Consiglio federale: i rischi del tirare in porta da 35 metri…

Dic 14 • L'opinione, Prima Pagina • 1563 Views • Commenti disabilitati su Consiglio federale: i rischi del tirare in porta da 35 metri…

Rolando Burkhard

L’accordo-quadro con l’UE: il Consiglio federale ha deciso di non decidere da solo. Per questo è stato bersagliato da aspre critiche, è stato addirittura dichiarato incapace di decidere. Osservando la situazione nel suo insieme, tuttavia, non è stata una decisione così stupida. Per una volta tendo a giustificare il Consiglio federale. Perché, che cos’altro avrebbe dovuto fare – considerando la complessità della situazione e le sue limitate competenze?

Secondo la Costituzione federale (art. 174) Consiglio federale è la suprema autorità “direttiva” ed “esecutiva” della Confederazione. Che cosa implichi  la competenza di “dirigere”, rispettivamente di decidere, è poi definito in altri articoli della Costituzione. Ma sicuramente non fanno parte delle sue competenze delle (pre)decisioni pionieristiche su fattispecie di assoluta importanza per il paese, perché queste competono tutte al Parlamento e al Sovrano (popolo e cantoni). Il Consiglio federale deve semplicemente dare seguito alle stesse, ossia eseguirle.

La questione di un accordo-quadro con l’UE è senza alcun dubbio di primaria importanza per il paese, ma l’opinione di parlamento, popolo e cantoni è al riguardo totalmente spaccata, per non parlare di quella delle diverse cerchie interessate (sindacati, associazioni economiche, eccetera). Che altro avrebbe dovuto fare il Consiglio federale, se non passare la palla, ossia la “patata bollente” a chi ha il potere decisionale? Se avesse respinto subito e completamente l’accordo-quadro (come chiedevano l’UDC e, parzialmente, il PS, cosa che sarebbe piaciuta anche a me), i sostenitori di quest’ultimo sarebbero saliti sulle barricate. Nel caso contrario, un Sì del Consiglio federale sarebbe stato ancora più chiaramente maledetto dagli oppositori. In entrambi i casi non si sarebbe ottenuto assolutamente niente.

Il povero Consiglio federale, con la sua non-decisione, non ha quindi fatto altro che ciò che poteva fare. Criticarlo per questo, mi sembra troppo semplice. Se il parlamento, i rappresentanti dei vari interessi e infine il sovrano vogliono co-decidere, rispettivamente esercitare le loro competenze, hanno per questo a disposizione ancora uno spazio di manovra e, soprattutto, tempo.

Perché non vedo una particolare urgenza di prendere una decisione su questo accordo-quadro. Diamoci il tempo necessario e non lasciamoci mettere sotto pressione dall’UE o dagli euroturbo indigeni. Che cosa può succedere se non ci pieghiamo immediatamente e definitivamente a qualche diktat dell’UE? Niente, in ogni caso non molto. Minacce dall’UE come quella inerente al riconoscimento dell’equivalenza delle borse o all’accesso ai programmi di ricerca? Scusate ma, per ciò che riguarda l’abbandono dell’equivalenza delle borse, la Svizzera dispone da tempo di un adeguato piano B (per questo il consigliere federale Maurer era così tranquillo alla conferenza stampa) e, per ciò che concerne i programmi di ricerca dell’UE, a mio avviso paghiamo nel complesso (compresa la messa a disposizione di costosi posti di lavoro nell’ambito della ricerca nelle nostre università) molto più di quanto riceviamo dai fondi dell’UE. E non parliamo poi dell’accordo sul transito, totalmente e unicamente a vantaggio dell’UE…

Dunque, non giudichiamo il Consiglio federale (considerato in termini calcistici un giocatore di questa partita), perché da 35 metri non tira direttamente nella porta avversaria (con il 90% di probabilità che il tiro se ne vada a ramengo), bensì per avere invece passato il pallone a un suo giocatore posizionato meglio. Ma solo a quest’ultimo tocca però far sì che il tiro centri la porta avversaria.  

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