Riformisti

Nov 15 • Lettori, Prima Pagina • 366 Views • Commenti disabilitati su Riformisti

In questi giorni di campagna elettorale per gli Stati, da parte della sinistra, fronte coeso e determinato, la parola più abusata, quasi un mantra, è RIFORMISTA. Dicono: siamo l’unica area riformista. Che vuol dire, oggi, essere riformisti dal momento che tutti si dicono riformisti? Non sono domande frivole n’è tantomeno irrilevanti, dal momento che da esse dipendono le condizioni di vita e la qualità di vita di tutti noi.

Una volta, nei riformisti o meglio riformatori, il significato era ben preciso: rovesciare i rapporti di forza interni alla società capitalista e rimuovere, alla radice, le cause delle disuguaglianze per migliorare le condizioni di vita del mondo del lavoro. Visti i danni di una certa dottrina c’è di che allarmarsi. È altresì vero che la globalizzazione (diffusione su scala mondiale, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, di tendenze, idee e problematiche) è pure preoccupante, inquietante. Purtroppo, l’assuefazione a queste nuove tendenze può diventare pericolosa e senza accorgerci rischiamo di esserne vittime. Il formarsi di centri di potere estranei alla politica, quindi al popolo, è gravissimo. Qui deve focalizzarsi l’azione della politica che con autorità deve circoscrivere tali centri di forza con leggi appropriate.

Il riformismo modernista ha cancellato ogni differenza tra destra e sinistra. Oggi non c’è più il movimento operaio di allora, oggi ci sono però disoccupati e precari e nella politica attuale e, pure a causa della globalizzazione, si è persa la progettualità per il futuro.

Colpevolizzare comunque di tutto, sempre e solo la libera economia, è il gioco preferito dai riformisti di sinistra. Abbandonare da parte loro certe inspiegabili contrapposizioni superate dalle circostanze semplificherebbe molte decisioni. Purtroppo, si ritengono sempre i più qualificati. E già loro sono i veri riformisti. Sacrificare sull’altare delle illusioni e degli ideali riformisti le nostre eccellenze, costruite in anni di sacrifici, sarebbe irragionevole. Difficile per loro riconoscere che, in tempi non sospetti per il nostro Paese, sono stati i borghesi tradizionalisti e conservatori i salvatori della patria, in opposizione e resistenza a chi caldeggiava certe politiche di regime sociale, caratterizzato dalla comunanza di tutti beni e l’assenza della proprietà privata, ossia la dottrina comunista alla quale purtroppo la sinistra ancora ammicca.

La scelta di chi ci rappresenterà a Berna nei prossimi quattro anni è determinante e non può dipendere solo da fattori preparati lì per lì quali la prima donna o i colori della natura.

 

Raoul Bettosini, Lugano

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