La tattica del salame? Funziona (quasi) sempre, purtroppo!

Set 17 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 217 Views • Commenti disabilitati su La tattica del salame? Funziona (quasi) sempre, purtroppo!

Eros N. Mellini

Quando è ovvio che l’intero salame risulterebbe essere troppo ostico per la popolazione – anche perché non potendo essere somministrato per via orale, la sua assunzione risulterebbe troppo dolorosa ai più – il governo, ma anche i singoli movimenti politici, ricorrono alla tattica del salame. Una fetta alla volta, costituita da piccoli (a volte poi neanche tanto) ma determinanti traguardi intermedi, l’obiettivo finale è quello di raggiungere in modo quasi indolore l’accettazione (imposizione?) di misure che, se sottoposte in un colpo solo, verrebbero respinte con sdegno misto a incredulità per l’ardire dei suoi autori nel presentarle.

La memoria mi permette di risalire al mio primo esempio di tale tattica, ma probabilmente ce n’erano già stati in precedenza, sebbene dubiti con la frequenza esagerata degli ultimi decenni. Era l’inizio degli anni ’60, e si trattava di un decreto federale volto ad aumentare di 7 centesimi (avete capito bene, proprio 7 centesimi) il prezzo al litro della benzina per finanziare la rete di strade nazionali. Ebbene, qualcuno lanciò il referendum, si andò a votare e il decreto fu respinto. Il governo fece tesoro della lezione e, a distanza di pochi mesi, decise di ridurre lo spessore della fetta di salame emanando un decreto per l’aumento di 5 centesimi. Come sperava, nessuno ebbe la forza o la voglia di lanciare un secondo referendum, e l’aumento passò. A breve distanza, ce ne fu un altro che aumentava il prezzo di ulteriori 2 centesimi e voilà, l’intero salame fu servito. Da allora in poi fu un susseguirsi di vari salumi, costituiti da altrettanti traguardi ottenuti dalla Berna federale, presentando falsi dati e vuote promesse volte a far accettare progetti le cui conseguenze o obiettivi andavano ben oltre quelli dichiarati. Spazio economico europeo, Schengen (costo di 10 milioni annui, in realtà dieci volte tanto), libera circolazione delle persone (massimo 7-8’000 immigranti in più, in realtà dieci volte tanto), tutte tappe di una adesione all’UE bramata dalla maggioranza dei politici a Berna ma, per fortuna, altrettanto aborrita dal popolo. Popolo cui – grazie in particolare a Christoph Blocher – furono aperti gli occhi a sufficienza per fargli respingere il «campo d’allenamento» dello SEE, ma non abbastanza per fargli rigettare le altre due fette di salame di cui oggi le conseguenze sono evidenti. La pressione dell’UDC – ancora una volta grazie alla lungimiranza di Blocher – ha fatto poi sì che il Consiglio federale rinunciasse (almeno per il momento) a sottoscrivere l’accordo-quadro che, di fatto, costituiva un’adesione indiretta all’UE.

Lo stesso discorso vale per gli innumerevoli tentativi di indebolire l’esercito (riduzione degli effettivi, servizio civile, divieto d’acquisto di velivoli da combattimento, ecc.) messi in atto dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSSE). Un fine – bisogna darne atto al GSSE -perlomeno non recondito in questo caso.

Oggi, l’ultimo esempio di questa deplorevole tattica ci è dato dall’iniziativa «Matrimonio per tutti».

Vi ricordate la votazione sull’introduzione dell’unione domestica registrata del 5 giugno 2005? Nel bollettino esplicativo, il Consiglio federale affermava: «La legge sull’unione domestica registrata non consente invece a due donne o a due uomini di adottare insieme un bambino. Anche le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono loro vietate. Non possono quindi fondare una famiglia nel senso stretto del termine.» E più avanti: «Le coppie dello stesso sesso non possono adottare bambini. Non possono nemmeno adottare un figlio biologico del partner. È esclusa anche la procreazione medicalmente assistita (per es. l’inseminazione artificiale).

Con la registrazione, due adulti dello stesso sesso consolidano la loro comunione di vita. Non costituiscono tuttavia la base per creare una famiglia, dal momento che non possono ricorrere all’adozione e alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Contrariamente all’opinione del comitato referendario, un’unione di questo tipo non mette quindi in pericolo il matrimonio».

Dal canto suo, il comitato referendario – oltre a esporre le sue tesi contrarie – metteva in guardia: «L’adozione della legge sull’unione registrata indurrebbe inoltre le coppie registrate a rivendicare ben presto un diritto all’adozione di figli e alla medicina della procreazione assistita». Parole che oggi si rivelano profetiche, cosa cui ormai ci ha abituato la succitata tattica delle fette di salame sempre più utilizzata dal governo federale. La prima fetta più indigesta fu accettata dal 58% del popolo, la seconda, un po’ più facile da ingoiare, arriva adesso con questa legge, poi ne arriverà una terza (forse), se non passeremo addirittura, come al solito, direttamente all’assunzione dell’intero insaccato, e non necessariamente per via orale.

Non so se 16 anni rientrino in quello che il comitato referendario definiva «ben presto», ma la rivendicazione è puntualmente arrivata.

I sostenitori gay della legge non la vogliono tanto quale presunta uguaglianza di trattamento – forse anche, ma non solo – quanto per avere il diritto di adottare dei figli o addirittura di procrearli in vitro, incuranti del diritto del bambino di crescere con una mamma e un papà.

E durante questi 16 anni, hanno trovato il sostegno di un’ampia fascia di cittadine e cittadini non necessariamente con le stesse tendenze sessuali, ma che evocano una male interpretata parità in nome dell’amore che non deve avere limiti di sorta.

Ci sono bambini senza papà anche nel caso di vedove o famiglie monoparentali, dicono. Certo, ma non si possono prendere degli infausti e inevitabili casi quale base per giustificare una strada sbagliata. Sarebbe come permettere la guida agli ubriachi, adducendo il fatto che diversi di loro riescono comunque ad arrivare a casa sani e salvi senza provocare incidenti.

L’unione domestica registrata ha colmato le lacune che discriminavano le coppie omosessuali dai coniugi sposati, dal punto di vista giuridico, sociale, successorio, fiscale, eccetera. Fermiamoci lì. L’interesse dei bambini viene prima di qualsiasi egoistica smania di maternità o paternità di singoli individui o coppie.

Vi invito quindi a votare NO a questa legge che stravolgerebbe la nostra istituzione più importante, ossia la famiglia.

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