L’oasi felice UE

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Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato  di raccogliere queste notizie il giorno 22 novembre 2022. Il 22 novembre del 1963  viene ucciso a  Dallas il presidente  statunitense John Kennedy

Contributi a paesi poveri e decarbonizzazione. Dopo le liti la Cop27 trova l’accordo in extremis

Accordo raggiunto quando la rottura sembrava ormai a un passo. I paesi ricchi guidati da USA e UE e quelli emergenti e in via di sviluppo guidati dalla Cina, hanno concordato di istituire un fondo per ristorare le perdite e i danni causati dal riscaldamento globale nei paesi più poveri e vulnerabili. Alla Cop27 di Sharm el Sheikh, risolto il punto più delicato delle trattative su cui ora si lavora ai dettagli prima che il documento finale venga licenziato. A Sharm sarà anche nominata una commissione di esperti, che porterà il progetto del fondo alla prossima Cop28 di Dubai. Eppure, la giornata di ieri era cominciata malissimo e faceva pensare al peggio. Il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, aveva annunciato che l’UE era pronta a lasciare il negoziato se non si arrivava ad un accordo accettabile. Ma di fronte alla posizione compatta del G77 e della Cina, la UE ha finito per cedere, anche se con delle condizioni. Su tutte, che il fondo sia destinato solo ai paesi più vulnerabili, e non a tutti quelli in via di sviluppo, fra i quali risultano ancora superpotenze come Cina e India. E doveva essere finanziato dalla più ampia base di donatori, quindi anche dalla Cina stessa, che invece voleva scaricare l’onere solo sull’Occidente. Inoltre, in cambio del suo sì al fondo, l’UE ha chiesto che alla Cop27 si confermassero tutti gli ambiziosi impegni di mitigazione del cambiamento climatico presi l’anno scorso alla Cop26 di Glasgow. In particolare, l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali, vincolo sgradito alla Cina, che vuole sì impegnarsi per la decarbonizzazione, ma non vuole prendere troppi impegni con l’esterno. La bozza presentata nella notte di venerdì però non teneva conto della proposta europea al punto che l’Unione ha deciso di impuntarsi arrivando poi al risultato finale. Cina e G77 hanno detto sì a indicare nel documento finale che i destinatari degli aiuti saranno i Paesi più vulnerabili, e che sarà ampliata la platea dei donatori. «Trent’anni di pazienza. Il giorno è arrivato. È fatta. Questo è un momento unico», ha esultato su Twitter il capo negoziatore africano, il guineano Alpha Kaloga. Per l’ambientalista indiano Harjeet Singh, il nuovo fondo «dà speranza ai popoli vulnerabili di ottenere aiuto adeguato per riprendersi dai disastri climatici e ricostruire le loro vite». Sugli altri temi in discussione, l’ultima bozza di documento finale della Cop27 riconosce che per mantenere il target di 1,5 gradi è necessario un taglio delle emissioni del 43% nel 2030 rispetto al 2019. Viene deciso poi l’aggiornamento degli impegni di decarbonizzazione degli stati entro la Cop28 del 2023 e si ribadiscono gli impegni di Glasgow per la riduzione della produzione elettrica a carbone e delle emissioni di metano. Infine, si riconosce il ruolo decisivo delle energie rinnovabili anche se non si prende nessun impegno per la riduzione dei combustibili fossili.

Il giornale.it novembre 2022)

