L’intervento del nostro consigliere nazionale Piero Marchesi nel dibattito sul divieto del burqa

Giu 26 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 7 Views • Commenti disabilitati su L’intervento del nostro consigliere nazionale Piero Marchesi nel dibattito sul divieto del burqa

Da Palazzo federale

Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino e consigliere nazionale

 

In un paese altamente civilizzato come il nostro, dove in molti, moltissimi, chiedono pari diritti per le donne, questa iniziativa diventa uno degli strumenti più forti ed efficaci per avvicinarsi all’obiettivo.

Infatti, l’articolo 10a al capoverso 2 cita: “Nessuno può obbligare una persona a dissimulare il viso a causa del suo sesso.”

Nella pratica nessuna donna può essere costretta, per motivi culturali e religiosi, a indossare indumenti che ne impediscano il facile riconoscimento del viso. Certo, il primo pensiero va all’Islam, che nella sua recente applicazione obbliga spesso la donna a coprirsi con il velo per non contravvenire alle leggi coraniche e a subirne le pesanti punizioni.

Il velo è il principale mezzo di propaganda e di proselitismo utilizzato dagli islamisti – in particolare gli appartenenti al movimento integralista dei Fratelli Musulmani – per islamizzare l’ambiente e lo spazio pubblico.

Invero mi risulta che nel Corano non vi sia questo obbligo per la donna, ma l’uomo dell’”Islam moderno” ha deciso diversamente. L’iniziativa risponde anche all’esigenza di combattere la strisciante islamizzazione che ha oramai colpito tutti i paesi occidentali – compreso il nostro – dove Niqab e Burqa ne sono i simboli religiosi.

Ecco perché chi domenica 14 giugno era in piazza a manifestare per i diritti della donna – e con loro tutti i movimenti e partiti di sinistra che di questo tema hanno fatto una bandiera della loro attività politica – dovrebbe sostenere con altrettanta convinzione e determinazione questa iniziativa. Certo, a meno che non si voglia anteporre l’interesse politico al bene della donna. Questo allora sarebbe ipocrisia.

Chi combatte questo principio appellandosi alla libertà di religione sbaglia. Infatti, nel 2015 la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva respinto il ricorso di una musulmana contro una simile restrizione che era entrata in vigore nel 2011 in Francia. La sentenza sosteneva, a giusta ragione, che in un paese democratico un divieto del genere non è solo giustificato, ma anche necessario, se lo scopo è quello di salvaguardare il “vivere assieme”.

Questa iniziativa non è però da leggere solo in chiave “anti Burqa”, ma anche quale strumento per evitare che hooligan sportivi e malintenzionati approfittino della possibilità di dissimulare il viso per compiere violenze e atti criminali. È un concreto aiuto alle forze dell’ordine nel loro lavoro di prevenzione e repressione. Un’iniziativa che, se venisse accolta contribuirebbe, oltre che a tutelare la donna e a salvaguardarne i suoi diritti, anche a migliorare la sicurezza pubblica. Come essere allora contrari?

Il 22 settembre del 2013, il 65,4% dei Ticinesi ha approvato l’iniziativa popolare che chiedeva di iscrivere nella Costituzione cantonale il divieto di dissimulare il volto in luoghi pubblici. La legge è entrata in vigore il 1° luglio del 2016. Nei primi due anni di applicazione sono state aperte una quarantina di procedure di contravvenzione, la maggior parte delle quali sono sfociate in ammonimenti. Questa è la dimostrazione che, anche in un Cantone fortemente turistico come il Ticino, l’impatto dell’iniziativa sui cittadini stranieri in visita è oggi molto limitato. Si può dunque facilmente rispondere a chi vede in questa legge un pericolo per il turismo, che l’esperienza ticinese dimostra l’esatto contrario, perché i visitatori – è noto – si adattano facilmente a usi e costumi. Non facciamo forse lo stesso anche noi Svizzeri quando andiamo all’estero?

Anche dopo l’approvazione dell’iniziativa “Contro l’edificazione di minareti” gli oppositori pronosticavano un boicotto della Svizzera da parte dei turisti arabi. Si è invece verificato l’esatto contrario, un aumento del 160%! Ancora una volta le paure sono state sconfitte dai fatti.

Care e cari colleghi, se anche voi, come il sottoscritto, avete a cuore la sicurezza del paese, la convivenza pacifica tra culture e, soprattutto, la difesa dei diritti delle donna, allora non potete fare altro che votare l’iniziativa.

 

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