Promovimento Economico e occupazione

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Alberto Siccardi Presidente Medacta International

Alberto Siccardi
Presidente Medacta International

Articolo apparso nel CdT del 5 aprile 2016

 

La nuova legge cantonale per il Promovimento Economico è stata finalmente definita e messa in attuazione qualche giorno fa e, a modesto parere di chi scrive,  essa ha più la valenza di perenne campagna elettorale che quella di promuovere veramente lo sviluppo industriale del Cantone.

La più grossa contraddizione di questa legge nasce dalla proterva volontà di punire le aziende che non  hanno  almeno il 30% di impiegati svizzeri o residenti, escludendole così dagli aiuti cantonali per investimenti innovativi e industriali. Prendiamo ad esempio il settore biotec, identificato anche dal Cantone come uno di maggior sviluppo futuro.

La contraddizione sta nella concreta impossibilità per le aziende ad alto valore aggiunto, proprio quelle che investono per il loro sviluppo industriale e innovativo, di trovare in Ticino gli impiegati e i dirigenti con le qualifiche sufficienti per coprire le mansioni che le caratterizzano. Fermo restando che è ancor più difficile trovare residenti disponibili per lavori  di fascia bassa.

Con questa legge si negano quindi gli aiuti agli investimenti di quelle aziende che questi investimenti li fanno veramente. È infatti naturale che esse cerchino ingegneri, chimici, biologi, farmacisti, meccanici di precisione, tutte categorie che trovano utile impiego nelle attività di sviluppo prodotti, di statistiche cliniche, oltre alla produzione di dispositivi medicali sofisticati ai quali è legata una importante responsabilità verso i pazienti. Qui le restrizioni della legge lasciano perplesso chiunque conosca la realtà lavorativa del settore biotec in Ticino.

Ma ci sono altri aspetti socialmente gravi legati a questa realtà.

La SUPSI crea ogni anno decine di ingegneri elettronici e informatici, in gran parte svizzeri o residenti. Questa categoria non copre che parzialmente le figure sopra menzionate, visto che la parte del leone la fanno i bioingegneri, ma troppo sovente si verifica una vera e propria fuga dal lavoro da parte di alcuni giovani svizzeri o residenti. Essi trovano facilmente e volontariamente rifugio nella disoccupazione, pur essendo di fronte a delle offerte consistenti da parte delle industrie. Non è giusto che la legge lasci a una persona sana la libertà di rifiutare un lavoro e subito dopo di chiedere il sussidio di disoccupazione. Non lo è verso chi lavora e paga le tasse, verso le aziende che con tanto zelo offrono posizioni lavorative di tutto rispetto ai residenti e verso chi, purtroppo, non trova un impiego e tanto lo vorrebbe. Abbiamo esempi di persone anziane che si vergognano di essere in assistenza, e accettano un lavoro qualunque, ma anche di giovani che dimissionano e subito cercano di ricevere la disoccupazione ancor prima di avere terminato il preavviso nel lavoro che hanno lasciato volontariamente, senza neanche fare finta di cercare un altro posto. Scandaloso, socialmente e umanamente parlando.

Si aggiunge in questo modo un’altra importante difficoltà, per chi vuole assumere svizzeri o residenti, a raggiungere la fatidica quota del 30%,di svizzeri o residenti, voluta dalla legge. Non solo non ci sono candidati, ma quelli che ci sono non vogliono lavorare, tanto lo Stato li mantiene.

Una legge del genere si giustificherebbe se  ci fosse in disoccupazione qualche migliaio di svizzeri o residenti, qualificati e non, disposti a occupare i posti che fossero loro offerti, ma così non è. Sarebbe interessante conoscere le qualifiche dei disoccupati in Ticino, vedere quanti di essi sono qualificati per coprire i compiti sopra menzionati e, se il numero di essi fosse importante, poter valutare quante offerte di lavoro hanno preso sul serio e quante hanno invece rifiutato. Perché è questo che capita, purtroppo e abbastanza sovente.

La conseguenza estrema di questa politica contro le aziende qualificate, che, non assumendo svizzeri o residenti perché non li trovano, vengono discriminate e escluse dagli aiuti finanziari, è che esse perdono un buon motivo per rimanere in Ticino, mentre invece sono proprio quelle che la politica cantonale vorrebbe attirare, in quanto pagatrici di tasse.

Cosa sta succedendo in Ticino?

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