L’oasi felice UE

Ott 9 • L'opinione, Prima Pagina • 994 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Dr. Francesco Mendolia

L’Unione Europea prepara la conquista della Svizzera?

(Continua dal numero dell’11 settembre 2015)

Ma il 15 gennaio 2015, il franco standard in realtà muore e vi mostro il perché. Un sistema di valore come è quello del franco o più in grande quello del dollaro, è sano finché non si mettono in dubbio le fondamenta, finché le garanzie non vengono richieste. L’esempio storico più grande e chiaro è quello del gold standard. Il sistema basato sulla riserva aurifera regge finché si ha fiducia nell’economia da esso generata, ma quando questa fiducia manca si va a richiedere direttamente l’oro, facendo ovviamente saltare il banco.

Idem in Svizzera, il sistema franco ha retto finché la BNS ha compensato stampando e comprando euro ma, bloccando questo gioco, il franco ovviamente si rivaluta e fa saltare la stessa base del franco stesso cioè la Svizzera.

Cosa succederà ora? La Svizzera si troverà con una valutata rivalutata che inevitabilmente provocherà deflazione e una conseguente recessione dovuta principalmente al calo delle esportazioni, all’incremento delle importazioni, alla forte diminuzione del turismo, all’incremento del turismo svizzero verso l’estero e all’inevitabile rivalutazione dei debiti, il che porta a una estrazione di ricchezza che defluisce dall’economia reale verso il sistema finanziario.

Ora, sarà interessante vedere come si evolverà questa situazione se quindi il franco continuerà a rivalutarsi arrivando fino a 0,80, con effetti recessivi sempre più gravi, oppure se si stabilizzerà intorno alla parità.

Data l’instabilità globale è probabile che da tutto il mondo continui il flusso di capitali verso il franco, dato che gli unici altri beni rifugio esistenti, cioè il dollaro e l’oro, ancora non hanno preso una forte direzione definitiva.

Per questo non escludiamo che la BNS inizi a comprare dollari e titoli americani in vista della continua rivalutazione del dollaro e del possibile aumento dei tassi di interesse, così anche da togliere una certa pressione sul franco svizzero e rendendo globalmente più appetibile il dollaro.

Detto questo, abbiamo un titolo che ipotizza una futura entrata della Svizzera nell’Euro.

Ai più sembrerà follia questa affermazione, figurati se gli Svizzeri entreranno nell’Euro, ma la nostra stella polare si chiama Lunga marcia dell’Eurocrazia e probabilmente i poteri che hanno iniziato questa marcia sono gli stessi poteri che hanno obbligato la BNS alla scelta del 15 gennaio.

E la tattica, come abbiamo già sostenuto, è sempre la stessa, già utilizzata e quasi banale, prima dare credito facile e improvvisamente restringerlo, ottenendo così il risultato prefissato.

Ma cosa c’entra la lunga marcia dell’Eurocrazia con il franco svizzero? Come ben sapete in quell’articolo sosteniamo che il Superstato Europeo debba inevitabilmente coprire l’intera Europa geografica.

Con la scelta della BNS di liberare la rivalutazione del franco, l’eurocrazia ha ottenuto due piccioni con una fava: da una parte porterà alla gravissima rivalutazione dei debiti di moltissimi cittadini e imprese ungheresi, polacche, ceche, rumene e in misura minore di altri paesi dell’est, che li spingerà, dato che ultimamente era divenuti un po’ riottosi nei confronti dell’Euro, tra le sempre più stringenti braccia di Bruxelles e Francoforte; dall’altra si affossa l’economia svizzera e si porta anch’essa in Europa e vediamo in che modo questo potrebbe concretizzarsi:

a) con un’immediata e forte recessione dovuta a un franco che si spinge fino a valere 0,7-0,8 euro che quindi probabilmente convincerà la popolazione in crisi a votare un referendum per entrare in Europa adottando così una valuta più bassa e ridando quindi slancio all’economia, praticamente quello che successo in grande alla Germania.

Ricordiamoci che, nonostante la bocciatura per pochissimi voti del referendum per entrare nello Spazio economico europeo del 1992, la Svizzera non ha mai formalmente ritirato la domanda di adesione all’UE, quindi basterebbe un referendum positivo per portare a termine la domanda.

b) con una graduale e strisciante recessione e/o stagnazione dovuta a un franco che oscilla tra 0,9-1,1 che convincerà la popolazione in crisi a votare un’annessione all’Europa, magari fra due-tre anni, cosa che potrebbe ridare slancio a un futuro Euro divenuto a quel punto troppo debole.

c) con un’incredibile iperinflazione da crollo della fiducia, successiva a questa temporanea grande rivalutazione del franco (qua ovviamente siamo nella fanta-economia, ma ultimamente ci azzecca più la fantasia che l’analisi economica): dopo, appunto, questa attuale rivalutazione del franco, una futura recessione, lo scoppio della bolla dei debiti in franchi sia internamente che all’estero, data la mancanza di fiducia nella banca centrale (dopo questo voltagabbana inaspettato), dopo la probabile grande rivalutazione del dollaro e, perché no, anche dell’oro (valuta aurea in Cina o in Russia o nei paesi del Golfo, ad esempio), dopo la fine del segreto bancario svizzero, l’afflusso di capitale si inverte, molti investitori iniziano scegliere altri lidi più sicuri, come abbiamo detto dollaro e oro, scoppia il panico e l’immensa valanga di franchi esistenti viene venduta e tutto il valore extra del franco di cui parlavamo prima, basato sulla fiducia nella Svizzera, sparisce, il franco crolla e si scatena una svalutazione immensa del franco (come a mio avviso è giusto che sia, con tutta questa stampa non è solo sopravvalutato è ultra-sopravvalutato), iperinflazione e successivo salvataggio dell’Europa e quindi fine dell’indipendenza svizzera, sempre tramite referendum che ovviamente gli svizzeri saranno ben felici di votare a quel punto.

