L’oasi felice UE

Ott 23 • L'opinione, Prima Pagina • 294 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il sette ottobre 2022. Il sette ottobre 1948 viene presentata a Parigi la Citroen 2Cv di 375 centimetri cubi, pesa 500kg e può raggiungere i 66 km orari. Il disegno è dell’italiano Flaminio Bertoni.

La Commissione Europea vuole proporre un taglio obbligatorio dei consumi energetici.

Nei prossimi giorni la Commissione Europea presenterà un piano per ridurre i consumi di energia in tutti i paesi membri dell’Unione, e far fronte alla grave crisi energetica causata dalla riduzione delle importazioni di gas dalla Russia. Secondo una bozza del piano, vista e raccontata da diversi giornali internazionali, la Commissione proporrà ai paesi europei un taglio obbligatorio dei consumi di energia durante determinate ore della giornata. La proposta verrà presentata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen probabilmente mercoledì, nel corso dell’annuale discorso sullo stato dell’Unione Europea al Parlamento Europeo in riunione a Strasburgo. Dovrà essere poi approvata dai singoli paesi. Nella bozza la Commissione prevede che vengano selezionate 3 o 4 ore di ciascuna giornata in cui i paesi siano obbligati a ridurre l’utilizzo di energia elettrica: non viene definito un orario specifico, e si lascia a ogni paese libertà di scelta. Si legge, per esempio, che questa fascia oraria potrebbe includere quelle in cui l’elettricità generata da fonti rinnovabili è minore. Non si specifica quanta energia ogni paese dovrà ridurre: questo dettaglio sarà discusso martedì mattina quando si riunirà il collegio dei commissari, con i delegati dei 27 paesi dell’Unione. Secondo una precedente bozza circolata nei giorni scorsi, un’ipotesi sarebbe quella di imporre tra il primo novembre e il 31 marzo una riduzione del 10 per cento dei consumi al mese, rispetto agli stessi cinque mesi negli anni tra il 2017 e il 2021. Dalla bozza non è chiaro come la Commissione intenda imporre questi tagli: se verrà lasciata anche in questo discrezionalità ai singoli paesi, starà ai governi decidere se per esempio applicarli solo alle aziende, che consumano più energia delle abitazioni private, o se a tutta la popolazione. In quest’ultimo caso è possibile che nelle fasce orarie che verranno scelte non si potranno usare contemporaneamente più elettrodomestici che consumano molta energia (come già succede in alcuni casi, dove l’accensione simultanea di due o più elettrodomestici fa «scattare» il contatore della luce). Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, che la settimana scorsa aveva già presentato un piano per ridurre i consumi di gas, ha commentato le indiscrezioni sulla bozza a Radio 24 dicendosi scettico sulla realizzazione pratica di un piano del genere: «C’è una ridda di voci e indiscrezioni su quello che la Commissione sta elaborando. Dal punto di vista tecnico nutro qualche dubbio. Non tutti i cittadini europei hanno il contatore elettronico in casa. Mi sembra difficile da attuare». Secondo Cingolani è più probabile che l’obbligo di tagliare i consumi avverrà nella forma di una «moral suasion», un invito alle persone a un comportamento più prudente e consapevole nell’uso dell’energia elettrica. Nella bozza, come prevedibile, non viene fatto riferimento ad alcuna misura che preveda di mettere un tetto al prezzo del gas russo, il cosiddetto price cap. È un tema di cui tra i governi dei paesi dell’Unione si discute da settimane, e su cui ancora non è stato raggiunto un accordo. Il problema principale è che alcuni paesi sono molto dipendenti dal gas russo e temono ritorsioni dalla Russia nel caso venga fissato un tetto al prezzo del gas, e di perdere anche quel poco che viene ancora fornito loro.

(Post Konrad ottobre 2022)

Kim e Putin: il rischio del doppio test atomico che spaventa gli USA

Da un lato il possibile uso di armi nucleari tattiche sbandierato da Vladimir Putin, un’eventualità confermata da un’informativa della NATO sul potenziale pericolo rappresentato dalla presenza del sommergibile K-329 Belgorod nei mari artici. Dall’altro i sempre meno silenziosi preparativi di Kim Jong Un, pronto, si dice, a effettuare il suo settimo test nucleare dopo il congresso del Partito Comunista Cinese di ottobre, ma prima delle elezioni di medio termine statunitensi di novembre. Gli Stati Uniti rischiano di trovarsi stretti tra due fuochi, la minaccia russa unita allo spauracchio nordcoreano, per uno dei peggiori scenari possibili in materia di sicurezza nazionale. Un doppio test nucleare, con il rischio che Mosca e Pyongyang possano premere il tasto rosso quasi in contemporanea, sarebbe per gli USA un nodo spinosissimo da sciogliere. In un simile scenario, infatti, Washington si ritroverebbe a fare i conti con due fronti aperti paralleli, ai quali bisognerebbe aggiungere il braccio di ferro a distanza con la Cina, per molti la vera rivale degli USA. Sul fronte russo, il più caldo dei due, Joe Biden, e pure la NATO, hanno ripetutamente avvertito Putin. «L’uso di armi nucleari avrà conseguenze catastrofiche per la Russia. Gli Stati Uniti e i nostri alleati risponderanno in modo deciso. E siamo stati chiari e specifici su ciò che ciò comporterà», ha recentemente dichiarato Jake Sullivan, Consigliere per la Sicurezza Nazionale USA. Insomma, il messaggio è sempre lo stesso (da mesi) ma Mosca non sembra curarsene più di tanto. Almeno, a giudicare dalle repliche verbali provenienti dal Cremlino. Intanto la Federation of American Scientists ha elencato qualche dato per dare forma al senso della minaccia atomica della Russia. Mosca ha a disposizione un arsenale di 5.977 testate nucleari, più di qualsiasi altro Paese al mondo e di tutte le riserve NATO messe insieme, anche se circa 1.500 sarebbero ormai pronte per essere smantellate perché vetuste. E almeno 1.588 bombe pronte all’uso, già montate su basi di lancio da terra, lanciamissili sottomarini e caccia. Ebbene, l’Alleanza Atlantica ha acceso i riflettori sul K-329 Belgorod, sottomarino in grado di sparare il missile-drone Poseidon, concepito per portare testate atomiche da due megatoni a diecimila km di distanza ed esplodere nei pressi della costa, provocando uno tsunami radioattivo con onde alte fino a 500 metri. I movimenti del sottomarino non sono affatto passati inosservati. Ma Putin, nel caso in cui volesse effettuare un test nucleare per lanciare un messaggio al blocco occidentale, potrebbe affidarsi anche ad altri strumenti, tra cui il missile balistico intercontinentale Sarmat.

Il test di Kim.

L’intelligence sudcoreana, intanto, ha spiegato che la Corea del Nord potrebbe effettuare il suo famigerato settimo test nucleare in una finestra temporale compresa tra il 16 ottobre e il 17 novembre. Il Korea Herald ha scritto che il National Intelligence Service (NIS) della Corea del Sud ha affermato che il completamento da parte della Corea del Nord del ripristino del tunnel n. 3 presso il sito di test nucleare di Punggyeri ha aumentato le possibilità di un test nucleare. Il NIS ha inoltre rivelato che il leader nordcoreano Kim Jong Un e il leader cinese Xi Jinping si sono scambiati lettere personali otto volte. Stando all’informativa, Kim avrebbe inviato a Xi sei lettere, mentre Xi ne avrebbe inviate al suo omologo due soltanto. Chissà se in almeno una di quelle missive i due hanno parlato anche del test nucleare nordcoreano?

(InsideOverOttobre)

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