La regione di Locarno ha un potenziale

Mar 9 • Dal Cantone, L'opinione, Prima Pagina • 850 Views • Commenti disabilitati su La regione di Locarno ha un potenziale

Urs von der Crone
Presidente ds-SVP Tessin

Chi abita nella regione di Locarno e considera pessimisticamente il mondo, constata che i collegamenti verso est e verso ovest sono precari: sulla strada verso Bellinzona si deve quasi quotidianamente fare i conti con la colonna (che dal 2035 si potrà contare su un miglioramento grazie alla costruzione di una galleria di circonvallazione, non è che tranquillizzi più di quel tanto). Sulla strada cantonale, rispettivamente sulla parte italiana della statale verso Verbania e Stresa lungo il lago Maggiore, ci sono quasi ogni anno delle piccole frane che hanno già causato anche delle vittime umane. Quando non è chiuso a causa di franamenti, il transito è perlopiù reso difficoltoso da cantieri. Chi osserva un po’ ottimisticamente questa realtà,  scopre comunque un potenziale di miglioramento: perché non viene utilizzato meglio il lago come via di comunicazione? Perché si pensa al Lago Maggiore in termini riduttivi, ossia sempre solo fino al confine? Quest’ultimo esiste solo nelle teste, in realtà il lago collega la sponda lombarda e quella piemontese al Ticino e costituisce tutt’altro che una separazione. L’annosa controversia sulla navigazione non è, nonostante la partecipazione svizzera, ancora approdata ad alcun miglioramento di rilievo. Eppure, avremmo bisogno sia di collegamenti nautici attrattivi che soddisfino le necessità turistiche, sia di trasporti flessibili e veloci che facilitino gli spostamenti quotidiani dei frontalieri e della popolazione indigena.

Ma questo mese stanno emergendo grandi idee: Walk on water (WOW) è la parola magica. Ispirandosi a un progetto artistico realizzato sul Lago d’Iseo, per un paio d’anni potremmo passeggiare su una passerella di plastica da Ascona alle Isole di Brissago. Altri parlano di un palcoscenico teatrale sull’acqua giusto davanti alle isole. Idee fantastiche – temo solo che, in caso dell’eventuale realizzazione, la gente arrivi solo per vedere le spettacolari installazioni, dimenticando totalmente le isole. Non hanno dunque nulla da offrire le isole stesse? Non sono più abbastanza attrattivi il giardino botanico e la loro stupenda posizione in mezzo al lago? Sembrerebbe così, visto che i comuni sugli argini hanno, uno dopo l’altro, ceduto le loro quote di proprietà delle isole al cantone e che quest’ultimo dovrebbe adesso decidere il da farsi. Forse dovremmo prendere ad esempio le Isole Borromee: queste sono curate in maniera eccellente e costituiscono, co il loro mix di storia, architettura, piante esotiche e gastronomia, una grande calamita turistica. Forse proprio per quello, perché sono in mano privata e non gestite dallo Stato! Spesso non esce nulla di buono, quando la mano pubblica si attiva quale imprenditore. Ma il cantone potrebbe, naturalmente nelle condizioni disponibili oggi, affittare le isole a un’organizzazione privata. E forse, gli sponsor dovrebbero investire il loro denaro in qualcosa d’altro, invece che in una passerella in plastica: abbiamo bisogno di battelli performanti, moderni e veloci, per rendere attrattivo l’accesso alle isole. Durerebbero di più di una passerella di plastica sull’acqua…

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