Il messaggio e la comunicazione

Nov 4 • In terza, L'opinione, Prima Pagina • 157 Views • Commenti disabilitati su Il messaggio e la comunicazione

I commenti alle recenti elezioni federale hanno dato la stura alla solita marea di interpretazioni sui motivi che hanno portato gli uni a vincere e gli altri a perdere, nell’assurdo tentativo di diminuire il dolore per la sconfitta. A nessuno piace perdere, naturalmente e, se quattro anni fa toccò all’UDC leccarsi le ferite, oggi è toccato all’onda verde. Perché? Ognuno ha la sua spiegazione, ma due su tutte hanno la prevalenza:

Il messaggio non è stato recepito…

Il popolo, chissà perché, non ha capito un messaggio che peraltro aveva percepito quattro anni fa. Sì, perché essendo l’unico tema – e la ragione d’essere – di quell’area ecologista, non può che essere ripetuto «paro paro, coppia e incolla» a ogni tornata elettorale. E non è che l’elettorato passi dall’estrema intelligenza alla più allucinante demenza nello spazio di un quadriennio, con possibilità di guarigione per un fronte o di ricaduta per l’altro. Semplicemente, essendo di natura prettamente ideologica, più che recepito viene condiviso (solo temporaneamente, si spera) quando non è d’intralcio ai reali bisogni esistenziali della popolazione.

È vero che anche il messaggio «Achtung! Immigrazione incontrollata, abuso dell’asilo, criminalità, assistenzialismo eccessivo, e spese che ne derivano) è ormai da anni ripetuto, purtroppo invano, dall’UDC. Ma si distingue da quello verde per almeno due motivi: primo, è molto più variegato e tocca problemi percepibili quotidianamente da chiunque sulla propria pelle e nel proprio portafoglio, mentre quello del cambiamento climatico provocato dall’uomo è del tutto astratto, lontano e reso purtroppo credibile solo da un martellamento mediatico ossessionante. Secondo: l’UDC più che inviare un messaggio, esterna quello che recepisce dalla gente, allo scopo di estenderlo ai più scettici e facendo sì che venga ascoltato e sostenuto a livello politico. Che la Svizzera, nonostante i suoi sforzi, sia impotente nella lotta per il presunto salvataggio del pianeta, a fronte delle emissioni prodotte dai paesi più inquinatori – Cina, India, USA, eccetera – è evidentemente stato capito da sempre più cittadini che, in questi quattro anni hanno avuto modo di appurare la veridicità dei moniti dell’UDC e la priorità dei suoi argomenti rispetto a una, peraltro lungi dall’essere comprovata, minaccia di catastrofe planetaria.

… errori di comunicazione

Indubbiamente, la campagna dell’UDC è stata condotta in modo estremamente efficace. Ma, a mio avviso, ancora una volta,  il grande effetto è stato ottenuto non tanto dall’efficacia della comunicazione, ancorché importante, quanto dalla concretezza del messaggio. I crescenti problemi economici della gente – premi di cassa malati, aumento delle spese per alloggio, carburanti, eccetera – sono molto più reali e l’UDC è riuscita a comunicarli con successo a una fascia di popolazione magari fin qui scettica. Ma, soprattutto, ha fatto capire che il partito si preoccupa di proporre e trovare soluzioni che migliorerebbero di più la vita nell’immediato, che non i fumosi obiettivi climatici propagandati con fervore messianico da una politica e da una stampa asservite a non ben definiti centri d’interesse.

È vero che un buon marketing può permettere di vendere frigoriferi al polo, ma credo che pochi esquimesi riterrebbero necessario acquistarne uno da mettere nell’igloo.

Non è quindi tanto importante il come, bensì il cosa si comunica. E l’onda ecologista non ha più nulla di nuovo da comunicare, la popolazione conosce ormai il tema dall’A alla Z e a poter crescere è solo un legittimo scetticismo.

Costi, eccessiva prodigalità vs. ragionevole egoismo e moderata generosità

Il popolo svizzero è generoso e solidale, lo dimostra la sua partecipazione milionaria alle collette della Catena della solidarietà, come pure la propensione all’accoglienza di chi è perseguitato in patria. Questo, a livello privato è inoppugnabile. Il problema è che con l’andare degli anni, la Berna politica, con interpretazioni a dir poco liberali e arbitrarie, ha travisato il senso del termine. Dalla generosità – che, se è legittima a livello privato, con il denaro pubblico dovrebbe essere accuratamente ponderata – si è passati a una inutile quanto eccessiva prodigalità che si esplicita in versamenti miliardari all’estero, mentre in patria non si riesce a far quadrare i conti dell’AVS. La solidarietà è tracimata in un assistenzialismo irresponsabile che si traduce in un’immigrazione illegale incontrollata e in un costante abuso del diritto d’asilo, con conseguente importazione di criminalità, e con un vertiginoso aumento dei costi che tutto ciò comporta: più alloggi, più servizi, più strutture scolastiche e ospedaliere, eccetera.

Il Consiglio federale – con in testa Cassis e Baume-Schneider – ma anche il parlamento che lo segue, stentano a trovare ulteriori braghe da calare di fronte a organismi internazionali come UE o ONU, per cui il salasso alle casse statali continua. Zelenskij ha bisogno di aiuto per la sua guerra – oops, scusate: per la sua strenua difesa – contro l’orso russo? Pronti, buttiamo alle ortiche la nostra neutralità, facciamolo intervenire via video alla sessione delle Camere federali e diamogli qualche miliardo. Per buona misura, togliamo anche l’embargo alla rivendita dei nostri carri armati, con un patetico escamotage che permetterà alla Germania di passare 25 suoi panzer all’Ucraina. In Afghanistan il regime talebano inasprisce le sue misure di condotta patriarcale? Non c’è problema: invitiamo tutte le donne Afghane a venire in Svizzera dove, più che la libertà, troveranno vitto, alloggio, servizi scolastici e previdenza sociale, naturalmente a spese dei cittadini svizzeri.

Ma non è forse ora – invece di lanciare messaggi comunicati più o meno bene – di accogliere quelli che ci lancia il popolo (vedi le recenti elezioni) e che si possono riassumere nell’auspicio di una più oculata e ponderata gestione del denaro pubblico?

«Switzerland first» – il detto di Trump tanto odiato da Ignazio Cassis, non significa chiudersi a riccio e tagliare TUTTI i sostegni all’estero, ma semplicemente di utilizzare i nostri fondi INNANZITUTTO per risolvere i NOSTRI problemi. Sono sicuro che, per esempio, pur risanando prioritariamente i conti dell’AVS e/o neutralizzando parzialmente i sovraccosti dei premi di cassa malati, resterebbe comunque alla Confederazione un cospicuo importo da destinare ai rapporti con l’estero.

In altre parole, basta con l’irresponsabile prodigalità, seppure sì a una moderata generosità e a un ragionevole egoismo.

Questo è il messaggio che il popolo votante ha sostenuto e che anche gli altri partiti farebbero bene a recepire nei prossimi quattro anni, pena un’ulteriore perdita di consensi.

Phil O’Soph

Comments are closed.

« »