Il mondo dei «cazzialtristi»
Imperturbabilità, cinismo, scetticismo, indifferenza ai fatti altrui – in volgare: farsi i «cazzi» propri – sono regole che considero d’oro e alle quali ho cercato di attenermi durante i miei 78 anni di vita. Non sempre ci sono riuscito, è ovvio, e nemmeno ci riesco con questo articolo. In parte ci siamo costretti, volenti o nolenti, dal semplice fatto di coesistere con una popolazione mondiale che ha ormai superato gli 8 miliardi. Ma, specialmente quando ti avventuri in politica o ti metti a redigere un quattordicinale come questo, è automatico che, almeno in parte, quelli degli altri diventino «cazzi» tuoi e che quelli tuoi siano, a loro volta, oggetto d’attenzione da parte di elettori, rispettivamente lettori. Credo però di esserci riuscito in una misura per la quale Dante mi avrebbe punito sbattendomi nel girone degli ignavi.
Farsi i fatti degli altri: lo sport più antico del mondo
Credo che l’invenzione di questo sport risalga al primo incontro fra un uomo e una donna che decisero di passare la vita insieme. Per chi è di fede cristiana, Adamo ed Eva. «Adamo, mangia questa mela – no – dai, Adamo, mangia la mela – no – dai, ti prego, mangia la mela – e va bene, porca xyzx*! – Crunch, crunch! Tuoni, fulmini e Dio che li scaccia dal Paradiso terrestre».
Da allora, quante metaforiche mele abbiamo mangiato e, peggio, quante ne abbiamo fatte mangiare agli altri, con la pretesa di farlo per il loro bene? Va bene che una mela al giorno toglie il medico di torno, ma si tratta sempre di un’interferenza nella vita altrui – o nell’altrui morte, quando la mela è avvelenata – vero Biancaneve?
Da Caino a Zelensky: un’escalation di violenze
Da allora, le mele metaforiche si sono trasformate in ben più concrete violenze, da Caino che ammazza Abele, via via a tutte le vittime enumerate dalla Bibbia, guerre sante e stermini vari che hanno costellato la storia, fino ad arrivare ai protagonisti delle guerre dei nostri tempi, Volodymyr Zelensky, tanto per citarne uno che mi sta particolarmente in punta . E sempre perché? Perché gli esseri umani non sanno farsi i «cazzi» loro! Come i cattolici volevano «esportare» la loro fede andando a combattere degli infedeli che, legittimamente, non ne volevano sapere – peraltro ricambiati oggi dall’inesorabile karma degli attentati terroristici dei fondamentalisti islamici – il XX° secolo ha visto nascere l’«esportazione della democrazia» in paesi che stavano meglio senza. A suon di sberle, naturalmente.
Gli Stati uniti primeggiano, ma anche gli altri non sono da meno
Nel medagliere degli ultimi due secoli di questo sport, indubbiamente, la parte del leone la fanno gli USA. Due guerre mondiali, Corea, Vietnam, Golfo, Kosovo, Iraq, Libia, Siria, Yemen e altri interventi di minore importanza, fanno apparire Putin e Netanyahu dei dilettanti, seppure a loro volta «cazzialtristi» da perlomeno medaglia d’argento. Si aggiungono poi diverse medaglie di bronzo nei posti più disparati del pianeta: Sudan, Congo, Myanmar, eccetera.
I «cazzialtristi» di casa nostra
Meno cruenti, ancorché fastidiosi, sono quelli che manifestano in piazza per situazioni che non li riguardano, che si svolgono a migliaia di chilometri da noi e che, soprattutto, le piazzate nostrane non sono in grado di cambiarne una virgola. E che dire dello sdegno gratuito e diffuso che ognuno si sente in dovere di esprimere, facilitato oggi dai social network Internet, per ogni accadimento su questo disgraziato pianeta?
L’ultimo caso: la tragedia di Crans Montana
Qui, il «cazzialtrismo» proviene in massima parte dalla vicina repubblica. Sobillata da un giornalismo che non è d’inchiesta, come si autodefinisce, bensì d’accusa su base di pregiudizi, l’opinione pubblica insorge. Si dà per scontato che i magistrati elvetici siano corrotti e inaffidabili e che debbano essere affiancati da inquirenti italiani – quelli sì degni di fiducia, basta guardare come hanno «prontamente» risolto il caso del Ponte Morandi o quello dell’Eternit che ha visto la responsabilità per migliaia di morti per amianto «cancellata» dalla prescrizione.
In una trasmissione televisiva scandalosa, nella quale si invita un politico svizzero per farlo attaccare da tre o quattro giornalisti – più, ovviamente, il «moderatore» a gettare benzina sul fuoco – in una gazzarra da taverna, si deridono e banalizzano le risorse messe a disposizione dalle autorità della «ricca Svizzera» per far fronte alle necessità immediate. E qui casca l’asino e si rivela il vero obiettivo dell’operazione. La «ricca Svizzera», quindi pretesa di risarcimenti milionari, prima ancora che accertamento dei fatti e responsabilità dei vari attori. Come se la vita delle vittime avesse un prezzo, come se un risarcimento in denaro – sia esso di mille, diecimila, centomila o un milione di franchi – potesse compensare adeguatamente le famiglie per la loro perdita. Come dire: ormai il morto è morto, non si può tornare indietro, quindi cerchiamo almeno di guadagnarci qualcosa. Non credo che sia questo il ragionamento dei famigliari fra i quali – a giudicare dal costo di una vacanza sciistica a Crans Montana – non credo abbondino i senzatetto, ma è l’atteggiamento che i Del Debbio di turno con le loro trasmissioni inculcano nelle teste dei telespettatori che, di conseguenza, si autonominano «parte lesa» per solidarietà.
E, siccome i mugugni, grazie all’eco amplificato dato loro da Internet, si fanno insistenti, ecco che il governo reagisce e richiama l’ambasciatore a Roma, rischiando un incidente diplomatico. Imperturbabilità, cinismo, scetticismo, indifferenza ai fatti altrui, ho detto all’inizio. E quindi, la mia personale risposta concorda perfettamente con quella di Farinelli: e chi se ne frega, se l’ambasciatore vuole rimanere a Roma a mangiare la pasta all’amatriciana, faccia pure.
Il fine politico del governo italiano
Nell’atteggiamento del governo italiano, intravvedo però un fine politico. Il popolino – quello che si bea di programmi televisivi quali quelli di Del Debbio, ma anche più insulsi come il Grande fratello o l’Isola dei famosi – è «bestia», si sa, basta navigare sui social media di Internet per rendersene conto. Però è quello che vota. E Giorgia Meloni vuole essere rieletta nel 2027. Quindi dà al popolino ciò che questo richiede. Francamente, non mi meraviglierebbe se avesse fatto precedere il richiamo dell’ambasciatore da una telefonata a Berna: «Tranquilli, è tutta scena!». Io al suo posto l’avrei fatto.
Ma, dopotutto, anche se ci ho dedicato due pagine… non sono «cazzi» miei.

