La zappa sui piedi

Ott 6 • L'editoriale, Prima Pagina • 822 Views • Commenti disabilitati su La zappa sui piedi

Eros N. Mellini

In campagna elettorale, qualche colpo basso ci sta… nei limiti di una decenza che, a quanto sembra, ognuno interpreta a modo suo. Ma quando si aspettano 14 mesi per denunciare un presunto «reato» per uscire in perfetta concomitanza con le elezioni federali in cui l’avversario ha tutte le carte in regola per ottenere un brillante risultato, la strumentalizzazione opportunistica del – torno a ripetere, presunto – «delitto» è più che evidente, addirittura sfacciata.

I fatti

14 mesi fa, il dipendente iscritto all’albo dei fiduciari della Ticiconsult Sagl – società di Marco Chiesa, Piero Marchesi e Pierlugi Pasi – ha lasciato la ditta, privando quest’ultima di un requisito «essenziale» per operare sul mercato fiduciario ticinese. Le virgolette sono necessarie in quanto, se questo è il parere di Cristina Maderni, responsabile dell’associazione professionale di categoria, e di Giuseppe Colombi, capoufficio in seno all’Autorità di vigilanza, di tutt’altro parere è l’avvocato rappresentante legale di Ticiconsult, Adriano Sala che, a supporto della sua tesi e altrettanto credibilmente afferma: «C’è una sentenza del Tribunale federale che parla chiaro. Gli avvocati sottostanno alla legge federale sulla libera circolazione degli avvocati, che è di rango superiore rispetto alle leggi cantonali. Di conseguenza, gli avvocati sottostanno all’autorità di vigilanza sull’attività degli avvocati. Questa controlla sia l’attività che ricade nel monopolio degli avvocati, sia tutta l’altra attività, che questa sentenza definisce come amministrazione, consulenza e gestione». Affaire à suivre, dunque, sperando in una ragionevole posizione dell’Autorità di vigilanza, che eviti di trasformare una bagattella in  un affare di Stato il quale, passate le elezioni, non avrebbe più ragioni d’esistere.

La malafede

Nella fattispecie, qui la malafede non si situa nei presunti trasgressori della legge, bensì nei loro accusatori. A cominciare dalla signora Cristina Maderni con la sua denuncia quasi da «fuori tempo massimo». Perché aspettare 14 mesi, se non per far coincidere lo scoppio del petardo (chiamarlo bomba sarebbe decisamente esagerato) con le imminenti elezioni federali, per le quali l’UDC fa una paura boia soprattutto alla sinistra moderata, rappresentata oggi in prevalenza dal PLR e dal Centro? Sarà un caso che la signora Maderni sia deputata in Gran Consiglio per il PLR? A pensar male si commette un peccato, ma spesso… (mitico Andreotti!).

Per la verità, voci di corridoio ci sussurrano che l’operazione era già stata orchestrata per le cantonali di aprile ma poi, per ignote ragioni, congelata. Ma anche «soli» 8 mesi di ritardo non denotano una particolare alacrità e solerzia nell’adempimento dei propri doveri.

E che dire del «Tages Anzeiger» – per il quale attaccare l’UDC è una ragione di vita – che ha afferrato al volo l’occasione per sferrare un colpo basso al suo presidente nazionale e a quello cantonale. UDC, Chiesa e Marchesi: addirittura tre piccioni con una fava. Una palata di metaforica merda, nella speranza che un’eco mediatica connivente ne moltiplicasse il volume fino a travolgerli tutti.

E l’eco mediatica c’è stata sì, da parte della stampa scritta e – guarda caso – della RSI, ma non nella misura e con l’effetto sperato.

Opportunismo, strumentalizzazione e tendenziosità: una zappa sui piedi

La strumentalizzazione a scopo elettorale di una notizia di per sé irrilevante, è stata così evidente che alcuni conoscenti ci riferiscono: «Ero ancora indeciso se darvi dei voti preferenziali o la scheda secca ma, dopo un attacco così spregevole, non ho più dubbi, voto il partito».

Lo «scoop» si sta dunque rivelando un boomerang, una zappata sui piedi che farà erodere ulteriori consensi agli altri partiti, a favore dell’UDC. Che grata ringrazia.

Comments are closed.

« »