L’insegnamento del dialetto a livello cantonale

Gen 13 • Lettori • 1421 Views • Commenti disabilitati su L’insegnamento del dialetto a livello cantonale

La Confederazione, come ben si sa, ha tre lingue ufficiali e una co-ufficiale. Tra queste vi è anche l’italiano, idioma parlato dall’8,4% della popolazione svizzera, all’incirca poco più di mezzo milione di persone, di cui 350’000 nel solo Canton Ticino e 20’000 nei Grigioni.

In Svizzera però, l’italiano non è del tutto simile a quello parlato nella vicina penisola. Infatti, il termine giusto da usare in questo caso è quello di “Italiano della Svizzera”. A parte le classiche distinzioni di parole del nostro vocabolario, totalmente incomprensibili per un Italiano, ad esempio: radar (autovelox), natel (telefonino), scotch (nastro adesivo), vignetta (bollino), comandare (ordinare), garage (concessionario), azione (offerta speciale), rollanden (tapparelle), riservare (prenotare), autopostale (corriera), tipp-ex (cancellino), Cantone (Regione). A tutto ciò, bisogna aggiungere l’influsso del dialetto ticinese sul nostro italiano parlato quotidianamente. Persino le persone non di madrelingua, lo utilizzano inconsciamente. Per esempio. il fatto di mettere davanti a un nome proprio, l’articolo determinativo. O semplicemente l’articolo femminile al termine “meteo”, quando nell’italiano corretto l’articolo sarebbe maschile: il meteo e non la meteo (fr. la météo).

Da diversi anni, in alcuni cantoni della Svizzera germanofona si è cominciato ad introdurre lo schwiizerdütch negli asili dell’infanzia. L’ultimo Cantone ad attuare questa misura, l’Argovia, che nel 2013 ha approvato una mozione parlamentare promossa dal gruppo UDC all’interno del Gran Consiglio cantonale.

Prima dell’avvento dell’immigrazione italiana in Svizzera negli anni ’60, il dialetto era parlato ovunque, dalle istituzioni alle scuole, dal bar sotto casa all’ufficio postale. Negli anni a seguire però, con l’arrivo di molti rifugiati provenienti da diversi paesi, il dialetto è andato scomparendo, soprattutto al di fuori delle mura domestiche, dove tutt’oggi ancora è presente, ma sempre meno utilizzato dalle nuove generazione, perché lo si considera lingua non importante.

Ecco perché, prendendo spunto dai fatti e dalle realtà scolastiche d’oltre Gottardo (Argovia, Turgovia, Appenzello e Basilea Campagna in particolare), proponiamo l’insegnamento del dialetto ticinese negli asili del nostro Cantone. In questo modo i bambini farebbero meno fatica ad apprenderlo, poiché alle elementari o alle medie sarebbero saturi con le materie scolastiche. Tutto questo apporterebbe anche una maggiore integrazione di quei bambini nati in Ticino, ma figli di immigrati. E se qualcuno venisse a dire che non serve a niente, beh, dobbiamo ricordarci che, come la democrazia diretta, anche il dialetto fa parte delle tradizioni e della cultura di un Cantone, il Ticino, che ultimamente sta perdendo le sue radici.

 

Daniel Grumeli, Lugano; Alessio Allio, Mendrisio; Nicholas Marioli, Lugano

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