La caparbia ministra della Difesa Viola Amherd
Porcherie

In Africa è in corso un’altra guerra assolutamente insensata, che miete migliaia di vittime civili. Questa volta si tratta del Sudan, tra esercito e gruppi paramilitari. I combattimenti hanno portato all’evacuazione, ossia alla fuga, degli stranieri presenti in loco. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna si sono subito attivati, seguiti da Francia, Germania, Turchia, Italia, Spagna e altri paesi dell’Europa occidentale come Belgio e Paesi Bassi, tutti con i loro aerei da trasporto. Non così la Svizzera. La Svizzera deve di volta in volta inginocchiarsi e chiedere agli altri Paesi di portare con sé i suoi cittadini. Questo perché la Svizzera non dispone di un solo aereo da trasporto. L’acquisto di un aereo sarebbe troppo costoso. Questa giustificazione è sorprendente. Perché per l’acquisto di 36 caccia F-35 super equipaggiati, i soldi (oltre 6 miliardi di franchi) c’erano. Ma è proprio questo il punto: questi 36 jet non servono tanto alle nostre esigenze, quanto piuttosto a sottolineare simbolicamente la solidarietà internazionale e la compatibilità della Svizzera con i paesi della NATO, come auspicato dal DDPS. ma non sarebbe molto più sensato dimostrare la solidarietà con l’estero facendo volare dei nostri propri aerei da trasporto, in modo da poter forse portare via dalle aree di crisi, oltre ai nostri connazionali, anche degli stranieri, anziché il contrario?
Ma la smania di solidarietà internazionale con i paesi dell’UE e della NATO in materia militare, rispettivamente di sicurezza, sembra dilagare nel DDPS. Recentemente, il ministro della Difesa Viola Amherd ha sorprendentemente creato un altro costoso segretariato di Stato (per la sicurezza) per approfondire i contatti internazionali. Questo ufficio non ha ancora un nome ufficiale, ma viene chiamato in modo derisorio «Stasi» (Stasi era il nome del Ministero per la Sicurezza dello Stato dell’ex DDR, cioè il suo famigerato apparato di repressione e sorveglianza). Ma la creazione di questo segretariato di Stato non è stata assolutamente una sorpresa per gli addetti ai lavori; a quanto pare era stata pianificata da Amherd da tempo. Un’indicazione in tal senso è la seguente: quando di recente è stato messo a concorso il posto di capo del nostro Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), la preferita di Amherd, la responsabile della politica di sicurezza del DDPS, Pälvi Pulli, era in cima alla lista. Ma si è ritirata – probabilmente .nella consapevolezza di quanto stava bollendo in pentola nei piani alti – ed è stato eletto Christian Dussey. E così ora è considerata la principale candidata di Amherd alla carica di Segretario di Stato, perché è una convinta internazionalista. Ci sono pochi dubbi che verrà eletta, perché la nuova Segreteria di Stato, in quanto inutile intermediario tra il fronte operativo (militare, servizi segreti, ecc.) e la direzione del Dipartimento, assumerà praticamente tutti i compiti dell’attuale politica di sicurezza interna del Dipartimento, ossia il mansionario di Pälvi Pulli; se non venisse scelta come nuovo Segretario di Stato, dovrebbe essere scaricata, perché diventata inutile, da qualche parte a costi altissimi,
Per quanto riguarda i segretariati di Stato, attualmente sono cinque: la Segreteria di Stato del DFAE, diretta da Livia Leu Agosti; la Segreteria di Stato dell’economia (SECO), diretta da Helene Budliger-Artieda; la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI), diretta da Martina Hirayama; la Segreteria di Stato delle finanze (SFI), diretta da Daniela Stoffel; e la Segreteria di Stato della migrazione (SEM), diretta da Christine Schraner-Burgener. Notate qualcosa nell’elenco? Tutti e cinque le Segretariati di Stato sono diretti da donne. La nuova struttura per la sicurezza del DDPS sarebbe la sesta, e presumibilmente sarà anch’essa guidata da una donna.
Le segretarie di Stato (mi astengo dall’usare la forma maschile, perché non ci sono uomini) sono le più alte funzionarie dell’amministrazione federale, direttamente vicine al Consiglio federale, con uno status di quasi magistrato, gerarchicamente al di sopra dei direttori degli uffici federali operativi. Considerato che tre membri su sette del Consiglio federale, e oggi cinque su cinque (e presto sei su sei) segretari di Stato sono donne, non voglio più sentire i soliti strepiti delle femministe secondo cui le donne sarebbero nettamente sottorappresentate nelle posizioni dirigenziali. Concedetemi un amaro sorriso.
Patanegra
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