L’oasi felice UE

Set 23 • L'opinione, Prima Pagina • 150 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il 12 settembre-Il 12 dicembre 1969 un ordigno esplode nella sede della Banca nazionale dell’agricoltura di Piazza Fontana. Milano.

La partita cinese si gioca a Kiev

Alla fine, si scopre che a decidere chi vincerà non saranno le armi ma la politica. Politica è ormai una parolaccia e bisognerebbe sostituirla con le intenzioni dei gruppi dirigenti occidentali. Questa guerra viene combattuta con tutte le armi note, più una specie di enorme cannone multiplo computerizzato, noto come Himars e che costa una decina di milioni. Un mostro di tecnologia che, con la leggerezza di una ballerina, sparisce senza farsi colpire dopo essere stato individuato. Ce l’hanno i Russi, ma i migliori sono americani e inglesi. Queste armi determinano progressi lentissimi ma prevedibili: vincerà chi avrà più Himars. Le armi occidentali sono migliori ma scarseggiano perché gli Americani le forniscono con il contagocce: quante ne bastano per non perdere, poche per vincere. Lo sviluppo militare sarà la conseguenza delle decisioni politiche, le fonti americane dicono di voler valutare le intenzioni cinesi, sulla guerra per Taiwan. La Cina è in espansione rallentata e all’interno del partito comunista diminuisce il numero dei guerrafondai. Nell’attesa della scelta di Pechino fra burro o cannoni, gli Americani dosano la risposta ucraina alla Russia, mostrando sia potenza tecnologica sia flessibilità. Gli Ucraini lo sanno e hanno annunciato di esser in grado di produrre i cannoni Himars con le loro risorse, il che è possibile anche se richiede tempo. Lo stesso tempo che ha la Cina per decidere se fare la guerra di Taiwan o accettare la pace americana, abbandonando i russi.

( Il giornale.it Paolo Guzzanti)

 

La profezia della consigliera di Trump: ecco cosa farà Putin

Fiona Hill è sicura: Putin sta cercando di abbattere l’intero ordine mondiale. Dove vuole arrivare il presidente russo e perché utilizzerà tutte le armi che ha a disposizione. Ha studiato Vladimir Putin per decenni, analizzato le sue mosse, pesato le sue parole, dichiarazioni e comportamenti. Fiona Hill è una delle più importanti esperte di Russia degli Stati Uniti. Recentemente ha ricoperto il ruolo di consigliere di Donald Trump ed è stata direttrice per l’Europa e la Russia nel Consiglio per la sicurezza nazionale della sua amministrazione. Nessuno credeva ai propri occhi quando le truppe russe hanno lanciato l’offensiva contro Kiev. «L’Ucraina è diventata la prima linea di una lotta non solo tra democrazie e autocrazie, ma di una lotta per il mantenimento di un sistema basato su regole in cui le cose che i Paesi vogliono non vengono prese con la forza», ha detto Hill. Secondo l’ex consigliera di Trump, Putin sta operando sempre più emotivamente ed è probabile che utilizzerà tutte le armi che ha a disposizione. Comprese le armi nucleari. «Non dobbiamo essere intimiditi e spaventati. Dobbiamo prepararci a queste contingenze e capire cosa fare per evitarle», ha aggiunto. Ci sono indizi emblematici che dovrebbero far scattare più di un campanello d’allarme. Basta citare la giustificazione che ha utilizzato Putin per dare il via alla guerra in Ucraina o la richiesta che ha fatto all’esercito ucraino di rovesciare il suo stesso governo. Tutto questo, a detta di Hill, sarebbe indice di un’emozione viscerale malsana e «straordinariamente pericolosa» perché «ci sono pochi controlli ed equilibri attorno a Putin». Sembra quasi che il presidente russo si sia assunto la piena responsabilità della guerra, e che persino i capi dei suoi servizi di sicurezza e di intelligence siano stati presi alla sprovvista. Secondo Hill risalirebbe almeno al 2007, quando lo stesso Putin mise in guardia il mondo – in primis l’Europa – sul fatto che Mosca non avrebbe mai accettato un’ulteriore espansione della NATO. «All’epoca ero un ufficiale dell’intelligence nazionale e il National Intelligence Council stava analizzando ciò che la Russia avrebbe probabilmente fatto in risposta alla dichiarazione della NATO Open Door. Una delle nostre valutazioni era che esisteva un rischio reale di una sorta di azione militare preventiva russa, non solo limitata all’annessione della Crimea, ma anche a un’azione molto più ampia intrapresa contro l’Ucraina insieme alla Georgia», ha ricordato l’esperta. Non a caso, quattro mesi dopo il Vertice di Bucarest della NATO, è andata in scena l’invasione della Georgia. In quel frangente l’Ucraina fu risparmiata, probabilmente perché Kiev si era tirata indietro sull’adesione alla NATO. Omissis

( il giornale .it )

 

La prima richiesta di re Carlo III

La regina Elisabetta II, ormai, era diventata familiare per i cittadini britannici abituati al suo nome e alla sua effige un po’ ovunque, dalle banconote, alle monete, ai francobolli. Con la morte della sovrana è iniziata una transizione, in certi casi immediata e in altri molto più lenta, che vedrà protagonista re Carlo III. La rivoluzione riguarderà soprattutto le cose sulle quali Elisabetta II è ritratta. Ci sono in circolazione ben 29 miliardi di monete britanniche con l’immagine della regina. Lo racconta il New York Times, sottolineando che in tutte il volto della sovrana è girato a destra. Ora, prosegue l’articolo, è il turno di re Carlo III anche sulle monete, «ma lui preferisce essere raffigurato voltato verso sinistra», annota il quotidiano.

È cominciata con questa curiosa richiesta quello che la BBC ha chiamato il «royal rebranding», ovvero la modifica dell’iconografia legata alla longeva monarca su francobolli, monete e la sua menzione in preghiere e inno nazionale. Una delle modifiche più semplici sarà quella che riguarderà il testo dell’inno nazionale: da «God Save Our Gracious Queen» a «God Save Our Gracious King», anche se potrebbe volerci un po’ di tempo prima che il grande pubblico canti con naturalezza la nuova versione. L’inno è in uso dal 1745, quando una prima versione diceva: «Dio salvi il grande Giorgio, il nostro re, lunga vita al nostro nobile re, Dio salvi il re». Omissis

(Erica Orsini Il giornale .it)

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