La grande menzogna della vaccinazione

Nov 4 • L'opinione, Prima Pagina • 156 Views • Commenti disabilitati su La grande menzogna della vaccinazione

Dalla Weltwoche del 27.10.2022 un articolo di Philipp Gut*

I produttori e le autorità ammettono che il vaccino Covid non protegge dall’infezione e dalla trasmissione. La storia della pandemia deve essere riscritta. Ma i responsabili stanno facendo di tutto per soffocare una rivalutazione.

Sono stati giorni di orrore per l’UE e di momenti magici per la verità. Dapprima c’è stata la famosa confessione di Janine Small, dirigente Pfizer, al Parlamento europeo. Il 10 ottobre 2022 ha ammesso che il vaccino non era stato testato per bloccare la trasmissione del virus prima di essere iniettato milioni di volte. Circolano già battute cattive: ci sono due topi seduti e uno dice: «Hai intenzione di vaccinarti?». E l’altro: «Sei pazzo? L’esperimento umano è ancora in corso».

I «Covidioti» avevano ragione

Tre giorni dopo, il 13 ottobre, la Commissione europea ha confermato in un’audizione ufficiale che la vaccinazione non protegge dalla trasmissione o dall’infezione (torneremo su questo punto).

Infine, un giorno più tardi, la terza cattiva notizia: la procura dell’UE sta indagando sulla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. È accusata di aver organizzato accordi a prezzi eccessivi con l’industria farmaceutica a scapito dell’UE e dei contribuenti, e di aver nascosto le informazioni compromettenti.

Già una sola di queste notizie sarebbe un terremoto di media entità – tutte insieme sono un completo disastro per l’UE. Ma non solo per lei: la favola della panacea del vaccino Covid, cui hanno reso omaggio produttori, scienziati e governi di tutto il mondo, sta crollando.

Al contrario, è emerso che i critici, definiti «cranks» (bastian contrari, NdT), «teorici della cospirazione» o – particolarmente suggestivo – «covidioti», avevano ragione. La loro intuizione era giusta: la vaccinazione non solo non è la panacea promessa. È un classico «nonvaleur»: è costato miliardi ai contribuenti, senza portare alcun beneficio corrispondente.

Dopo le ultime rivelazioni, la storia della pandemia di coronavirus e della sua «gestione»  deve essere riscritta. Ma i responsabili e i loro complici nei media stanno facendo di tutto per soffocarne la rivalutazione.

I media tacciono

Ci si spinge fino alla censura vera e propria, come ho sperimentato in prima persona. I fatti e i contesti qui descritti sono stati anche oggetto della mia rubrica «Dr. Gut» sul collegamento online di Portal 24. Ho linkato l’articolo sulla piattaforma Linkedin e su Facebook. Ma dopo solo due ore era finita: i post, che erano stati diligentemente letti e condivisi, sono scomparsi silenziosamente dalle piattaforme sociali. Chi ha paura della verità? Dove viviamo veramente? La Cina è apparentemente in Europa.

E cosa fanno i giornalisti delle grandi case editrici, che hanno alimentato al massimo il panico da virus e hanno ricevuto in cambio dallo Stato milioni per la campagna di vaccinazione e altri milioni in aiuti Covid? Rimangono in silenzio – e fanno costantemente finta di non vedere le bombe che hanno colpito Bruxelles la settimana scorsa. Secondo la logica: ciò di cui non scriviamo non esiste. Allo stesso tempo, si vantano – dalla Radiotelevisione svizzera a Tamedia e CH Media – di diffondere «fatti invece di fake news» e di dare priorità alla «rilevanza». Fesserie.

L’argomento della protezione non regge

Invece della chiarezza, è di moda lo spegnimento delle luci. Coloro che reagiscono alle rivelazioni rivoluzionarie, scelgono la seguente posizione di ripiego: «Non abbiamo mai detto che la vaccinazione protegge dall’infezione e dall’ulteriore diffusione. Serve solo a prevenire decorsi gravi».

Falso! È possibile che singoli virologi e altri esperti si siano espressi con maggiore cautela. Ma il messaggio di giubilo annunciato con squilli e trombe è stato: «Il vaccino Covid è la grande scoperta. Esso protegge dalle infezioni e dalla trasmissione. Ora possiamo tenere sotto controllo la pandemia».

