L’oasi felice UE

Ott 29 • L'opinione, Prima Pagina • 125 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il sei ottobre 2021. Il sei ottobre 1910 nasce ufficialmente la Repubblica Democratica Portoghese.

La risposta UE all’intesa Aukus: rinviati i negoziati sull’accordo di libero scambio con l’Australia. Canberra: «Era interesse nazionale»

Nonostante i tentativi di riavvicinamento di Joe Biden e le parole addirittura di fratellanza di Boris Johnson, non accenna ad abbassarsi la tensione nata tra l’Unione europea, Francia in primis, e i tre paesi che hanno siglato la partnership Aukus: Gran Bretagna, Stati Uniti e Australia. L’ultima «ritorsione» di Bruxelles colpisce proprio Canberra, il governo che fino a oggi ha mostrato minor «pentimento» per la decisione di cancellare il contratto per l’acquisto di sottomarini francesi per un valore complessivo di 56 miliardi di euro, in favore di altri mezzi made in USA. Così, i negoziati in programma da tempo su un possibile accordo di libero scambio tra l’Australia e l’Unione europea sono stati rinviati «di un mese», come reso noto oggi da un funzionario comunitario. Omissis

(Il fatto quotidiano ottobre 2021)

L’Italia torna nella stretto di Hormuz

L’Italia invia la sua prima nave nello Stretto di Hormuz. La fregata Federico Martinengo ha lasciato le acque di Aden dove operava nel contesto dell’operazione antipirateria Atalanta, per fare rotta verso le porte del Golfo Persico, dove sarà coinvolta nell’operazione Agenor, la componente militare della missione europea Emasoh. La nave sostituirà la fregata francese Languedoc, da quattro mesi impegnata nelle acque tra il Mare Arabico e il Golfo per la missione di controllo delle rotte energetiche e commerciali. E, come hanno tenuto a sottolineare anche i canali social della missione europea, «questa è la prima volta che l’Italia si unisce a Emaosh a livello militare, parallelamente al percorso politico». L’Italia torna così ufficialmente nei mari che dividono l’Iran dalla Penisola arabica in una missione che ha diversi risvolti politici prima ancora che strategici. Omissis

(InsiderOver Ottobre 2021Lorenzo vita)

Chi sarà il prossimo presidente del Parlamento europeo?

È una domanda che inizieranno a farsi in molti, in queste settimane. L’attuale presidente David Sassoli – che si sta ancora riprendendo da una brutta polmonite – ha fatto capire a varie persone delle istituzioni europee che intende mantenere il suo incarico, nonostante a inizio legislatura i socialisti dell’S&D si fossero messi d’accordo con i liberali di Renew Europe e i popolari del PPE per smezzarsi l’incarico. Dall’inizio del 2022, si era detto, il presidente del Parlamento sarebbe stato Manfred Weber, attuale capogruppo del PPE al Parlamento. E però, qualche settimana fa, Weber ha fatto sapere che non intende diventare presidente del Parlamento, preferendo candidarsi a presidente del PPE. L’S&D ha colto la palla al balzo per spargere la voce che l’accordo del 2019 riguardasse il solo Weber, e che quindi per nominare il nuovo (o vecchio) presidente bisognerà trovare un nuovo accordo. A sostegno della loro tesi, i socialisti citano anche la recentissima vittoria dell’SPD in Germania che, con l’eventuale nomina di Scholz a cancelliere, potrebbe effettivamente cambiare gli equilibri europei, e il fatto che, a causa della pandemia, la presidenza di Sassoli è stata di fatto azzoppata dal punto di vista legislativo. Il PPE però non ne vuole sapere. «Chi non rispetterà i patti se ne assumerà le responsabilità», ci ha detto una fonte del gruppo parlamentare del PPE, che aggiunge che il partito indicherà quello che considera come il successore di Sassoli «entro novembre». I nomi che girano sono soprattutto due, entrambi provenienti dall’ala più moderata per attrarre consensi da Renew: l’attuale presidente Robert Metsola, maltese, piuttosto giovane, rispettato nelle istituzioni europee ma piuttosto indigeribile per i socialisti perché ha posizioni durissime nei confronti del Partito laburista maltese. «Ci creerebbe un problema politico», ammette una fonte interna al gruppo S&D. Circola anche il nome di Esther de Lange, parlamentare europea olandese dal 2007, considerata estremamente gradita al primo ministro dei Paesi Bassi, Mark Rutte. Omississ.

