L’UDC combatte la dannosa politica parassitaria delle città rossoverdi

Set 17 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 170 Views • Commenti disabilitati su L’UDC combatte la dannosa politica parassitaria delle città rossoverdi

In occasione della conferenza stampa presso l’Hotel Glockenhof di Zurigo, l’UDC ha presentato delle misure concrete contro la dannosa politica parassitaria delle città a conduzione rossoverde. La base è un nuovo documento di fondo che rivela la ridistribuzione segreta dalla campagna e dalla popolazione rurale ai dispendiosi centri urbani. L’UDC presenta misure di vasta portata per fermare lo sperpero del denaro dei contribuenti, la ridistribuzione segreta e il paternalismo ideologico delle città di sinistra.

L’UDC affronta il problema della politica parassitaria delle città rossoverdi. Il presidente del partito Marco Chiesa ha chiarito che l’offensiva dell’UDC non è diretta contro le città stesse, ma contro le politiche dannose dei loro governi di sinistra. «L’UDC combatte l’arroganza del fronte rossoverde, la sua cattiva gestione e l’eccessivo sperpero di denaro dei contribuenti”, ha sottolineato Chiesa.

È così che le città spremono la popolazione delle campagne e delle zone rurali

Il consigliere nazionale Thomas Matter (ZH) ha presentato il nuovo documento di fondo dell’UDC «La politica parassitaria delle città rossoverdi». Il divario urbano-rurale è una costante storica con un potenziale di conflitto. Utilizzando esempi e cifre concrete delle grandi città guidate dalla sinistra come Zurigo e Winterthur, Matter ha mostrato la massiccia ridistribuzione in atto dalla campagna e dalle zone rurali alle città.

Gli abitanti delle città ricevono molti più benefici dallo Stato di quanto non paghino con le loro tasse. Ciò è in gran parte a spese della campagna e della popolazione rurale, che devono pure subire l’arrogante politica paternalista delle città eco-socialiste. «Le città di sinistra stanno spremendo il territorio a loro circostante e ci vogliono imporre come vivere», critica Matter. Nella palude rossoverde, «il clientelismo e un’oltraggiosa mentalità self-service delle élite burocratiche sta fiorendo», come Matter dimostra con esempi concreti.

La contabilità creativa della città di Berna

Il consigliere nazionale Erich Hess (BE) ha fatto luce sulle desolanti condizioni del canton Berna. Nell’inferno del benessere sociale di Bienne, i costi dell’assistenza sociale consumano l’80% del gettito fiscale! «Questo dovrebbe effettivamente portare ogni città sull’orlo della rovina costringendole a riformarsi», ha affermato Hess. A Bienne non è così: a causa della condivisione cantonale degli oneri, la campagna e le comunità rurali, gestite in modo ottimale, sono chiamate a pagare per la politica lassista delle città a conduzione rossoverde come Bienne. Questa politica irresponsabile giustifica ampiamente le nostre rivendicazioni».

Un altro impressionante esempio negativo è fornito dalla capitale del canton Berna. Quando si tratta di spostare i cosiddetti oneri del centro sulla popolazione rurale, l’inventiva della città di Berna, anch’essa governata dalla sinistra, non conosce limiti. Con una contabilità creativa, spreme gli abitanti dell’agglomerato e della campagna per dei servizi di cui beneficiano solo gli abitanti della città.

Losanna si finanzia grazie al territorio circostante per non fare nulla

Un quadro simile emerge nella Svizzera romanda. Lucie Rochat, presidente delle Donne UDC della Svizzera romanda, parla a nome della popolazione rurale del Canton Vaud.  Usando  l’esempio della città di Losanna, mostra come le città rossoverdi beneficino finanziariamente da parte dell’agglomerato e della campagna dando in cambio «svantaggi e vessazioni», ad esempio con una politica dei trasporti anti-auto. Losanna esemplifica le politiche parassitarie delle città rossoverdi: «La città si finanzia grazie all’agglomerato circostante e la campagna, ma non risolve i suoi problemi interni», afferma Rochat. Questi includono una sicurezza in via di estinzione, alti tassi di criminalità e costi dell’assistenza sociale alle stelle.

Le proposte dell’UDC

L’UDC non si ferma alla mera critica della politica parassitaria delle città di sinistra; pone sul tavolo proposte e misure concrete per eliminare le distorsioni più lampanti, per creare trasparenza e giustizia fiscale e quindi per evitare che il divario urbano-rurale si approfondisca ulteriormente. Le richieste centrali sono:

  • La presentazione dei reali costi e dei reali flussi fiscali tra la popolazione delle città e quella degli agglomerati e delle zone rurali;
  • Il calcolo e la ripartizione dei seggi in Consiglio nazionale si devono basare sull’elettorato e non sulla popolazione residente permanente;
  • I centri cittadini devono essere considerati come regioni indipendenti, in modo che la popolazione rurale non debba sovvenzionare, tramite i premi dell’assicurazione, la spesa sanitaria urbana pro capite molto più elevata;
  • Messa a concorso della sede della capitale cantonale: l’amministrazione cantonale è assegnata al comune che è in grado di gestirla meglio in termini di costi e trasporti (iniziative parlamentari, iniziative popolari cantonali);
  • L’introduzione di una maggioranza dei distretti – analogamente alla maggioranza dei cantoni a livello nazionale – in tutte le votazioni di cantonali. Ciò è giustificato dal fatto che i distretti rurali di solito contribuiscono molto di più ai costi dei progetti posti in votazione rispetto alle città (iniziative popolari cantonali);
  • Scorporazione dalla città: per decenni si è portata avanti un politica di fusioni comunali attorno alle grandi città. Oggi, i comuni incorporati sono spesso finanziariamente più forti e borghesi rispetto ai centri delle città. Attraverso la loro scorporazione dalle Città, gli ex comuni riacquistano autonomia gestionale e finanziaria (iniziative comunali);
  • La distribuzione di buoni culturali ai contribuenti, i quali possono decidere autonomamente che tipo di cultura vogliono finanziare con le loro imposte;
  • Una partecipazione equa dei ciclisti al finanziamento dei trasporti (iniziative cantonali);
  • La riduzione delle naturalizzazioni di massa nelle città;
  • Contromisure rispetto al mainstream mediatico eco-socialista (sostegno al referendum “No ai media di Stato”).

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