Ci sono numerose prove al riguardo, dalla Svizzera, dall’Europa, da tutto il mondo. Il consigliere federale svizzero e ministro della sanità Alain Berset, massimo manager della crisi di coronavirus, twittava il 12 agosto 2021: «La vaccinazione contro il coronavirus protegge – dall’infezione, dalla diffusione del virus e da un decorso grave della malattia». E il 18 novembre 2021, l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) fissava la «protezione dall’infezione» al 90% anche con il «richiamo».

La promessa di salvezza «vaccinazione»

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen cantava la stessa canzone. Nella sua «Dichiarazione sul progresso delle vaccinazioni» del 25 novembre 2021, affermava: «La vaccinazione protegge voi e tutti gli altri». Con una vaccinazione di richiamo dovremmo assicurarci che «i finora vaccinati rimangano immuni». Questa era proprio la promessa fatta dai politici responsabili per promuovere le loro campagne di vaccinazione: «Chi è vaccinato è immune. La vaccinazione protegge. La vaccinazione è utile».

La situazione non era diversa al di là dell’Atlantico. L’oracolo Bill Gates dichiarava già il 30 luglio 2020, che «lo scopo principale del vaccino è quello di rompere le catene dell’infezione». Non ci saranno «praticamente più infezioni». E ancora: «Chi si vaccina non solo protegge sè stesso, ma riduce anche la trasmissione del virus ad altri».

Questa promessa di salvezza fu diffusa dagli organismi ufficiali e dalle autorità sanitarie di tutto il mondo. Il 29 marzo 2021, Rochelle Walensky, medico e capo dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) nell’amministrazione di Joe Biden, dichiarava alla MSNBC: «I nostri dati suggeriscono che le persone vaccinate non prendono il virus e non si ammalano». Il suo capo, il «Mister President», aveva già preannunciato il 13 marzo 2021: «Le persone completamente vaccinate hanno un rischio molto, molto basso di contrarre il Covid-19».

Infine, l’immunologo Anthony Fauci, consulente medico capo dell’uomo più potente del mondo, prometteva: «Chiunque sia vaccinato può essere sicuro di non essere infettato». Così disse Fauci il 17 maggio 2021. Con la vaccinazione si protegge se stessi, la propria famiglia e si interrompe la catena dell’infezione (2 giugno 2021). Non senza un senso di vivacità e pathos tipicamente americani, Fauci assicurava: «Con la vaccinazione, diventerete un vicolo cieco per il virus. Quando poi il virus vi raggiungerà, voi ne sarete il capolinea!».

La confessione della Commissione UE

Ora, la bufala delle vaccinazioni è giunta al capolinea. Con le dichiarazioni citate, dovrebbe essere sufficientemente provato che la vaccinazione è stata propagandata dai responsabili come la cura miracolosa che avrebbe impedito l’infezione e la trasmissione, e messo fuori gioco il virus. È necessario ricordare tutte queste promesse fatte dai responsabili per cogliere l’esplosività della confessione di Wolfgang Philipp, il principale stratega dell’UE in materia di vaccinazioni, citata all’inizio di questo articolo. In risposta all’accusa dell’eurodeputato rumeno Cristian Terhes, secondo cui la Commissione europea avrebbe mentito alla popolazione sull’effetto protettivo della vaccinazione, Philipp ha dichiarato: «Se volete avere un vaccino che impedisca la trasmissione, buona fortuna! Avremmo potuto averlo, ma non c’è ancora. Ci si sta lavorando, ma si tratta di un vaccino di concezione completamente diversa».

L’ammissione non potrebbe essere più chiara – e non proviene da una persona qualsiasi, ma dal funzionario capo responsabile della Commissione UE. Philipp è il direttore dell’Health Emergency Preparedness and Response Authority (Hera). In parole povere, dice: tutti i vaccini immessi sul mercato finora, che hanno portato miliardi di denaro dei contribuenti nelle casse dei produttori, non hanno mai fatto quello che i cittadini sono stati portati a credere senza il minimo dubbio scientifico. Non proteggono né dall’infezione né dalla trasmissione.

