luce un notevole dominio dello stile contrappuntistico, che gli ha consentito di conferire a ogni brano precisione e nitore. Poi è venuta la Sonata in do maggiore KV 330 di Mozart. Lo Jermini ha dato vita con mano spigliata alla vivace e gioiosa spontaneità dell’«allegro moderato». L’«andante cantabile» inizia con una melodia dolcemente elegiaca, poi si addentra in una espressione più intensa e profonda: si è apprezzata nuovamente la capacità del pianista nel far emergere i valori del pezzo. Pregevole anche l’interpretazione dell’«allegretto» finale che, nonostante le apparenze, non è una pura replica del lieto e spensierato stato d’animo del primo tempo, ma si spinge verso momenti di affanno e utilizza i grappoli di note non solo a scopo virtuosistico: i tre accordi cadenzati che concludono la sonata mi sembrano un suggello adeguato posto al termine di un impegno compositivo considerevole. Da ultimo, con quattro pezzi dai Fantasiestücke opera 12 di Schumann, il pianista ha mostrato versatilità calandosi anche nel mondo del romanticismo e dando vita tanto alle espressioni di forte passionalità quanto a quelle di sottile penetrazione psicologica.

Un carattere veramente speciale ha avuto il concerto del 9 marzo con l’arpista Elisa Netzer. Dopo una revisione, effettuata dalla Netzer stessa, del concerto per arpa e orchestra opera 4 numero 6 di Händel, è stata la volta della Sonata numero 1 «Comme scène patétique» di Krumphoitz. In questa composizione ho notato una grande molteplicità di contenuti: atmosfera misteriosa, momenti drammatici, inquietudine e delicata espressione di sentimenti. Una preghiera assai originale è quella di S. Natra, eseguita come terzo numero del programma, che consiste per lo più in semplici rintocchi, tranne un inatteso momento agitatissimo. Notevole infine il brano conclusivo, intitolato «Pièce Symphonique», che procede a passo solenne e austero, con l’inserimento di qualche passaggio tragico e perfino rabbioso, per poi animarsi e rasserenarsi verso la fine. Nel complesso il concerto è stato molto interessante, laddove ho trovato i valori maggiori nel secondo e nel quarto numero. L’arpista Elisa Netzer, con tecnica sovrana e fine sensibilità, ha saputo da un lato mettere in valore i pregi dei momenti migliori e dall’altro lato supplire con l’accuratezza dell’interpretazione al grigiore di qualche passaggio poco ispirato.

Hanno arricchito i concerti organizzati dal Centro culturale Chiasso le concise e competenti parole introduttive di Francesco Bossaglia.

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Non sono amico delle trascrizioni di lavori musicali per strumenti o complessi di un tipo diverso da quelli per i quali furono composti. Il mio scetticismo rimane anche quando destinatario della trascrizione è il pianoforte, nonostante la sua gamma estesissima di possibilità. Devo peraltro riconoscere che il recente concerto organizzato da Musica nel Mendrisiotto e diffuso elettronicamente, nel quale il pianista Pasquale Iannone ha eseguito una trascrizione, fatta da Liszt, della settima sinfonia di Beethoven mi ha convinto. Il compositore ungherese svolse un lavoro molto serio, cercando di conservare nella maggior misura possibile le caratteristiche tecniche, lo spirito e i valori originali. Ne nacque una partitura assai complessa e ricca, che pone l’interprete di fronte a esigenze eccezionali. Il virtuosismo non manca, anzi è presente in modo massiccio, ma non come aggiunta spuria fine a sé stessa, bensì come conseguenza logica e inevitabile dell’ambizioso assunto di incorporare senza perdite considerevoli tutto quanto Beethoven, in momenti di straordinaria vena creativa ed esuberanza, ha scritto per un’orchestra sinfonica. Lo Iannone è stato all’altezza del compito mostrando una tecnica e un temperamento più che considerevoli. Anche come interprete non ha lasciato nulla a desiderare. Così le riserve presenti nella mia mente prima del concerto e ancora esistenti alle prime battute (ad esempio proprio in apertura della sinfonia ho sentito la mancanza di certi colori strumentali: l’oboe e il clarinetto nei loro tenui interventi tra gli accordi in «forte» di tutta l’orchestra) si sono via via disperse, lasciando il posto a un vero godimento.

Carlo Rezzonico

 

 

                   

Ouverture, concerto solistico e sinfonia nel segno di Čajkovskij

La stagione OSI al LAC, in videostreaming RSI e in diretta radiofonica su Rete Due, continua giovedì 25 marzo 2021 alle ore 20.30 con il secondo concerto consecutivo del direttore d’orchestra polacco Krzysztof Urbánski, serata alla quale partecipa anche il pluripremiato violoncellista spagnolo Pablo Ferrández.

Come sempre in questo periodo i concerti si tengono a porte chiuse e, grazie alla collaborazione con la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, sono offerti in videostreaming RSI il giovedì alle ore 20.30 su www.osi.swiss o rsi.ch/live-streaming, oltre che in diretta radiofonica su RSI Rete Due (www.rsi.ch/rete-due).

Il programma monografico, tutto dedicato a Piotr Il’ič Čajkovskij, è pensato secondo una classica struttura tripartita: in apertura la celeberrima ouverture-fantasia Romeo e Giulietta, sorta di poema sinfonico ispirato alla tragedia di Shakespeare, che contiene una delle melodie più ispirate e trascinanti di tutta la produzione di Čajkovskij.

Seguono le Variazioni su un tema rococò per violoncello e orchestra, che illustrano la passione dell’Autore per la musica del secolo precedente al suo, variazioni amatissime dai grandi solisti russi del violoncello, Rostropovič su tutti.

La seconda parte del programma è occupata dalla Quarta Sinfonia in fa minore, opera che Čajkovskij dedicò alla mecenate che lo aveva liberato da ogni preoccupazione economica, Nadezhda von Meck. A lei spiegò l’occulto programma autobiografico, a partire dal celebre motto di apertura del primo movimento che rappresenta “il Destino fatale che impedisce all’uomo di essere felice”. Segue, nell’Andantino, la malinconia della solitudine che assale l’Autore al ricordo del passato; poi nello Scherzo è la volta della libera e capricciosa immaginazione che ascolta e traduce canti di ubriachi e sfilate lontane di soldati. Il finale, Allegro con fuoco, illustra lo spettacolo di una festa popolare, interrotto però dal Fato implacabile che ricorda all’Autore come la sola possibilità concessagli sia quella di gioire della felicità altrui, non della propria.

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