(Il Post Konrad ottobre 2021)

Populisti, sovranisti e conservatori: cosa succede davvero in Europa

Populismo e sovranismo sono due concetti politici completamente diversi. Anche se i media commettono spesso l’errore di sovrapporre i due termini come se fossero sinonimi, esistono in realtà differenze non trascurabili che separano i fenomeni populisti da quelli sovranisti. I primi non seguono dogmi, incarnano una generica lotta del popolo contro le élite, accusate di essere usurpatrici del benessere, offrono soluzioni semplici a problemi complessi e spingono per una riforma della democrazia, in modo tale che questa risulti più diretta possibile. I populismi, inoltre, si nutrono delle crisi economiche e democratiche, al punto che possono essere considerati ottimi termometri per misurare lo stato di salute di un determinato sistema politico. Diverso è il discorso relativo ai sovranismi, le cui esperienze, pur condividendo punti di contatto con i fenomeni populisti, o addirittura facendo uso dello stesso populismo nella comunicazione politica o in altri ambiti, mirano a tutelare l’identità di uno Stato nazionale rispetto alla comunità internazionale, i confini e, più in generale, le prerogative della nazione. Negli ultimi anni sono emersi un po’ in tutto il mondo leader politici ibridi, difficili da etichettare in un senso o nell’altro. A complicare ulteriormente la situazione, lo scenario di fondo dei paesi da loro rappresentati, talvolta nemmeno più considerati democratici ma «autocratici», per non dire autoritari. Prendiamo il caso di Viktor Orban, primo ministro dell’Ungheria, a capo del partito Fidesz, politico navigato e legittimamente eletto dal popolo al termine di regolari contese elettorali. Orban è accusato – in termini dispregiativi – di essere populista, sovranista e demagogo. Al di là delle considerazioni valutative effettuate da giornalisti e opinionisti, dove possono essere collocati, nella scena politica odierna, personaggi come Viktor Orban? E qual è il loro obiettivo politico? Omississ. Ma qual è il futuro di Viktor Orban? «Orban può diventare, se ci riesce e se lo vuole, il capofila di un nuovo conservatorismo reattivo, non più rassegnato a diminuire la velocità del cambiamento imposto dai progressisti, ma disposto a combattere il progressismo sul suo stesso terreno», ha spiegato Tarchi. Orban deve tuttavia fare i conti con una spada di Damocle non da poco, la stessa che pende sulla testa del governo polacco, ceco e slovacco. «La palla al piede di Orban, e in parte anche degli altri membri del Gruppo di Visegrad, è il fatto che non si trova nella condizione di poter uscire dall’Unione europea, perché, dal punto di vista economico, una mossa del genere provocherebbe enormi sconquassi all’Ungheria», ha aggiunto ancora Tarchi. Il primo ministro ungherese si troverà quindi costantemente a fare i conti con sanzioni, denigrazioni e attacchi più o meno diretti da parte di Bruxelles, almeno finché l’UE manterrà la guida che ha adesso. «Il ruolo di Orban, al di fuori dei confini magiari, è molto difficile da interpretare», ha concluso Tarchi. (N.d.r Marco Tarchi è un politologo e accademico italiano, professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri dell’Università di Firenze dove attualmente insegna Scienza Politica, Comunicazione politica e Analisi e Teoria politica)

(InsiderOver Federico Giuliani)

La presenza europea nel continente africano

L’Europa sta attraversando notevoli difficoltà nel mantenere in Africa una certa influenza. Il vecchio continente sconta soprattutto l’affanno della Francia, tradizionalmente la potenza europea più presente. A giugno, il presidente Emmanuel Macron ha annunciato la fine dell’operazione Barkhane in Mali, dopo il nuovo colpo di Stato attuato a Bamako. La missione era stata inaugurata nell’ottica del contrasto al terrorismo dilagante nel Sahel. Oggi, il Mali è uno dei paesi africani con lo sguardo maggiormente rivolto ad altri attori. A partire dalla Turchia e dalla Russia, con quest’ultima parzialmente presente con i contractors della Wagner. Quando sta accadendo qui ha imposto all’Europa una profonda riflessione sul suo impegno militare in Africa. Omissis.

(InsiderOver, Federico Giuliani, Mauro Indelicato ottobre 2021)

Omissis.

 

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