L’oasi felice UE

Apr 28 • Dal Mondo, L'opinione, Prima Pagina • 531 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il 15 aprile 2023 Il 15 aprile del 1865 muore il presidente  Lincoln.

La Polonia sparirà. La previsione di Medvedev

L’ex presidente russo Dmitry Medvedev ha previsto la «scomparsa della Polonia» nell’eventualità di una guerra fra la NATO e la Russia. Nello stesso tweet ha dato dello «stupido» al primo ministro polacco Morawiecki. Quest’ultimo aveva dichiarato che l’Ucraina aveva il diritto di colpire la Russia e si era detto non preoccupato per una guerra tra Russia e la NATO, in quanto Mosca avrebbe perso rapidamente. «Uno zuccone chiamato Mateusz Morawiecki ha detto che l’Ucraina ha il diritto di colpire la Russia e che non si preoccupa di una guerra della Nato con la Russia perché quest’ultima la perderebbe. Ignoro chi vincerebbe o perderebbe una simile guerra, ma considerando il ruolo della Polonia come avamposto della NATO in Europa, il paese scomparirebbe sicuramente assieme al suo stupido primo ministro», ha scritto Medvedev rispondendo al primo ministro di Varsavia. In una delle sue ultime uscite, Medvedev ha invece elogiato il primo ministro ungherese Viktor Orban. «Ben fatto, coraggioso e preciso per un politico europeo», ha scritto l’ex delfino di Vladimir Putin, commentando le dichiarazioni rilasciate sull’Ucraina dal Orban. «Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha dichiarato che l’Ucraina è finanziariamente inesistente – si legge nel messaggio -. Non appena i finanziamenti statunitensi ed europei finiranno, la guerra finirà». «Posso solo aggiungere che non appena finiranno i finanziamenti occidentali, finirà anche l’Ucraina. Dopo tutto, nessuno ne ha bisogno», ha concluso lo stesso Medvedev. Pochi giorni fa, l’ex presidente russo ha sparato a zero contro l’Ucraina, dicendosi convinto che il paese sarebbe scomparso perché nessuno ne avrebbe avuto bisogno. In un post sull’argomento scritto sulla sua pagina su Vkontakte, l’alto funzionario del Cremlino ha spiegato perché l’Ucraina non è necessaria, rispettivamente, a Europa, Stati Uniti, Africa e America Latina, Asia, ma anche alla Russia e, infine, gli stessi cittadini ucraini. Medvedev ha anche definito l’attuale Stato ucraino «un malinteso generato dal crollo dell’Urss». «E quindi non abbiamo bisogno di una sub-Ucraina. Abbiamo bisogno della Grande Russia», ha scritto il politico. Quanto agli stessi Ucraini, secondo Medvedev, «sono costretti a vivere in costante ansia e paura» e «vogliono andare ovunque». «Nessuno sul pianeta ha bisogno di una simile Ucraina. Ecco perché non esisterà», ha proseguito. Al di là delle recenti affermazioni di Morawiecki, la Polonia è uno dei paesi europei in prima fila nel sostenere l’Ucraina, anche per quanto concerne l’invio di aiuti militari. Kiev, ad esempio, ha concordato con Varsavia l’acquisto di 200 veicoli corazzati Rosomak, di cui 100 saranno consegnati a breve e 100 in un secondo momento. Come se non bastasse, secondo quanto rivelato dal quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, la Germania autorizzerà la Polonia a fornire all’Ucraina cinque caccia Mig-29 di fabbricazione sovietica, già dell’aeronautica della Repubblica democratica tedesca. Il ministero della Difesa di Berlino concederà la necessaria autorizzazione alla richiesta presentata dal governo di Varsavia. Nel 2002, la Germania ha venduto 23 Mig-29 alla Polonia, che a marzo disponeva di circa dieci di questi caccia, secondo il consigliere per la sicurezza del presidente polacco Andrzej Duda, Jacek Siewiera. La scorsa settimana, lo stesso Duda aveva dichiarato che otto aerei erano stati forniti a KieSei Mig-29 sono attualmente in fase di preparazione per la consegna all’ex repubblica sovietica, mentre altri rimangono per il momento in servizio nell’aeronautica polacca. Quando verranno sostituiti da caccia già ordinati da Varsavia a Stati Uniti e Corea del Sud, questi aerei potrebbero essere consegnati all’Ucraina.

