Il sole sembra rischiarare anche le menti di sinistra

Ago 26 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 1014 Views • Commenti disabilitati su Il sole sembra rischiarare anche le menti di sinistra

Discorso di Albert Rösti* all’assemblea dei delegati UDC del 25.08.2018

Comincia a far giorno – il sole nascente, simbolo del nostro partito, sembra aver rischiarato perfino qualche mente della sinistra politica.

Quante volte gli altri partiti si sono fatti beffe dell’UDC qualificandola isolazionista e retrograda? Erano talmente impazienti di concludere l’accordo-quadro con l’UE. Per questi ambienti, i desideri di Bruxelles sono manifestamente degli ordini ai quali bisogna obbedire. Anche quando l’UE esige che la Svizzera riprenda automaticamente le evoluzioni del diritto europeo. Anche quando l’UE esige che la Svizzera si sottometta, in caso di controversie, ai giudizi inappellabili della Corte di giustizia UE, dunque alle decisioni dei soli suoi giudici. Anche quando l’UE vuole proibirci – come abbiamo appreso recentemente – di espellere degli stranieri criminali, nonostante il popolo abbia deciso in questo senso. Anche quando l’UE vuole imporci le regole della cittadinanza europea. Anche quando l’UE esige dalla Svizzera il pagamento delle indennità di disoccupazione ai frontalieri. Anche quando l’UE rimette in questione la struttura delle nostre aziende elettriche, delle nostre banche cantonali e delle nostre assicurazioni immobiliari.

In questi ultimi giorni, tuttavia, questi stessi entusiasti sostenitori di un accordo-quadro con l’UE hanno bruscamente cambiato linguaggio. Mentre che i rapporti con l’UE cominciano a scricchiolare e Bruxelles mostra il suo vero volto presentando quasi quotidianamente alla Svizzera delle nuove pretese, PLR e PPD chiedono improvvisamente di sospendere i negoziati. Il PS e i sindacati prendono addirittura il rischio di una rottura rifiutando qualsiasi discussione. Come ha potuto verificarsi questo inatteso voltafaccia? L’UE ha fatto capire alla Svizzera che non tollera più le misure accompagnatorie. Queste misure sono supposte compensare le gravi disfunzioni della libera circolazione delle persone. Anche i partiti politici più ligi a Bruxelles non possono negare che i salari svizzeri si abbasserebbero per forza di cose se tutti, nella fattispecie 500 milioni di cittadine e cittadini UE, potessero entrare e lavorare in Svizzera. Queste misure di protezione sono perciò state create per impedire il dumping salariale.

L’efficacia delle misure accompagnatorie è nell’insieme debole. Dall’introduzione della libera circolazione delle persone 15 anni fa, i salari non sono aumentati che marginalmente in Svizzera. In alcuni settori sono addirittura stagnati. Invece di affrontare il male alla radice limitando finalmente l’immigrazione, i partiti – non solo quelli di sinistra, ma anche di centro – hanno fatto delle misure accompagnatorie una vacca sacra. E oggi, realizzando finalmente che la volontà di Bruxelles non è contraria solo a quella dell’UDC, ma anche alla propria, s’indignano a gran voce.

Il migliore esempio da citare in appoggio al mio enunciato, è un’intervista rilasciata qualche giorno fa da Micheline Calmy-Rey. La ex-ministra svizzera degli affari esteri prende sorprendentemente le distanze rispetto all’UE:

«L’UE esige che riprendiamo le sue regole. Vogliamo che la protezione dei nostri salari sia sottoposta al diritto europeo? Che le misure accompagnatorie siano subordinate alla Corte di giustizia UE (CGUE)? (…) Sarebbe pericoloso per la protezione dei nostri salariati se la Svizzere riprendesse, via accordo-quadro, le condizioni di lavoro e di salario dell’UE. Il diritto svizzero protegge meglio del diritto europeo. Mi oppongo con determinazione a che il diritto europeo regoli tutte le relazioni fra la Svizzera e l’UE.»

Questo pomeriggio dibatteremo delle iniziative popolari concernenti anche la tematica dell’autodeterminazione. Il fatto che il PPD e il PLR, come pure il Consiglio federale, combattano delle iniziative ecologiste e di sinistra non con argomenti concreti, bensì appellandosi a dei trattati internazionali come le normative dell’OMC, l’Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio e, in particolare, agli accordi agricoli bilaterali con l’UE, dà un’idea precisa dello stato d’animo di questi ambienti. Anche quando si tratta dell’alimentazione della popolazione, si dà più peso al diritto internazionale che alla Costituzione federale. Bisogna essere ben coscienti di cosa ciò significhi: una delle nostre attività basilari, la produzione di derrate alimentari, sarebbe regolamentata dall’estero. Quanto a noi, continueremo a batterci a colpi di argomenti concreti e oggettivi contro le iniziative dei verdi e della sinistra. Questi motivi saranno sviluppati questo pomeriggio. È essenziale che, anche in futuro, seguiamo in questa faccenda l’avviso della maggioranza della popolazione, e non le opinioni di qualche burocrate di Bruxelles o di Strasburgo.

Invito perciò l’ex-consigliera federale Micheline Calmy-Rey e i suoi compagni, i presidenti del PS, del PLR e del PPD, ma in modo particolare la consigliera nazionale Maya Graf, che s’impegna per l’iniziativa «Fair-Food», oppure ancora la presidente dei verdi, consigliera nazionale Regula Ritz, ad aderire al comitato «UE-No» e al comitato per l’autodeterminazione in vista della votazione del 25 novembre 2018. Perché un SÌ all’autodeterminazione è un SÌ alla democrazia diretta. Indipendentemente dalla posizione politica di ognuno. bisogna che le Svizzere e gli Svizzeri possano continuare a decidere liberamente il modo con cui vogliono coabitare e le leggi che reggono il loro paese.

Si il PS e i verdi condividono le nostre opinioni in questo campo, la nostra iniziativa trionferà alla grande nella votazione di novembre 2018.

Dire SÌ alla democrazia diretta è, logicamente, dire SÌ anche all’iniziativa per l’autodeterminazione.

Non credo, tuttavia, che le cose andranno così facilmente. Approfittando dell’unanimità che sembrava disegnarsi, ho invitato i presidenti degli altri partiti a indirizzare con noi una lettera al Consiglio federale, ingiunge dogli di sospendere i negoziati con l’UE. Non vi sorprenderete apprendendo che nessuno di loro ha accettato di apporre la propria firma sotto tale lettera. Cosicché, tutto continuerà come prima. E l’UDC sarà sempre il solo partito che agisce invece di lamentarsi, il solo partito a battersi affinché le Svizzere e gli Svizzeri possano continuare a decidere liberamente il proprio destino e il quadro legale che regge il loro paese.

* Consigliere nazionale e presidente UDC Svizzera

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