L’oasi felice UE

Dic 16 • L'opinione, Prima Pagina • 19 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il giorno 3 dicembre2022. Il 3 dicembre del 1967 in Sudafrica il primo trapianto di cuore umano

Per farsi ascoltare in Europa Macron parla di commercio a Washington

Se gli Statunitensi non avevano ancora compreso l’approccio «en même temps» (allo stesso tempo) di Emmanuel Macron, diventato la sua «firma ideologica», di sicuro l’hanno fatto in occasione della sua visita ufficiale negli Stati Uniti. Nel primo giorno del suo soggiorno, il 30 novembre, Macron ha pronunciato parole molto dure rispetto alla politica statunitense di sostegno alle aziende americane, giudicata «super aggressiva» e persino suscettibile di «spaccare l’occidente». Alcuni amici statunitensi mi hanno subito chiamato preoccupati per chiedermi se con quelle parole Macron avesse intenzione di andare allo scontro. Ma ecco che il giorno successivo è arrivato il cambiamento di tono: Macron ha parlato a profusione dell’amicizia secolare tra Francia e Stati Uniti, forgiata nel sangue, con una promessa di «sincerità» e «franchezza» e una «chiarezza strategica» sull’argomento della discordia, ovvero la Legge sulla riduzione dell’inflazione che fino alla viglia era stata considerata un atto di «protezionismo». Omissis. Cosa è accaduto nel frattempo? Quella di Macron era una strategia comunicativa in due tempi? Oppure Joe Biden ha davvero fornito le risposte attese? In realtà, la spiegazione risiede altrove. La risposta, infatti, è in Europa. La delegazione francese non si faceva certo illusioni sulla propria capacità di influenzare una legge statunitense già votata e che figura tra i successi dell’amministrazione Biden: quasi 400 miliardi di dollari di aiuti per la reindustrializzazione degli Stati Uniti e per la transizione ecologica. Omisssis. Le dichiarazioni di Macron erano rivolte sicuramente più agli Europei che a Joe Biden, dispiaciuto di scontentare gli alleati, ma non abbastanza da cambiare la propria politica. Nelle prossime settimane ci saranno concertazioni euroamericane per «sincronizzare» (parola chiave) le decisioni economiche sulle due sponde dell’Atlantico, ma non è questo il punto rilevante. «Dobbiamo svolgere un lavoro come Europei, per avanzare come Europei», ha dichiarato Macron durante la conferenza stampa organizzata il 1° dicembre a Washington. Il presidente francese ha perfino ironizzato sul fatto che non si può sperare di risolvere i «nostri problemi europei  con una legge americana. Ed è qui che cominciano le difficoltà. La Francia spinge per l’adozione di un «Buy european act», una legge per l’acquisto dei prodotti europei che possa rispondere al protezionismo americano, non sotto forma di guerra commerciale – l’Unione non ne ha alcun interesse, soprattutto in piena guerra ucraina –, ma di un’azione globale dei 27 che sia all’altezza della posta in gioco, né più né meno che il rischio di deindustrializzazione dell’Europa. Il problema è che la Germania è reticente, o meglio che la coalizione a Berlino è divisa, come accade in altri ambiti. E lo stesso vale per la Commissione europea. Drammatizzando la situazione a Washington, Macron vuole provocare il risveglio dell’Europa, soprattutto dopo aver ottenuto da Biden la garanzia che Washington non considererà un eventuale «Buy european act» come una dichiarazione di guerra economica. In sostanzia siamo davanti a un colpo a tre sponde transatlantiche. Nel contesto sfarzoso di Washington, dunque, il messaggio di Macron era diretto in realtà agli Europei. Presto scopriremo se è stato recepito.