( Aprile 2023 IL giornale .it Federico Giuliani)

Una stangata da 20 miliardi: i falchi UE preparano il ritorno del rigore

La proposta tedesca sul patto di stabilità chiede un taglio del debito paragonabile al Pil. Per l’Italia si rischia una stangata da 19-20 miliardi di euro l’anno. E torna l’asse tra Berlino e l’Olanda. La Germania torna in pista per chiedere più rigore e stretta sulle condizionalità in risposta alla riforma europea del patto di stabilità presentata dopo l’Ecofin del 14 marzo. Berlino, su pressione del «falco» titolare delle finanze, Christian Lindner dei liberali, ha presentato il suo documento politico per le nuove regole europee. Un manifesto che pare una duplice concessione di Olaf Scholz e del suo Partito Socialdemocratico ai partner di coalizione, liberali e verdi: sì al rigore e a un sentiero stretto di rientro dai deficit accumulati durante la pandemia, ma con condizionalità e flessibilità mirate alla transizione verde e digitale. Per Berlino la proposta europea, che affidava alla Commissione una supervisione sulle prospettive di deviare dai regolamenti del patto di stabilità per tagliare di un ventesimo il deficit eccedente il target del 60% annuo, non era sufficiente. Servono, a detta della Germania, regole più certe. Partendo da un tracciato di rientro chiaro degli extra-deficit e da un taglio del debito pubblico dell’1% del valore di ogni economia ogni anno. Il che, in un contesto politico complesso come quello attuale, significa aumentare la quota di riduzione del deficit oltre il tasso di crescita del Pil. Per l’Italia, tagliare dell’1% il debito ogni anno vorrebbe dire ridurre di 19-20 miliardi di euro ogni anno le uscite dello Stato. «Tagliando» per i due terzi del valore di una legge di bilancio ordinaria le spese. Lindner, nota il Financial Times, chiede regole messe nere su bianco e senza eccezioni che non siano legate, di fatto, agli obiettivi di Next Generation EU, come transizione green e digitale. I cui investimenti andrebbero scorporati dal deficit e non calcolati nel dato inviato a Bruxelles nell’analisi delle manovre di bilancio. Il leader dei liberali in passato, ricorda il Ft, «è stato scettico sul lasciare alla Commissione il compito di elaborare e supervisionare tali piani bilaterali. Il ministero delle finanze tedesco è stato storicamente diffidente nei confronti del ruolo della Commissione come esecutore delle regole fiscali, data la clemenza che ha mostrato in passato nei confronti dei deficit di bilancio e degli sforzi di riduzione del debito di paesi come la Francia». Ora, la reazione al documento europeo del 14 marzo ha prodotto un irrigidimento «iper-austeritario». Berlino mira a produrre per il post-guerra in Ucraina, il post-crisi energetica e il post-pandemia un ritorno della situazione al contesto precedente il 2020. In cui la Germania giocava a suo favore con le regole per poter promuovere una corsa alla deflazione interna del vecchio continente funzionale al potenziamento della sua capacità esportatrice e commerciale. Oggi Lindner e il governo Scholz vogliono la botte piena, cioè un controllo delle finanze comunitarie, e la botte ubriaca, cioè lo scorporo di quel tipo di investimenti più funzionali al potenziamento della competitività tedesca e nordica. Un classico esempio di ristrutturazione delle regole e delle proposte che la Germania fa pro domo sua. Euarctiv parla del rischio di un ritorno dell’austerità per l’Europa. Invece su Euronews si parla della sintonia ritrovata tra Germania e Olanda, il Paese capofila del rigore, sulla proposta di Lindner. La testata segnala le parole del ministro delle finanze olandese, Sigrid Kaag, la quale ha comunicato al Financial Times il suo sostegno all’idea di un «riferimento numerico comune» per i tagli al debito dei paesi europei. Obiettivo: una riduzione del debito «tangibile e misurabile». Quello che i falchi di ritorno chiedono e che vogliono l’UE conceda. La battaglia per la riforma del patto di stabilità si riapre. E si inizia a evocare un preoccupante ritorno al passato.

(aprile 2023 Il giornale  Andrea Muratore)

Comments are closed.

« »