Un altro aspetto esplosivo della dichiarazione di Philipp, microbiologo ed ex immunologo dell’Università di Basilea, è che i responsabili ovviamente lo sapevano fin dall’inizio. O in quale altro modo si può interpretare l’affermazione secondo cui un vaccino efficace richiederebbe un «progetto completamente diverso»? Come sarebbe dovuto essere questo progetto, doveva essere noto ai produttori e ai politici che acquistavano i vaccini.

Saranno rimborsati i contribuenti?

La verità sulle vaccinazioni che sta venendo alla luce ha conseguenze di vasta portata. In primo luogo, tutte le misure che distinguevano tra vaccinati e non vaccinati, come il certificato e l’esclusione discriminatoria dei non vaccinati, si basavano sull’affermazione, ora dimostrata falsa, che la vaccinazione proteggesse dall’infezione e dalla trasmissione. La vaccinazione era la licenza di vivere. Chi non era vaccinato ne doveva restare escluso. Se mai c’è stata una legittimazione per questo, ora cade.

Ancora più fuori luogo, quindi, sono i commenti offensivi e gli appelli lanciati alla discriminazione dei non vaccinati, da parte di politici di spicco. Il presidente del PLR Thierry Burkart, ad esempio, aveva detto al Blick: «Se i reparti di terapia intensiva sono pieni, i non vaccinati devono fare la fila» (30. 12. 2021).

In secondo luogo, si pongono questioni di responsabilità e di sperpero del denaro dei contribuenti a un ritmo impressionante. L’eurodeputato Terhes chiede ora ai produttori di restituire il denaro dei contribuenti. Le somme in gioco sono enormi. Fino al novembre 2021, la Commissione europea aveva firmato contratti del valore di 71 miliardi di euro per l’acquisto di 4,6 miliardi di dosi di vaccino, come si evince dallo «Special Report» n. 19/2022 della Corte dei conti europea.

Ora, nell’UE vivono 450 milioni di persone. Se ognuno di loro fosse vaccinato senza eccezioni, a partire dai neonati, l’entità dell’accordo sarebbe sufficiente per dieci iniezioni a persona. Questo mette in discussione anche l’efficacia del vaccino Covid 19. Perché vaccinare all’infinito se la vaccinazione funziona? Chi si vaccina contro il morbillo è protetto. Chi si vaccina contro la polio è protetto. Chi si vaccina contro il coronavirus non è evidentemente protetto. Mentre c’è scritto vaccino sull’etichetta, all’interno non c’è alcun vaccino.

Terzo: oltre alle conseguenze politiche, lo scandalo globale delle vaccinazioni può avere anche conseguenze legali. Il 14 ottobre, un giorno dopo l’ammissione ufficiale dell’inesistente effetto protettivo, la procura europea ha annunciato di stare indagando sull’acquisto delle dosi di vaccino, fra gli altri, anche nei confronti della presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Si profilano conseguenze legali

E la Svizzera? Anche qui si pongono domande simili. Anche qui sono state pagate ingenti somme di denaro per dei vaccini che in senso convenzionale non lo sono – poiché non proteggono dalle infezioni – sulla base di contratti con i produttori che non sono ancora stati resi noti. L’articolo 20 del Codice delle obbligazioni svizzero sulla nullità dei contratti recita: «Il contratto che ha per oggetto una cosa impossibile o contraria alle leggi od ai buoni costumi è nullo.».

In ogni caso, i fatti finora noti potrebbero indicare che l’oggetto degli accordi contrattuali riguardava una cosiddetta prestazione impossibile, perché la caratteristica della prestazione promessa – l’effetto protettivo – non è stata fornita fin dall’inizio (perché ciò avrebbe richiesto, per citare ancora Wolfgang Philipp, una «progettazione completamente diversa» del vaccino). I contratti tra il governo federale e i produttori potrebbero anche essere immorali, perché la vaccinazione Covid-19, nel migliore dei casi, è inutile per la popolazione (nel senso della protezione promessa contro l’infezione e l’ulteriore diffusione) ma, nel peggiore dei casi, è addirittura dannosa; e anche perché è stata commercializzata senza alcuna reale necessità come se non ci fossero alternative, imponendola alla popolazione con una pressione psicologica.

*Philipp Gut è proprietario dell’agenzia di comunicazione Gut Communications GmbH, giornalista fra altri presso Nebelspalter, editore della Umwelt Zeitung e autore di libri. In precedenza, è stato redattore nazionale e vicecaporedattore della Weltwoche.

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