(Pierre Haski dicembre 2022 Internazionale)

La Commissione europea ha proposto di fissare un tetto al gas a 275 euro per megawattora

La Commissione europea ha proposto l’introduzione di un tetto al prezzo del gas a 275 euro al megawattora. I paesi europei discutono da mesi della possibilità di fissare un cosiddetto price cap ma non riescono a mettersi d’accordo: i paesi che sembrano essere più contrari sono Germania, Austria e Paesi Bassi, che non vogliono mettere a rischio le forniture di gas e che sono disposti anche a pagare prezzi altissimi; dall’altro lato c’è circa una quindicina di paesi, con in testa Italia, Francia e Spagna, che spingono molto su questa misura per abbassare il costo dell’energia. Il tetto proposto dalla Commissione scatterà se i prezzi sul mercato olandese del gas, il cosiddetto TTF (Title Transfer Facility) che è il riferimento per l’intera Unione europea, supereranno i 275 euro per almeno due settimane e se il prezzo del TTF (solitamente molto più volatile degli altri mercati) sarà maggiore di 58 euro rispetto alla media di altri mercati internazionali per almeno 10 giorni. Il meccanismo dovrebbe entrare in vigore a partire dal 1° gennaio 2023. In queste settimane, però, il prezzo del gas è molto più basso del livello proposto dalla Commissione (oggi è intorno ai 120 euro), quindi difficilmente incontrerà il favore dei paesi che da mesi lo stanno proponendo. La commissaria europea all’Energia Kadri Simson ha spiegato che un livello così elevato serve a «rispettare la sicurezza dell’approvvigionamento» e a fare in modo che gli esportatori di gas non dirottino le loro forniture dove guadagnano di più. La proposta della Commissione dovrà essere discussa a livello tecnico giovedì dai ministri dell’Energia dei paesi membri. Tuttavia, è improbabile che si riesca a trovare un accordo sui dettagli del price cap già questa settimana, soprattutto perché serve l’unanimità. Probabilmente occorrerà ancora tempo per negoziare, quindi è plausibile che la discussione andrà avanti nel Consiglio europeo di metà dicembre, quando si incontreranno i capi di Stato e di governo dei paesi europei.

(Il Post Konrad dicembre 2022)

Ci sono tre navi con mille migranti ferme al largo della Sicilia

Da ormai più di una settimana al largo della Sicilia ci sono tre navi gestite da ONG che hanno soccorso circa mille migranti nel Mediterraneo e che non hanno ancora ricevuto l’autorizzazione ad attraccare in un porto italiano. A bordo della Ocean Viking di SOS Méditerranée ci sono 234 persone migranti, sulla Humanity One di SOS Humanity ce ne sono 179, e sulla Geo Barents di Medici Senza Frontiere 572.Le condizioni sanitarie a bordo sono molto complicate, ci sono centinaia di bambini e le previsioni meteo per i prossimi giorni sono in peggioramento, con possibili tempeste e onde alte fino a sei metri. Ma il governo italiano si sta opponendo a far sbarcare i migranti, di fatto riproponendo la strategia dei porti chiusi adottata tra il 2018 e il 2019 dal primo governo guidato da Giuseppe Conte, con Matteo Salvini ministro dell’Interno. Anche il governo Meloni vuole affrontare la questione dei flussi migratori verso l’Italia in modo simile, chiedendo che l’Unione Europea si impegni di più e più direttamente per la gestione dei migranti che arrivano al largo delle coste italiane. Lo fa appigliandosi al fatto che a soccorrere i migranti sono navi di ONG battenti bandiere di altri paesi europei: ma è una polemica solo politica che trascura il fatto che nel frattempo, mentre le tre navi delle ONG sono bloccate, centinaia di altri migranti arrivano irregolarmente in Italia in altro modo ogni giorno. Solo giovedì, per esempio, nel porto di Crotone sono sbarcati 465 migranti che erano a bordo di un peschereccio partito dalla Libia e intercettato dalla Guardia di Finanza (ma sono molti di più quelli che arrivano via terra o in aereo).

(Il Post Konrad dicembre 2022)

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