Le carceri «albergo» svizzere sono strapiene!

Feb 21 • L'opinione, Prima Pagina • 665 Views • Commenti disabilitati su Le carceri «albergo» svizzere sono strapiene!

Ovvero, prosegue il turismo della delinquenza, quello che ci porta tantissime opportunità, ricchezza e cultura esotica. Come ben sappiamo, gli ospiti della Stampa e di altre strutture carcerarie svizzere, arrivano da ogni parte del mondo e, per quanto riguarda il trattamento a loro riservato, c’è chi ha testimoniato, citiamo: «Stare in prigione in Svizzera è come essere in albergo: un paradiso» (fdc).
Altro che razzismo e le solite balle che ci vengono raccontate dall’ipocrita club buonista. Il tasso di stranieri ospiti delle carceri della Svizzera è del 72%!
Vale la pena ricordare che in Ticino, nel corso di una riunione del Consiglio di vigilanza svoltasi lo scorso anno e presieduta dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, era stato lanciato l’allarme sulla situazione sempre più tesa e a rischio d’implosione. Il consigliere di Stato confermava che il sovraffollamento delle carceri ha ormai raggiunto livelli da primato, grazie all’infrazione alla Legge sugli stupefacenti, i furti e le prodezze commesse da richiedenti l’asilo – quelli che per Jans non bastano mai – e bande che sono tornate a colpire in Ticino, terra di scorribande grazie all’assurda politica d’accoglienza e agli inesistenti controlli alle nostre frontiere: Beat non ne vuole sapere! Quindi, non ci si deve meravigliare più di tanto se le carceri svizzere dotate di ogni comodità registrano il tutto esaurito, come la Stampa, dove la situazione sta diventando insostenibile ed estremamente pericolosa. Solitamente – è accaduto recentemente – si comincia con il dare fuoco alle celle, poi si aggrediscono i secondini, scoppiano risse e possono anche scapparci morti e feriti, compresi coloro che devono sedare la rivolta, come accaduto nel carcere di Como lo scorso anno! Ma fra le nostre carceri e quelle di altri paesi, c’è una differenza sostanziale: le nostre, al confronto, sono resort stellati! Eppure, i turisti della criminalità importata incarcerati si lamentano! Scontata la pena, indisturbati continueranno a farne di tutti i colori a nostre spese, tanto sanno che comunque non saranno espulsi! In effetti, c’è chi vorrebbe meno misure restrittive, più libertà di spostamento e, naturalmente – ci mancherebbe – nessun controllo per tutti coloro che accogliamo (sic!!). Qualcuno ha battuto la testa cadendo dal monopattino! Insomma, tutto permesso: spacciare, rubare, importunare, stuprare, provocare risse e sbronzarsi con alcolici razziati nei negozi. Ma, attenzione: nessuno s’ azzardi a toccare Caino!
Forse sarebbe il caso di ricordare allo smemorato di Basilea che, dal 2016, grazie all’UDC, è in vigore l’allontanamento obbligatorio per i richiedenti l’asilo che commettono crimini. Chissà, forse il CF Jans, capo del Dipartimento federale Giustizia e Polizia, potrebbe gentilmente spiegarci perché l’obbligo viene ignorato? Secondo noi, perché il «babau» CEDU terrorizza i nostri sgovernanti che, pur versando milioni ai paesi di provenienza di queste mammolette, accettano che detti paesi, per ringraziarci, rifiutino di riprendersi la loro teppaglia! Sarebbero invece opportuni voli charter di sola andata. Gli aerei non ci mancano, semmai possiamo anche far capo al nuovo Bombardier Global 7500, quello preferito da Cassis per fare la spola da Berna a Lugano!
Sul tema del sovraffollamento delle nostre carceri, segnatamente alla Stampa, il CdT scrive, citiamo: «…sappiamo che purtroppo di alternative non ce ne sono molte e anche che la Commissione di vigilanza del GC non può fare molto per risolvere la situazione, se non sensibilizzare tutti i colleghi del Gran Consiglio sulla necessità di investire più risorse nel settore» (fdc).
Più risorse? Quindi aumento del personale e la costruzione di nuove strutture carcerarie: ma chi paga? Se si applicasse quanto deciso dal Sovrano – l’allontanamento dalla Svizzera dei delinquenti stranieri richiedenti l’asilo – non ci sarebbe bisogno di costruire nuove carceri, ma a qualcuno fa comodo così: chissà per quale motivo?
Allora, il 14 giugno, sarà opportuno dire «NO» a una Svizzera di 10 milioni d’abitanti, altrimenti gli arrivi di gente dall’UE e di finti rifugiati aumenterà ancora, e a rimetterci sarà di nuovo la popolazione! Ma vogliamo proprio farci del male?

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