Si vis pacem, para bellum? UE, mi sa che non hai capito niente!

Dic 14 • L'editoriale, Prima Pagina • 647 Views • Commenti disabilitati su Si vis pacem, para bellum? UE, mi sa che non hai capito niente!

Eros N. Mellini

«Il Paese» – perlomeno da quando ho il piacere e l’onore di dirigerlo – non si occupa quasi mai di politica internazionale, quando non sia strettamente legata al futuro della Svizzera (vedi, per esempio, gli accordi «Unilaterali 3»). La capacità di risolvere i problemi del mondo, infatti, non la riconosciamo neppure alle grandi testate come il Washington Post o il New York Times, figuriamoci se tale pretesa da parte di un mini-giornale locale avrebbe sulle guerre più effetto delle patetiche manifestazioni di piazza a Bellinzona! Tuttavia, di fronte alla crescente escalation delle posizioni bellicose di esponenti politici di peso – si fa per dire, la loro importanza è probabilmente molto inferiore a quella che essi stessi si attribuiscono – rendono lecito esprimere qualche preoccupazione. Non fosse che per le tragiche conseguenze che questo atteggiamento avrebbe su tutti noi.

  «Si vis pacem, para bellum» (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è un’antica  locuzione latina, usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell’essere armati e in grado di difendersi. (Wikipedia)

Nulla da eccepire sulla logica di questa affermazione, specialmente da parte di noi Svizzeri che abbiamo fatto dell’esercito un’istituzione basata proprio su questo assunto. Pronti a difenderci con le armi sì ma, allo stesso tempo, con la speranza di non doverle mai usare.

L’UE non ha un esercito, non è preparata alla guerra, e allora?

E allora niente, non ha un esercito perché non è uno Stato, non è preparata alla guerra perché questa non le compete. Ogni Stato membro ha una sua organizzazione militare cui compete la difesa del proprio territorio. E non la difesa di un’area ben al di là dei propri confini e con cui non ha né tradizioni né una storia da spartire, tutt’al più qualche mutuo interesse economico ben lungi però dal costituire un motivo di conflitti armati. E, sottolineiamo, la DIFESA. Quando poi l’obiettivo, neanche tanto occulto, è un’azione di ATTACCO – eufemisticamente chiamato «preventivo», come se facesse parte di una legittima operazione di difesa – da parte di un ente come l’UE, che politicamente non esiste in quanto Stato, ma le cui azioni si ripercuotono su centinaia di milioni di persone indifese, allora c’è di che preoccuparsi, eccome! La corsa agli armamenti da 800 miliardi di Euro della von der Leyen («Finito il tempo delle illusioni. È il momento della pace attraverso la forza»), l’ipotesi di un attacco «preventivo» alla Russia da parte della NATO (il capo del comitato militare dell’Alleanza Atlantica, Giuseppe Cavo Dragone, al Financial Times), il fatto che in Germania siano stati messi a budget un trilione di Euro per spese militari e quasi sette trilioni dalla UE per spese legate all’ambito militare, da spendere in dieci anni, eccetera, sono segnali di una politica irresponsabile e ormai fuori controllo.

Il passato non ha dunque insegnato nulla?

Vladimir Putin ha affermato: «Ho detto cento volte che non voglio combattere contro l’Europa, ma se l’Europa ci dichiarasse guerra, noi siamo pronti. Non ci sono dubbi!». Ma il fatto è che non è l’Europa a volere la guerra contro la Russia, bensì l’UE, guidata da una manciata di balordi irresponsabili e corrotti, e la NATO che ormai non ha nemmeno più l’appoggio degli USA.

Se i 600’000 soldati di Napoleone caduti nella disastrosa invasione della Russia nel 1812 sono troppo remoti nel tempo per fungere da insegnamento, altrettanto non lo sono i 37 milioni di vittime causate dalla Prima guerra mondiale, rispettivamente gli oltre 60 milioni della seconda. Di cui una decina di milioni di quest’ultime furono le perdite della Germania nella sola campagna di Russia (operazione Barbarossa). Eppure, sono proprio i discendenti degli sconfitti tedeschi – Ursula von der Leyen, il cancelliere Friedrich Merz e, se vogliamo includere le altre forze dell’allora Asse, anche l’italiano capo della NATO, Giuseppe Cavo Dragone – che oggi farneticano, più ancora degli stessi Ucraini, di un intervento bellico contro la Russia. Incuranti del fatto che le vittime di tale evento sarebbero superiori a quelle di tutte le guerre precedenti, Napoleone incluso. Tedesca la presidente della Commissione europea con il suo «ReArm Europe» da 800 miliardi di Euro, tedesco il cancelliere responsabile della corsa al riarmo della Germania per la modica spesa di 900 miliardi (apparentemente, la conversione di industrie automobilistiche in produttrici di armamenti è già in corso). Comincio a sospettare che si tratti di una tara ereditaria nel DNA a provocare, a scadenze più o meno regolari, rigurgiti di brame bellicose incontrollabili e cieche o, quantomeno, irresponsabilmente incuranti delle conseguenze, peraltro dimostrabili e dimostrate da chi quella strada ebbe già la sventura di percorrerla. Von Hindenburg, Hitler, von der Leyen, Merz… niente di nuovo sotto il sole! Non hanno capito o non vogliono capire. Ma se li lasciamo fare, coinvolgeranno presto tutti noi.

Dovrebbe essere di monito il parere di un altro Tedesco (poi anche Svizzero e Americano, alla faccia della doppia cittadinanza!) con, a differenza dei suoi bellicosi compatrioti, un quoziente d’intelligenza superiore alla media; tale Albert Einstein che disse: «Non so con quali armi si combatterà la terza guerra mondiale, ma so che la quarta si farà con pietre e bastoni». A buon intenditor…

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