Neutralità: fermiamo le «teste di cassis»!
(enm) Dopo i bilanci e i commenti che faranno seguito alla votazione di questa domenica sull’iniziativa per la sostenibilità, non ci sarà tregua: l’iniziativa «Salvaguardia della neutralità svizzera (Iniziativa sulla neutralità)», in votazione il 27 settembre 2026, non è di minore importanza, anzi! E anch’essa deve ottenere il supporto di tutti coloro che tengono a che la Svizzera rimanga la Svizzera e mantenga la giusta equidistanza fra paesi oggi sempre più in conflitto fra di loro, offrendo nel contempo i suoi «buoni uffici» a favore della pace.
Bei tempi quelli in cui il cassis era solo un frutto – in italiano sarebbe il ribes nero ma, in questi tempi di cultura «woke» non vorrei sembrare discriminatorio nei confronti del ribes rosso – da cui si ricavava lo sciroppo per correggere il «bianchino» dell’aperitivo domenicale. Inoltre, chiamare quest’ultimo «bianco sporco» o, più esoticamente «kir», non permetterebbe l’evidente gioco di parole e relativa associazione di idee.
Da un europeismo relativamente moderato all’internazionalismo più smodato
Dal 1988 a oggi, sono sei i consiglieri federali che si sono avvicendati al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE):
Felber René 1988-1993 PS
Cotti Flavio 1993-1999 PPD
Deiss Joseph 1999-2003 PPD
Calmy-Rey Micheline 2003-2011 PS
Burkhalter Didier 2014-2017 PLR
Cassis Ignazio 2017 PLR
Mentre con i primi due e con Didier Burkhalter abbiamo assistito a un europeismo – fuori luogo, a mio modo di vedere, ma comunque relativamente moderato e non in contrasto con la nostra neutralità – con l’arrivo di Joseph Deiss nel 1999 e la sua politica volta a fare aderire la Svizzera all’ONU, adesione purtroppo sancita dal popolo nel 2002, fu l’avvento delle «teste di cassis» in Consiglio federale. E fu data la prima picconata di un progressivo affossamento della nostra neutralità. Quest’opera funesta fu poi continuata dalla sua succeditrice, la socialista Micheline Calmy-Rey. Coniando il termine di «neutralità attiva», nel 2006 lanciò la sua «Iniziativa di Ginevra» per la pace in Medio Oriente, un tentativo di giocare un ruolo «attivo» sulla scena mondiale, poi clamorosamente fallito. Un’ulteriore picconata alla credibilità della Svizzera quale paese neutrale fu poi il precipitoso (solo 10 giorni dopo la dichiarazione di indipendenza) riconoscimento del Kosovo, di fatto una presa di posizione nel conflitto Kosovo-Serbia.
L’espressione «neutralità attiva» è poi una contraddizione dei termini: la neutralità ricopre sempre una posizione passiva. Tuttavia, negli ultimi anni, la collaudata «diplomazia dell’esempio» della Svizzera viene soppiantata sempre più spesso da una «diplomazia dell’indice alzato» che presuppone una presa di posizione a favore di una delle due parti belligeranti. Non c’è da meravigliarsi se oggi, a seguito di questa parzialità, alle nostre offerte di «buoni servizi» da più parti si risponde con la «diplomazia del dito medio alzato».
Oggi si è arrivati al limite
Ma i danni più gravi alla nostra neutralità li ha causati e li sta causando l’ultimo arrivato, quello il cui cognome mi ha dato lo spunto per il gioco di parole insito nel titolo di questo articolo. Nella sua foga di allinearsi alle politiche dell’UE e della NATO, nel suo vocabolario la neutralità è diventata «flessibile» o addirittura «cooperativa» (cooperativa con chi, se non con una delle parti in causa?). Il che significa adozione delle sanzioni UE contro la Russia, palese sostegno all’Ucraina ma, soprattutto, al suo presidente Zelensky invitato ufficialmente ad arringare via video l’assemblea nazionale, (sul conflitto Israele-Palestina invece, chissà perché, tutti zitti e muti), decine di milioni spesi per organizzare summit per la pace e la ricostruzione – ovviamente a senso unico, senza la partecipazione della Russia – accordo di sicurezza comune con l’UE (che di fatto lega la Svizzera alla politica estera dell’UE anche in caso di conflitti bellici), avvicinamento indiscriminato alla NATO. Per colpa di questo irresponsabile atteggiamento, oggi la Svizzera cade sempre più spesso in una politica retorica che si limita a ripetere ciò che al momento è consuetudine a livello internazionale, in particolare ciò che dicono UE e NATO. Questa è una politica che si limita a nuotare nel coro della falsità, dell’ipocrisia, della mentalità del capro espiatorio e dell’arbitraria distinzione tra «buoni» e «cattivi». In questo modo, facciamo arrabbiare altri paesi, irritiamo i partner commerciali e creiamo persino delle inimicizie.
Fermiamo le teste di cassis
Nel frattempo, le teste di cassis a Berna si sono moltiplicate in una metastasi che ha colpito non solo la maggioranza del Consiglio federale, ma anche quella del parlamento (e chi ne avrebbe mai dubitato?), senza la maggioranza del quale la politica irresponsabile del ministro degli affari esteri non avrebbe via libera.
L’iniziativa «Salvaguardia della neutralità svizzera (Iniziativa sulla neutralità)», ci permetterà di porre rimedio, il 27 settembre 2026, a questo stato di cose. Spero infatti che, al contrario della Berna federale, nella popolazione le teste di cassis rappresentino una minoranza.
Abbiamo tempo fino al 27 settembre per riparlarne.
« La neutralità svizzera al voto il 27 settembre 2026 Fünf Behauptungen über die Zuwanderung – und warum sie nicht stimmen »