Ecco, a mio avviso, si vede chiaramente che questa è la direzione; nei mesi scorsi mi interrogavo su come l’eurocrazia avrebbe conquistato la Svizzera e la recente esposizione della BNS iniziava seriamente a preoccupare, ora è chiaro che è questo il modo per intrappolare il piccolo ma potente stato svizzero.

Sarà veramente interessante se il tutto si evolverà semplicemente in una spirale recessiva e deflattiva oppure se si scatenerà un’iperinflazione da panico (ricordatevi che le iperinflazioni nascono sempre da quello). E sarà interessante perché questo sarà in piccolo quello che avverrà per l’ultima valuta di riferimento che rimarrà in piedi, cioè il dollaro ovviamente con la conseguenza, in quel caso,  di scaraventarci direttamente nel post-capitalismo e nella fase tragica della Terza Guerra Mondiale, ora agli inizi (sterlina e yen? può darsi succeda qualcosa di simile, ma staremo a vedere).

Ci tenevo a fare un piccolo appunto sul concetto di deflazione e inflazione che divide il web in assurde tifoserie tra fan della teoria austriaca iperliberista e fan dell’economia keynesiana più interventista. Deflazione e inflazione in sé non sono qualcosa di positivo o negativo in assoluto, individualmente dipende ovviamente dal nostro mestiere e dalla nostra situazione patrimoniale personale; a livello generale la deflazione è positiva se per il 90% degli individui (escludiamo un 10% o meno, ultra-ricco) il reddito incrementa, rimane stabile oppure diminuisce meno di quanto sono calati i prezzi; al contrario l’inflazione è positiva esclusivamente se il reddito sale più di quanto siano aumentati i prezzi. Presi in sé i due fenomeni non significano nulla, è fondamentale vedere anche se i redditi della grande maggioranza delle persone (dico questo perché il PIL non basta assolutamente, perché ora ad esempio negli USA il PIL aumenta, ma aumenta anche la disparità economica, quindi solo una minoranza si sta arricchendo e questo credo sia una cosa non positiva se non si è parte di quella esigua minoranza) aumentano, se quindi aumenta il loro potere d’acquisto oppure no.

In linea di massima la deflazione è più dannosa dell’inflazione, perché il minore introito si trasmette più velocemente di quanto velocemente si adeguino i prezzi (inoltre spesso non possono adeguarsi) e perché non esisterà mai abbastanza denaro per ripagare appunto un denaro che nel nostro sistema viene emesso come debito e che quindi necessita di rientrare con un interesse (e dove lo trovo questo interesse se non estraendolo dalla ricchezza reale?). Al contrario, nell’inflazione, i prezzi non salgono più velocemente dei redditi (escludendo i casi di iperinflazione e svalutazioni da panico o da speculazione organizzata) e i debiti possono essere ripagati perché si crea il denaro in più necessario per pagare anche gli interessi. Ovviamente questo in linea di massima, poi dipende moltissimo da caso a caso e, ripeto, non sono due fenomeni su cui fissarsi come dei tifosi, le variabili sono tantissime. Finché esisterà il debito e il tasso d’interesse, l’inflazione sarà sempre necessaria e la deflazione nella maggior parte dei casi sarà un fenomeno negativo, se un giorno, come io spero, questo dovesse cambiare, allora forse ci liberemo anche dall’inflazione e potremmo godere della deflazione naturale, ma questa è un’altra storia.

Nel caso della Svizzera, ora la Banca centrale, se volesse fare una scelta sana, dovrebbe continuare a stampare, non per comprare euro o titoli di Stato, ma stampare per finanziare gratuitamente lo Stato svizzero, abbassando ulteriormente le tasse, o investendo in infrastrutture utili, o garantendo una favorevole politica demografica o investendo in ampi progetti di ricerca e lo può fare perché la sua valuta ha attualmente un valore extra, è come se potesse estrarre oro gratuitamente o come se noi potessimo creare dal nulla il denaro che spendiamo.

Se facesse questo con moderazione, potrebbe sia riportare con gradualità il franco verso il livello di 1,20, sia evitare la recessione, sia rinforzare la struttura attuale e futura della società elvetica. Ripeto, questo non lo possono fare tutti gli Stati, lo può fare la Svizzera perché il franco possiede un valore extra dovuto al suo status di moneta rifugio. Ma ovviamente non lo farà, perché come abbiamo visto, lo scopo è un altro, affossare la Svizzera e spingerla in Europa.

 

DA STOPEURO STAFF · 17/01/2015

 

Dalla data d’apparizione di questo articolo nella rete, gli scenari sono un po’ cambiati, e non garantiamo che le riflessioni esposte siano ancora d’attualità. Si tratta comunque di un’analisi interessante, seppure da prendere con le dovute riserve. (NdR)

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