La Svizzera: un mito che dà fastidio
La tragedia di Crans-Montana ha messo in luce il complesso d’inferiorità che parecchi Italiani – non tutti, fortunatamente, ci sono anche tanti benpensanti – nutrono nei confronti della Svizzera. Navigando su Internet, mi sono imbattuto in un articolo di un giornalista di «Libero», che mi ha lasciato basito, perché mi piace in genere la linea del quotidiano fondato da Vittorio Feltri.
Una indecente strumentalizzazione
Sì, perché è assolutamente indecente strumentalizzare una tragedia che ha causato 40 morti e un centinaio di feriti per dare sfogo a un livore che, evidentemente, il giornalista (si fa per dire, giornalaio sarebbe più appropriato, sebbene irrispettoso nei confronti degli edicolanti) covava da tempo nei nostri confronti. Non una parola di cordoglio per le vittime o di solidarietà con i loro parenti.
Bene, evviva , finalmente!
Questo è il messaggio intrinseco dello scandaloso articolo. Lo si denota già dal titolo: «Così è finito il falso mito del paese perfetto». Cosa sono 40 morti e altre 100 vittime più o meno gravi, a fronte di questo «brillante» risultato? «Quantité négligeable».
«Parigi val bene una messa» diceva Enrico IV o «Il fine giustifica i mezzi» affermava Machiavelli, laddove il fine rappresentava però un trono, rispettivamente il potere del Principe, non la gratuita denigrazione di un paese dettata dalla pura invidia.
Svizzera paese perfetto? No, ma sicuramente meglio di tanti altri
L’autore esordisce: «Non ho mai creduto al luogo fiabesco, al paese perfetto, allo Stato ordinato, alla linda, pacifica, neutrale Svizzera. La tragedia di Crans-Montana non brucia un mito, perché semplicemente non esiste. Ci saranno le solite indagini (dopo), le parole severe (dopo), la giustizia elvetica farà il suo corso (dopo) …» (…)
Ma chi ha mai preteso di essere perfetto? Noi ci accontentiamo di essere fra i paesi migliori al mondo, e questo ci è riconosciuto anche dalle classifiche che le organizzazioni internazionali redigono annualmente e nelle quali siamo sempre ai primi posti. Per benessere, ricchezza, economia, innovazione, e chi più ne ha, più ne metta.
Se fosse accaduto in Italia…
«Se fosse accaduto in Italia, oggi avremmo titoli a caratteri cubitali sulla mancanza di controlli (prima), sul rilascio delle autorizzazioni di agibilità (prima), sulle regole violate (prima e dopo), sui soliti Italiani che vivono nell’illegalità, ma tutto questo scempio che ha prodotto un’orrenda carneficina è successo nella rigida, inappuntabile, irreprensibile Svizzera. “Un incidente”, commenta chi indaga» – continua l’articolo. Anche qui, l’astio trasuda. Per dare soddisfazione all’autore di tale capolavoro giornalistico, dovremmo starnazzare come oche, puntare il dito delle responsabilità prima ancora di avere accertato i fatti, fare della faccenda un oggetto di discussioni politiche alla TV e altre amenità del genere che, stando a lui, sarebbero da prendere ad esempio. No, grazie!
C’è l’inferno nel paradiso della Svizzera
E infine termina: «E parte con il piede sbagliato, non chiama le cose con il loro nome, perché dietro l’apparenza, svoltato l’angolo del “paradis de luxe”, c’è la realtà: il disordine, l’imprudenza, la sciatteria, il tran tran del denaro che fa lo slalom sui 140 chilometri di piste innevate, l’idea che “tout va bien” sempre perché Crans -Montana è “très chic” e nulla può accadere perché questo è il regno dell’elegante ipocrisia. L’anno è partito con la verità: c’è l’inferno nel paradiso della Svizzera».
Un atteggiamento purtroppo diffuso
Purtroppo, quello che questo indegno giornalista ha messo in luce, è un atteggiamento diffuso in Italia, in particolare nelle zone confinanti, dove sono quotidiani i paragoni fra la vita di qua e di là del confine. Un’invidia che fa gioire i poveri di spirito delle disgrazie altrui, spesso ignorando bellamente il fatto di guadagnare in Svizzera uno stipendio ben superiore a quello che percepirebbero in Italia, disoccupazione permettendo.
Mi sono imbattuto, sempre in Internet, nello sproloquio di un cosiddetto «influencer» – sapete, quei tipi convinti di dover divulgare il loro «Verbo» a migliaia di «followers» o, meglio, «deficienters» – il quale si attaccava, sempre per denigrare la Svizzera, al fatto che al Parco Ciani di Lugano ci siano degli spacciatori di droga.
Che dire? Se bastassero quattro calci nel culo per farli tacere… Forse anche per noi il fine dovrebbe giustificare i mezzi.
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