L’oasi felice UE

Set 9 • L'opinione, Prima Pagina • 181 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco MendoliaHo teminato di raccogliere queste notizie il 30 agosto 2022. Il 30 agosto del 1706 viene ritrovato il corpo di pietro Micca che nella notte ha fatto esplodere un barilotto da venti chili di polvere da sparo nelle gallerie della cittadella di Torino per salvare la città dall’avanzata franco-spagnola.

L’UE cambia rotta: apre al tetto sul gas. «Riforma d’urgenza»

Dopo lo sbandamento quindi, l’Europa sta provando a riorganizzarsi per reggere al ricatto russo sul gas. La data da segnare sul calendario è il 9 settembre, quando a Bruxelles ci sarà una riunione straordinaria dei ministri dell’Energia dell’UE. La presidente della Commissione UE, Ursula Von der Leyen, ha detto ieri, in un evento in Slovenia, che «L’aumento vertiginoso dei prezzi dell’elettricità sta mettendo a nudo i limiti dell’attuale struttura del mercato elettrico, che è stato sviluppato per circostanze diverse. Per questo stiamo lavorando a un intervento di emergenza e a una riforma strutturale del mercato dell’elettricità». A Bruxelles, l’Italia proverà a spingere per applicare un tetto al prezzo del gas a livello europeo. Anche se rimane più alla portata l’idea di disaccoppiare le quotazioni di energia elettrica e gas. Quanto meno, però, sembra che i vari partner europei abbiano capito che risposte posticce faranno solo la gioia di Vladimir Putin. Intanto, la giornata di ieri ha portato un po’ di sollievo sul mercato di Amsterdam: il prezzo del gas è calato fino al 20% a 268 euro al megawattora (per chiudere a 272). Sul mercato sono scattate le prese di profitto dei trader dopo che il prezzo ha corso tantissimo nelle scorse settimane, ma ha inciso anche la buona notizia sugli stoccaggi della Germania, che raggiungeranno l’85% della loro capacità entro l’inizio di settembre. L’emergenza è tutt’altro che risolta, e la sensazione è che si tratti solo di un sospiro prima del grande salto. «Dobbiamo prepararci a una potenziale interruzione totale del gas russo», ha annuncato la Von Der Leyen. «Stiamo diversificando i nostri fornitori alla velocità della luce: la fornitura di gas da fonti diverse dalla Russia è aumentata di 31 miliardi di metri cubi da gennaio di quest’anno e questo compensa i tagli russi. Stiamo anche riducendo in modo sostanziale il nostro fabbisogno di gas importato e per questo abbiamo chiesto agli Stati membri di ridurre il consumo di gas del 15%». Quest’ultimo piano dovrebbe consentire risparmi per 45 miliardi di metri cubi. Ma potrebbe non bastare: «Purtroppo, dobbiamo prepararci al razionamento dell’elettricità alle imprese», ha detto la premier francese, Elisabeth Borne, parlando davanti al Congresso del Medef, la Confindustria d’Oltralpe. La premier ha chiesto a tutte le imprese di preparare, a settembre, «un piano di moderazione» e ha dato appuntamento a tutti per l’inizio di ottobre per «conoscere i diversi scenari» e considerare «i rischi di razionamento

(IL giornale  Marcello Astorri)

Stop ai visti per i Russi, Bruxelles adesso frena. «Unanimità improbabile»

