Il costo di una neutralità sprecata alla leggera

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Dalla Schweizerzeit del 28.10.2022, un articolo di Ulrich Schlüer

Ulrich Schlüer, Direttore editoriale «Schweizerzeit»

Un’importante personalità ha determinato come nessun’altra lo sviluppo politico della Svizzera negli ultimi quarant’anni.

È grazie a lui, Christoph Blocher, se la Svizzera non è ora integrata nell’UE, che rischia di sprofondare nel disastro di un debito eccessivo, di un’inflazione fuori controllo, di costi ingestibili per i finti rifugiati e di un crescente disordine nell’approvvigionamento energetico. Anche alcuni degli ex paesi dello SEE e dell’UE iniziano a rendersi conto dei vantaggi che la Svizzera trae dalla capacità di agire che le è rimasta, soprattutto in tempi di crisi.

La neutralità sacrificata

E questo eccezionale politico, sulla base delle proprie ricerche, presenta ora ciò che i media ci hanno nascosto per mesi. Questi media fingono che l’Ucraina sia devastata da una guerra in cui i buoni combattono contro i cattivi, in cui i buoni devono essere sostenuti ma i cattivi devono essere puniti. Ignazio Cassis, portavoce della nostra politica estera, ha persino abbandonato la neutralità della Svizzera come presunta dimostrazione di solidarietà a favore dei buoni.

Questa neutralità è garantita dal diritto internazionale da oltre duecento anni. Chiunque la violi sta quindi violando il diritto internazionale. È la neutralità che ha garantito alla Svizzera e al popolo svizzero una vita di pace anche quando l’Europa stava letteralmente affogando negli orrori della guerra. È questa neutralità che è stata di infinita utilità a coloro che hanno cercato di sottrarre, passo dopo passo, un Paese bloccato dalla logica della guerra che stava causando sempre più vittime e sempre più danni.

Le forniture di armi degli Stati Uniti

È Christoph Blocher che, grazie a una ricerca insistente, si è imbattuto in fatti che i media – lasciatemi ripetere l’affermazione – ci hanno nascosto per mesi. Christoph Blocher ha chiesto il testo della legge in base alla quale il Congresso degli Stati Uniti, dominato dai Democratici come partito di maggioranza, ha sancito per legge le prestazioni americane a favore dell’Ucraina.

Tuttavia, riferisce Blocher, non c’è una parola sulla «solidarietà disinteressata» nelle condizioni per la fornitura di armi statunitensi all’Ucraina stabilite in questa legge. Né di aiuti, ma di vendita e affitto. L’Ucraina deve pagare tutto ciò che gli Stati Uniti forniscono, al dollaro e al centesimo. Tutto ciò che non viene utilizzato è considerato in affitto. Pertanto, dopo la guerra, potrebbe essere restituito all’esercito americano, previo pagamento dei costi di affitto.

Chi pagherà? 

Chi pensate che pagherà concretamente i miliardi per le ingenti forniture di armi statunitensi all’Ucraina? Gli Stati Uniti? Certamente no, come dimostra la legge approvata dal Congresso degli Stati Uniti sulle forniture di armi. O gli Ucraini, che sono sopraffatti dai danni della guerra? Non saranno in grado di farlo per decenni. A pagare saranno coloro che gli Stati Uniti sono riusciti a trascinare con sé nei «pagamenti di solidarietà» all’Ucraina: gli Stati dell’UE. E, poiché ha aderito alle sanzioni dell’UE in barba alla sua neutralità, anche la Svizzera.

Naturalmente, questi costi immensi non saranno dichiarati «per le forniture di armi statunitensi all’Ucraina». Saranno addebitati – con un dito alzato a mo’ di avvertimento – ai contribuenti a titolo di «Fondo per la ricostruzione» come obbligo morale degli Europei nei confronti degli Ucraini colpiti dalla guerra. Saranno quindi a carico di quegli Europei che stanno già pagando un prezzo immenso per le sanzioni che hanno incautamente imposto sull’energia precedentemente fornita loro a basso costo dalla Russia. Un prezzo che sta esponendo i loro paesi e i loro abitanti a una spirale inflazionistica inarrestabile. Verrà imposto a quei paesi che già non sono in grado di tenere sotto controllo il proprio debito. Verrà estorto a quei paesi che, sommersi da milioni di finti rifugiati, hanno perso da tempo il controllo dei loro costi sociali…

Saranno i contribuenti di questi paesi martoriati, scossi e sempre più impoveriti a dover pagare per le merci belliche statunitensi destinate all’Ucraina – mascherate da contributi a qualche «fondo di ricostruzione». E i media faranno di tutto per nascondere le verità che si celano dietro questi fondi per la ricostruzione.

Anche la Svizzera ne risente, grazie alla politica estera senza scopo a cui si è abbandonata sotto il consigliere federale Ignazio Cassis, che vuole essere gentile con tutti. È giunto il momento che il sovrano, che gli elettori di tutta la Svizzera intervengano – attraverso l’iniziativa sulla neutralità lanciata negli scorsi giorni. In modo che la collaudata neutralità perpetua e armata, cioè integrale, torni a essere il solido fondamento della nostra politica estera – assicurando la pace alla Svizzera e aprendo ai contendenti di qualunque parte del mondo la possibilità di riprendere il dialogo interrotto. Una politica estera svizzera che ha dimostrato la sua validità in ben duecento anni di storia.

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