Quei media codardi che hanno paura di criticare l’Islam
Al via la nona edizione del premio internazionale «Swiss Stop Islamization Award»
È stata lanciata in questi giorni la nona edizione del premio internazionale «Swiss Stop Islamization Award», ideato dal sottoscritto per ricompensare moralmente e finanziariamente (con 2’000 franchi ciascuno) quelle persone che in Svizzera e nei paesi circostanti si battono con coraggio contro l’islamizzazione dell’Europa.
Finora i vincitori del premio sono stati 26, di cui 24 hanno ricevuto complessivamente 48’000 franchi.
Ecco i 10 «nominati» per il 2026: Hamed Abdel-Samad (Germania), Amine Abdelmajide (Losanna), Anna Maria Cisint (Italia), Collettivo Némésis (Francia), Marion Maréchal (Francia) – Mila (Francia) – Sarah Knafo (Francia), dr. Dominique Schwander (Vallese), Hamid Zanaz (Francia), Alain Wagner (Francia). I nomi dei tre vincitori saranno resi noti in primavera.
Per il finanziamento della nona edizione è stata lanciata una raccolta di fondi. L’obiettivo è di raccogliere 6’000 franchi. Chi desidera sostenere questa iniziativa può farlo versando un contributo al seguente indirizzo: Movimento Politico «Il Guastafeste» – 6616 Losone – IBAN: CH62 0900 0000 6506 7871 6 (indicando «Premio SSIA» come motivo del versamento).
Nel suo piccolo, questo premio ha dimostrato che in Europa vi sono molte persone che, specialmente negli ultimi 20 anni, hanno inutilmente tentato di aprire gli occhi dei politici, dei giornalisti e dei cittadini sui pericoli per la nostra società derivanti dall’espansione dell’Islam: una religione incompatibile con la modernità, con i nostri valori e le nostre libertà e con la democrazia. Una di queste coraggiose e lungimiranti persone è il celebre scrittore franco-algerino Boualem Sansal, già vincitore di questo premio nel 2024.
Nel 2023 Boualem Sansal aveva scritto la prefazione al libro «La dolce conquista: l’Europa si arrende all’Islam», del giornalista italiano Giulio Meotti (vincitore del premio nel 2025). In quella prefazione, lo scrittore aveva espresso il suo sconforto – al quale mi associo – per non essere riuscito a convincere gli europei sul triste destino che li attendeva. «Noi, “lanciatori d’allerta”, che da decenni mettiamo in guardia contro i pericoli dell’Islam politico non solo i nostri compatrioti, ma tutti i popoli della terra – aveva scritto – dovremmo infine prendere atto della nostra incapacità di destare le persone, smettere di suonare le campane a martello e finirla con l’importunarle. Il cittadino medio non se ne accorge, ma la realtà di fondo è questa: l’islamismo sta colonizzando il mondo, procede a balzi dalla periferia al centro, imponendo i suoi ritmi, i suoi veli e il suo halal, in attesa di una grande resa globale, per poi promulgare la sua legge di ferro sulla terra, in nome di Allah (…). L’abolizione del califfato ottomano nel 1924 ha segnato la fine della dominazione musulmana e il declino della sua civiltà. Ma, lungi dallo scomparire, l’Islam ha ripreso subito l’iniziativa, ha liberato le sue terre dalla colonizzazione e ha iniziato una nuova conquista dell’Europa».
Nel suo libro «Nel nome di Allah: origine e storia del totalitarismo islamista», pubblicato in Francia nel 2013, Sansalaveva in pratica accusato i media europei di essere dei codardi, perché, per evitare accuse di islamofobia e di razzismo, o per paura di esacerbare le tensioni fra le comunità, preferiscono evitare di affrontare il tema Islam. Tant’è vero – aggiungo io – che i media ticinesi mainstream hanno sempre calato un velo di vergognoso e intollerabile silenzio perfino sull’esistenza del premio ideato dal Guastafeste per ricompensare i critici dell’islamizzazione.«In Europa, terra di libertà per eccellenza, si può criticare tutto e ricorrere a tutte le forme della critica, fino alla satira e alla parodia – ha scritto Boualem Sansal nel suo libro – ma non si possono criticare l’Islam e il suo profeta, nemmeno con le parole più formali e con le migliori intenzioni (…). Agli occhi dei radicali, questa prudenza appare come la prova che la società è pronta a capitolare, che basta una spinta per mandarla in frantumi (…). Così, in tutti i paesi il dibattito si è spento, a furia di intimidazioni, di censure, di autocensure e di precauzioni oratorie. Il dibattito sull’Islam è già scomparso dalle sedi istituzionali. E invece l’Islam dev’essere studiato, discusso, interpellato, eventualmente criticato». Ad esempio: «Come far evolvere la condizione femminile, come conciliare Islam e modernità, Islam e democrazia, diritti e doveri del credente e del cittadino ecc. Sono tutte domande che aspettano risposte da secoli. È in questo dibattito aperto e franco, su queste domande precise, che troveremo gli argomenti per denunciare la falsità dell’islamismo e per sconfiggerlo».
TOC TOC: media ticinesi, siete in ascolto?
Boualem Sansal eletto membro dell’Accademia francese
Annuncio con piacere e con un pizzico di orgoglio che giovedì scorso lo scrittore franco-algerino Boualem Sansal, già vincitore nel 2024 del premio «Swiss Stop Islamization Award», organizzato dal 2018 dal Guastafeste, è stato eletto con 25 voti a favore e un astenuto (su 26 votanti) fra i membri dell’Accademia francese, la prestigiosa istituzione fondata nel 1635 da Richelieu (il principale ministro del re Luigi XIII), allo scopo di dare delle regole certe alla lingua francese, renderla pura, eloquente e capace di trattare le arti e le scienze. L’Accademia redige un dizionario e si pronuncia sulle regole ortografiche.
Come si ricorderà, Sansal, accanito avversario degli islamisti e feroce critico del governo algerino, era stato arrestato nel novembre del 2024 dal Governo algerino e condannato a 5 anni di prigione con l’accusa di aver attentato all’unità nazionale, per alcune sue dichiarazioni rilasciate a un media francese in merito a una disputa di confini fra l’Algeria e il Marocco. Poi era stato liberato nel novembre scorso, dopo che il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune gli aveva concesso la grazia per motivi umanitari, visto che, oltre all’età avanzata (81 anni), è malato di cancro.
È per me un onore annoverare fra i 26 vincitori del premio «Swiss Stop Islamization Award», anche un membro della prestigiosa Accademia francese.
Giorgio Ghiringhelli
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