La neutralità non è un «menu à la carte»

Mar 18 • L'editoriale, Prima Pagina • 212 Views • Commenti disabilitati su La neutralità non è un «menu à la carte»

Eros N. Mellini

L’articolo 185 della Costituzione federale recita: «Il Consiglio federale prende provvedimenti a tutela della sicurezza esterna, dell’indipendenza e della neutralità della Svizzera». Per anni, l’osservanza (più o meno stretta, ma pur sempre osservanza) di questo statuto, non è mai stata messa in discussione dalla Berna federale, cosa che ci ha permesso di uscire quasi indenni da due conflitti mondiali.

La smania internazionalista dei nostri politici

Ma poi è giunta al potere una generazione di politici arrivisti, meno dotati ma ben più ambiziosi dei precedenti, miranti più all’apparire che non all’operare, ai quali la scena svizzera ha cominciato ad andare stretta. L’immagine della Svizzera e, di conseguenza, dei suoi rappresentanti politici è diventata più importante del mero interesse nazionale. Da qui, i continui cedimenti alle pressioni internazionali in materia di segreto bancario, politica degli stranieri, politica dell’asilo e quant’altro. A parziale – ma molto parziale – giustificazione di questo atteggiamento c’è stato il sorgere di un nuovo interlocutore sovrannazionale, l’Unione europea, che ha cambiato sensibilmente lo scenario politico europeo. Ma, come detto, si tratta di una giustificazione solo parziale, niente può scusare una deliberata violazione della Costituzione federale.

Una curiosità: dal dizionario storico della Svizzera risulta che «Deciso a consolidare lo statuto di neutralità, il 13.12.1920 il Consiglio federale rinunciò esplicitamente a un seggio nel Consiglio della Società delle Nazioni (futura ONU)». Oggi, Consiglio federale e Parlamento hanno inoltrato la richiesta di un seggio nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, organo che decide guerre e azioni belliche cui la nostra neutralità dovrebbe proibirci di partecipare. Evidentemente, non è tanto lo scenario a essere cambiato, quanto le persone.

Quando il potere dà alla testa

Per giustificare la progressiva violazione dello statuto di neutralità messa in atto dalla Berna federale, seppure a volte con l’infelice approvazione del popolo (adesione all’ONU, partenariato con la NATO, eccetera), da ormai un ventennio ci si sforza di conciliare, o meglio di aggirare, quanto statuito alla nostra «Magna Charta» con la smania di apparire sulla scena internazionale di nostri politici cui l’elezione ai vertici del nostro paese ha evidentemente dato alla testa. Da qui, la ridicola «neutralità attiva», termine coniato da Micheline Calmy-Rey per giustificare la presenza della Svizzera nell’ONU, la quale altro non è che un’ipocrita affermazione di facciata, mentre in realtà ci si accoda a decisioni che di neutrale non hanno assolutamente nulla. Tale interpretazione di comodo, serve da alibi per giustificare l’appartenenza a organismi come l’ONU o addirittura, come sta succedendo, di chiederne un seggio nel Consiglio di sicurezza.

Solo una rigorosa neutralità evita il rischio del Diktat «chi non è con noi, è contro di noi»

Anche se a volte è scomodo e non applicabile a cuor leggero, la neutralità è un termine assoluto, non un concetto flessibile e variabile a seconda delle circostanze. L’adozione della neutralità nei confronti di paesi belligeranti è compensata dal rispetto della stessa da parte sia dei «buoni» che dei «cattivi» (l’attribuzione dell’uno o dell’altro aggettivo ai contendenti generalmente lo dà poi la storia che, come si sa, è sempre scritta dai vincitori), che sono quindi tenuti a evitare gesti ostili nei nostri confronti. È d’altronde anche questo che ci ha evitato l’aggressione da parte di Hitler durante la seconda guerra mondiale (quanto sarebbe durato questo se la Germania avesse vinto la guerra non ci è dato saperlo ma, per fortuna, la sua sconfitta ci ha evitato di doverlo verificare). Per la cronaca, quello che credo essere l’unico grave atto ostile nei nostri confronti di quel periodo fu il bombardamento di Sciaffusa, attribuito poi a un errore ma, guarda caso, opera dell’aviazione americana.

Quale contro partita, si pretende che lo Stato neutrale non si immischi in conflitti internazionali a favore dell’una o dell’altra parte, pena la perdita dello statuto di neutralità e quindi l’esposizione al rischio di atti ostili da parte della nazione cui la presa di posizione è andata a scapito. Solo osservando rigorosamente questo equilibrio si può evitare di subire il Diktat «chi non è con noi, è contro di noi».

Solo una rigorosa neutralità rende credibile l’imparzialità nell’offerta di «buoni servizi»

Ora, la Berna federale pretende di offrire i suoi «buoni servizi» per il ristabilimento della pace, dall’alto di una «neutralità» violando la quale abbiamo emesso sanzioni contro la Russia. È come pretendere di mediare imparzialmente, ma seduti dalla stessa parte del tavolo con una delle due parti. Scusate, ma credere all’imparzialità della Svizzera in tale contesto è un po’ come credere a quella di un moderatore della RSI quando conduce un dibattito politico presente l’UDC.

O dentro o fuori, non esistono diverse sfumature di neutralità, non esiste una «neutralità à la carte»

Per agire come sta facendo Berna in questo momento non ci sono mezze misure, si deve rinunciare alla neutralità, il che è una scelta legittima, benché dal mio punto di vista pericolosa. Con una UE che dà segni di sfaldamento, siamo pronti a rischiare in futuro di subire atti ostili, nel peggiore dei casi un’aggressione o un’invasione da parte di qualche paese europeo non più tenuto a rispettare la nostra neutralità? Siamo pronti a diventare la prossima Ucraina? Io no.

 

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