Il consigliere federale Rösti sempre in prima fila!

Lug 29 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 458 Views • Commenti disabilitati su Il consigliere federale Rösti sempre in prima fila!

Recentemente, il consigliere federale Albert Rösti, responsabile dell’ambiente si è espresso in modo categorico dicendo che è contrario al trasferimento delle persone che vivono nelle valli alpine a causa del maltempo. «Ciò equivarrebbe a privarli del loro ambiente abituale senza sapere quando e dove si verificherà la prossima catastrofe».

In un paese densamente popolato come la Svizzera, le misure di protezione sono una soluzione migliore «che spingere tutta la gente verso le città o gli agglomerati urbani», afferma Albert Rösti in un’intervista pubblicata dalla NZZ am Sonntag. «La strategia della Svizzera non può essere quella di abbandonare intere valli o villaggi».

Il consigliere federale UDC fa notare che in futuro ci saranno più decessi dovuti al caldo. «Nonostante questo, non vi chiediamo di lasciare la città adesso», aggiunge. E il quartiere Matte di Berna è già stato allagato più volte senza che nessuno sia stato sfollato, osserva. Il capo del DATEC ammette che in futuro ci saranno più aree in cui non sarà possibile costruire. Nelle aree minacciate dalle inondazioni, saranno adottate misure edilizie aggiuntive, precisa.

I pericoli vanno presi sul serio – «Viviamo con diversi pericoli. Dobbiamo prenderli sul serio e prevenirli», ha detto Rösti. «La natura non può essere controllata a piacimento», ha pure aggiunto. Ha poi spiegato di essere cresciuto in un pascolo di montagna dove le cadute di massi erano un evento regolare. «È come guidare un’auto, può succedere qualcosa», ha detto. «È per questo che si indossa la cintura di sicurezza e si ringrazia l’airbag». Dopo i danni causati dal maltempo nelle ultime settimane, la presidente della Conferenza dei governi dei cantoni alpini Carmelia Maissen ha detto che potrebbero verificarsi degli spostamenti di popolazioni in alcune zone del paese. Ma «non abbandoneremo certo intere valli», ha aggiunto.

Questo in contrasto a quanto è apparso, all’inizio di luglio sulla NZZ che, sotto il cappello programmatico «Ora un grande tabù viene ribaltato: la Svizzera non potrà fare a meno di rinunciare ad alcune valli», dava spazio, tra le altre Cassandre, a un climatologo assolutamente certo che laddove simili alluvioni «accadono due o tre volte, e per di più in un’area già scarsamente popolata, allora non è più possibile giustificare la ricostruzione dal punto di vista socioeconomico» (così Reinhard Steurer, docente di politica climatica a Vienna).

Sull’argomento, pure Germano Mattei e Giovanni Frapolli la pensano differentemente da quanto scrive la NZZ. Ad esempio, Mattei sostiene che «senza i lavori compiuti in montagna durante molti secoli si sposterebbe soltanto il rischio verso la pianura: la preservazione del territorio alpino è un servizio per tutti; la vita delle valli in questo senso è anche servizio alle zone di pianura».

FRG

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