Il piano della commissione europea per tenere sotto controllo il mercato del gas

La Commissione europea ha presentato oggi un nuovo piano per far fronte alla crisi energetica che ha colpito il continente dall’inizio della guerra in Ucraina. È da mesi che i paesi membri stanno negoziando soluzioni comuni per far fronte ai rincari del gas, ma le diverse sensibilità sulla politica energetica non consentivano di arrivare a un accordo. Togliendo gli elementi più controversi, la Commissione spera di riuscire ad arrivare a un’approvazione. I progressi in sede europea non sono mai dirompenti, ma sono il frutto di piccoli successi marginali nelle negoziazioni, che in questo caso stanno durando da marzo. Il piano contiene meccanismi di acquisti comuni di gas, così da sfruttare una maggiore capacità negoziale per ottenere prezzi più bassi, di solidarietà nelle forniture, nel caso in cui alcuni stati membri si trovino a far fronte a un’improvvisa mancanza della materia prima, e infine un nuovo meccanismo per la determinazione del prezzo del gas. Non si tratta di un tetto al prezzo del gas, il cosiddetto price cap su cui si discute da mesi senza trovare un accordo. Il provvedimento, che riprende molte idee già discusse dai capi di Stato e di governo al Consiglio europeo informale di Praga, sarà poi discusso a livello politico durante il Consiglio europeo del 20 e 21 ottobre. Il progetto prevede l’introduzione di un nuovo meccanismo di riferimento per stabilire il prezzo del gas, diverso dal prezzo che si definisce sul Title Transfer Facility (TTF), il mercato energetico di Amsterdam, che in questi mesi ha mostrato molti problemi. Ci lavorerà l’ACER, l’Agenzia europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia, che consegnerà un modello entro marzo 2023. Nel frattempo, la Commissione suggerisce di affrontare l’emergenza con un limite al prezzo dinamico, una misura temporanea e di ultima istanza, da attivare se i prezzi dovessero andare di nuovo fuori controllo. Nella conferenza stampa tenuta a Strasburgo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ricordato come il TTF non sia più rappresentativo del mercato energetico europeo, perché è stato pensato quando le forniture avvenivano perlopiù tramite gasdotto, mentre ora sono notevolmente aumentate le forniture via nave di gas naturale liquefatto (quello che poi ha bisogno dei rigassificatori, per intenderci).

(Post Konrad novembre 2022)

La Germania terrà aperte le sue tre centrali nucleari fino ad Aprile

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha annunciato che il paese manterrà aperte le sue ultime tre centrali nucleari fino a metà aprile, per rispondere all’emergenza energetica provocata dalla guerra in Ucraina e dal taglio delle forniture di energia da parte della Russia. A inizio settembre il governo tedesco, sostenuto da una coalizione tra i Socialdemocratici (SPD) di Scholz, i Verdi e il Partito Liberaldemocratico (FDP), aveva annunciato che avrebbe tenuto aperte solo due delle ultime tre centrali nucleari rimaste attive per garantire una riserva d’emergenza durante l’inverno. Il piano prevedeva di tenere attive le centrali nucleari Isar e Neckarwestheim, nel sud del paese, e di chiudere entro la fine del 2022 la centrale di Emsland, in Bassa Sassonia, nel nord-ovest del paese (ognuna ha una potenza di circa 1,5 gigawatt). Ma nelle ultime settimane la crisi energetica aveva riavviato le discussioni sul tema nel governo. Il Partito Liberaldemocratico (FDP), in particolare, aveva fatto pressioni perché venisse prolungata l’attività anche della centrale nucleare di Emsland, contro il parere dei Verdi (e del ministro dell’Economia Robert Habeck, che è anche il leader dei Verdi). Alla fine, martedì Scholz ha deciso il prolungamento dell’operatività di tutte e tre le centrali. La Germania ha da tempo messo in atto un piano per rendersi indipendente dall’energia nucleare e dismettere tutte le centrali ancora esistenti. Il piano era stato deciso soprattutto in conseguenza dei dibattiti sulla sicurezza scaturiti nel paese dopo il disastro del 2011 nella centrale nucleare di Fukushima, in Giappone. Prima di quell’evento, in Germania c’erano 17 reattori nucleari, da cui il paese ricavava circa un quarto della propria energia elettrica. La scorsa settimana l’attivista svedese Greta Thunberg, che negli ultimi anni è diventata nota in tutto il mondo per le sue lotte contro il riscaldamento globale e in favore di politiche ambientaliste, aveva criticato duramente il piano del governo tedesco per la dismissione delle sue centrali nucleari. Aveva detto in un’intervista che chiudere le centrali nucleari è «una cattiva idea», se questo comporta l’impiego del carbone, cioè il combustibile che causa le maggiori emissioni di anidride carbonica, il principale gas a cui si deve il cambiamento climatico.

(Post Konrad novembre 2022)

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