Si rischierebbe di penalizzare in qualche modo anche chi cerca di fuggire dal regime. C’è chi la chiama «Guerra di Putin», chi estende le responsabilità a tutti i Russi. Difficile trovare una quadra ma c’è chi non ha dubbi. «Questa è una guerra russa, non una guerra putiniana, ne sono certo al 100%», ha detto ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, chiedendo in modo esplicito la sospensione dei visti europei per tutti i Russi, pur sottolineando però come i comuni cittadini «non devono essere isolati, ma incoraggiati a ribellarsi contro il Cremlino». «È improbabile che i ministri degli Esteri dell’Unione europea appoggino all’unanimità il divieto di rilascio dei visti turistici russi quando si riuniranno per discutere la questione», ha ribadito Borrell, che si è detto personalmente contrario appoggiando però «un processo più selettivo». Si va a caccia di un compromesso quindi per non mettere nella lista nera chiunque abbia il passaporto russo, in un costante confronto tra falchi e colombe. Non più tardi di ieri, un non meglio identificato funzionario europeo aveva detto al Financial Times che «non è appropriato per i turisti russi girare per le nostre città. Dobbiamo inviare un segnale alla popolazione russa che questa guerra non è accettabile» mentre un altro collega ha sottolineato che «Siamo in una situazione eccezionale che richiede misure eccezionali. Vogliamo andare anche oltre». Facile quindi immaginare un possibile inasprimento delle misure nei confronti di oligarchi e «amici dichiarati» del regime, senza forzare la mano su turisti «comuni» e soprattutto fuggiaschi verso i quali, anzi, sarebbe necessario correre in soccorso. Un primo passo, per esempio, potrebbe essere quello di rendere più difficile e dispendiosa la richiesta dei documenti d’ingresso per i Paesi dell’Unione, lasciando in vigore i visti per ragioni umanitarie e per i dissidenti. Mentre è ancora incerto quali e quante misure verranno adottate nei confronti della Bielorussa, palesemente collaborazionista nei confronti di Putin nonostante le dichiarazioni di facciata.

(Il giornale .it)

«La Cina come la Russia»: l’aspirante premier inglese prepara la prossima guerra

«La ministra degli Esteri ha promesso di rimodellare la politica estera se diventa primo ministro», così afferma il Times secondo cui Liz Truss intende classificare la Cina «per la prima volta come una minaccia alla sicurezza nazionale». I suoi alleati riferiscono, sempre sul Times, che «se la mossa avverrà, la Cina sarà elevata a uno status simile alla Russia».

La promessa che la candidata premier inglese fa ai suoi alleati suona inevitabilmente come un ulteriore possibile motivo di tensione nello scenario tra Occidente e Oriente. Dopo la visita della statunitense Nancy Pelosi a Taiwan, il clima si è scaldato notevolmente e questo passo, con una guerra in corso, potrebbe essere la scintilla in grado di allontanare, ancora una volta, le risoluzioni diplomatiche. Favorendo così i giochi di forza geopolitici.

Liz Truss pare intenda infatti «riaprire la revisione integrata che tratta di quali dovrebbero essere le priorità britanniche in termini di diplomazia e difesa nel prossimo decennio». Un tentativo, quello di Truss, per reprimere gli sforzi del Tesoro per rafforzare la cooperazione economica con Pechino.

La Cina è infatti per il Regno Unito un «concorrente sistemico» e un paese con cui andrebbero approfondite le relazioni commerciali. Nella revisione, che Truss promette di modificare, si legge infatti: «Le economie commerciali aperte come il Regno Unito dovranno impegnarsi con la Cina a rimanere aperte al commercio e agli investimenti cinesi, ma devono anche proteggersi dalle pratiche che hanno un effetto negativo sulla prosperità e sulla sicurezza». Ma non per la conservatrice che ha sostenuto che la priorità deve essere quella nazionale e non quella economica.

L’argomento è incandescente nelle stanze del potere inglese. L’avversario politico di Truss e l’ex cancelliere Sunak hanno infatti tentato l’avvicinamento ad accordi commerciali nella speranza che il Regno Unito diventi il mercato preferito per le aziende cinesi, come rivelava sempre il Times lo scorso mese. Ma Truss ha gelato i rivali: «Non ci saranno più partnership economiche. Tutto questo doveva essere sospeso dopo Hong Kong».

Una fonte della campagna elettorale targata Truss racconta al Times: «Liz ha rafforzato la posizione del Regno Unito su Pechino da quando è diventata ministro degli Esteri e continuerà ad assumere questa posizione da falco come primo ministro. È stata attiva nel denunciare la coercizione economica della Cina». La presa di posizione della ministra inglese ricalca quella del segretario di stato americano Blinken che, solo qualche mese fa, ha definito la Cina «la più grande minaccia all’ordine internazionale».

Bianca Leonardi 30 agosto 2022

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