Schadenfreude

Apr 3 • L'editoriale, Prima Pagina • 128 Views • Commenti disabilitati su Schadenfreude

Eros N. Mellini

Il termine tedesco “Schadenfreude” è ormai utilizzato anche nella lingua italiana con il significato di piacere provocato dalla sfortuna, una sorta di masochistico compiacimento all’avverarsi di disgrazie. Un sentimento che, in questo periodo di crisi coronavirus, sembra aver raggiunto vertici mai visti prima.

Le vittime in Ticino salgono a 76 – 9 in più di ieri – i contagiati hanno raggiunto le 1688 unità, e così di seguito. Queste notizie, comunicate nei media, vengono poi riprese e condivise in rete in una gara fra i navigatori a chi trova la notizia più inquietante o il dato più drammatico. E, non contenti dei dati cantonali – che in termini assoluti, data l’esiguità del territorio, non sono abbastanza impressionanti – si vanno a cercare quelli di altri paesi o regioni più popolosi, o addirittura quelli estesi a tutto il pianeta, in modo di poter esporre numeri a cinque o sei cifre.

Intendiamoci, non sto dicendo che il coronavirus debba essere preso sotto gamba – sebbene sia convinto che l’attuale isteria sia esagerata – né, del resto, mi sembra che lo stiano facendo le autorità preposte, dico semplicemente che l’agitarsi come uno sciame di vespe serve solo a moltiplicare esponenzialmente il terrore irrazionale che già pervade, purtroppo, gran parte della popolazione. O si pensa forse che, condividendo le notizie più funeste su Facebook, si contribuisca in qualche modo a debellare l’epidemia?

Ma non c’è niente da fare. Come detto, c’è un certo masochistico compiacimento nell’apprendere (e divulgare) notizie – spesso risultanti poi essere delle “fake news” – che confermano le proprie paure. Sono del resto le uniche alle quali viene dato credito. Non c’è più spazio per un sano dibattito. Chi, con altri dati alla mano, cerca di diffondere un messaggio appena un po’ tranquillizzante, viene tacciato di irresponsabile, ignorante, quando non addirittura di colpevole negazionista.

Mi viene in mente la barzelletta della masturbazione cinese (l’origine uguale a quella del coronavirus è puramente casuale). Questa consiste nel porre il proprio membro su un incudine e prenderlo a martellate. “Ma quando godi?” chiede uno. “Quando manco il colpo”, risponde l’altro.

E non mancano poi quelli che – prede del solito spirito di autoflagellazione – gioiscono del fatto che, grazie alla chiusura di stabilimenti e cantieri e al conseguente calo del traffico motorizzato, il paese debba per forza di cose accettare di colpevolizzarsi per il degrado dell’ambiente. Terminata l’emergenza, dovremo cambiare il nostro modo di vita – proclamano dogmaticamente. Soprassedendo sul fatto che sì, lo “shutdown” crea un  miglioramento della qualità dell’aria ma, nello stesso tempo, mette in ginocchio l’economia che – guarda caso – anche se è fonte d’inquinamento, è poi quella che paga i nostri stipendi. Anche qui, mi viene da pensare come quelli che inveiscono contro l’economia che prevarrebbe (il condizionale è d’obbligo) sulla salute pubblica, pretendono sì la chiusura di industrie e cantieri, ma mai rinuncerebbero al loro salario. “Gli imprenditori possono permettersi di chiudere per due mesi” – blaterano sui social media. Però devono continuare a garantire la loro esistenza o, se non loro, ci deve pensare lo Stato. E i soldi allo Stato chi li dà, se non l’economia cui volete imporre la chiusura? È il gatto che si morde la coda.

E intanto… 9 morti in più, yipeeeee! 87 nuovi contagi, evviva, evviva … E godiamoci queste drammatiche notizie, chissà quando ci capiterà di nuovo l’occasione.

La Schadenfreude regna!

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