La barca è piena

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Dalla Weltwoche del 16.02.2023 un editoriale di Roger Köppel

Roger Köppel, Consigliere nazionale, Capo-redattore Weltwoche

La Svizzera sta scoppiando. L’immigrazione è fuori controllo. Le nostre autorità gestiscono, amministrano, si limitano a contare. Nessuno ferma l’alluvione. Da anni la Svizzera ha un tasso di immigrazione pro capite superiore a quello degli Stati Uniti d’America o dell’Australia. Allo stesso tempo, i nostri uffici di collocamento segnalano una carenza cronica di lavoratori qualificati. L’affermazione che l’immigrazione di massa ci renderebbe più ricchi è stata smascherata come menzognera.

La gente non è più disposta ad accettare gli abusi. Ovunque si vada, l’indignazione cresce. Giovani donne raccontano storie orribili dalle loro uscite serali. Durante il fine settimana, città come Zurigo o Winterthur sono zone di battaglia della violenza giovanile importata. Mentre la criminalità aumenta, l’insicurezza cresce, il livello di istruzione nelle nostre scuole si abbassa. Sempre più genitori che possono permetterselo ritirano i loro figli dalle scuole pubbliche. Troppi stranieri, è la motivazione.

Sia ben chiaro: l’eccesso di stranieri non è colpa degli stranieri. Non biasimo alcun Africano, Arabo, Turco o Afghano per essere venuto in Svizzera. Né è da imputare ai migranti il diffuso abuso del diritto d’asilo da parte di giovani che non vogliono fuggire da una situazione di pericolo mortale, bensì semplicemente risollevarsi economicamente. La responsabilità è nostra, degli Svizzeri, dei politici e di coloro che li eleggono.

Anche i media cominciano ad accorgersene. Per anni hanno completamente insabbiato il problema, creando una «striscia della morte» di calunnie moraleggianti per etichettare come razzisti e xenofobi a oltranza tutti coloro che lo avevano visto e previsto con chiarezza. In realtà, i giornalisti dovrebbero scusarsi con l’UDC, l’unico partito che ha avuto una visione chiara e la spina dorsale per dire la scomoda verità.

L’ipocrisia e le bugie nere come la notte offuscano ancora la vista. No, non stiamo andando verso una Svizzera di nove milioni di persone. Siamo già a nove milioni di abitanti, tenuto conto di tutti i clandestini e tutti i «sans papiers». E cosa fanno i politici? Niente. Si rifiutano di applicare la decisione popolare contro l’immigrazione di massa. Diffondono slogan d’incoraggiamento, cortine fumogene. Ora distribuiscono i migranti anche nei cantoni rurali. Impotenza a perdita d’occhio.

Cosa fare? Nessun paese, e certamente nessun piccolo Stato come la Svizzera, può far fronte all’afflusso incontrollato di persone che non sono in grado né vogliono integrarsi qui. In Svizzera vivono circa 65.000 persone «ammesse temporaneamente». Le loro richieste di asilo sono state respinte. Dovrebbero lasciare il paese, ma restano perché gli accordi UE sulla migrazione sottoscritti dalla Svizzera, Dublino (asilo) e Schengen (frontiere aperte), hanno fallito completamente.

Nessuno è sorpreso. Dublino significa che gli Stati esteri dell’UE, come la Grecia o l’Italia, devono registrare tutti i richiedenti asilo e assumersene la responsabilità. In realtà, le richieste di asilo via terra in Svizzera sono impossibili perché la Svizzera è circondata da paesi terzi sicuri. Apparentemente, l’Italia e la Grecia non registrano affatto gli asilanti, preferendo lasciarli andare in modo che possano essere presi a carico da altri, in un indecoroso avanti e indietro.

Se la Svizzera vuole rimandare indietro un Africano non registrato che è entrato dall’Italia, gli Italiani si defilano. I caselli doganali sono stati chiusi a seguito di Schengen. Gli Svizzeri dovrebbero prima dimostrare agli Italiani che il richiedente asilo sceso dal treno a Zurigo vi è effettivamente salito in Italia. Schengen/Dublino sono progetti strutturalmente sbagliati. Anche gli Austriaci hanno rinunciato ai loro posti di frontiera per non riprendere i richiedenti asilo dalla Svizzera.

Ormai la voce si è diffusa: il sistema di asilo dell’UE, come l’euro, è un fallimento istituzionale, inadatto alla realtà. Lo dicono anche il primo ministro olandese Mark Rutte, la cui vita è minacciata dai clan nordafricani, e il cancelliere austriaco Karl Nehammer, che ha appena chiesto all’UE di finanziare con fondi comunitari la recinzione del confine orientale. Bruxelles ha risposto gelidamente che non ci sono soldi per questo.

La Svizzera deve riprendere il controllo dei propri confini nazionali. Ciò richiede due cose. In primo luogo, dobbiamo uscire al più presto da Schengen e Dublino. L’UDC dovrebbe lanciare un’iniziativa popolare per denunciare questi trattati dannosi. In secondo luogo, la Svizzera non deve in alcun caso legarsi maggiormente all’UE. Più UE significa più stranieri, più caos, più stress. La libera circolazione delle persone deve poi essere finalmente limitata, come vuole la Costituzione.

Solo così la Svizzera potrà tornare a stabilire da sola chi può entrare e chi deve restare fuori. I problemi migratori devono essere risolti ai confini del proprio paese. L’internazionalismo nella politica migratoria è una menzogna che dura da una vita. L’uscita da Schengen e Dublino, sarebbe per la Svizzera un colpo liberatorio di altissimo impatto. Potrebbe essere il primo paese in Europa ad avere il coraggio di scrollarsi di dosso le catene dell’UE.

Questo farebbe impressione. A parte i Tedeschi, che non possono sfuggire al loro idealismo, la maggior parte degli Stati dell’UE è stufa del caos europeo in materia di asilo e migrazione. Come i Britannici, rivogliono il controllo delle loro frontiere, sebbene senza una secessione violenta da Bruxelles. Qui, ancora una volta, la Svizzera potrebbe rivelarsi l’avanguardia della praticità e dell’onestà. Dal momento che i partiti non sono affatto d’accordo, spetta ai cittadini svizzeri risolvere il problema.

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