A Parma splendida «Norma» e programma Festival Verdi

Apr 29 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 306 Views • Commenti disabilitati su A Parma splendida «Norma» e programma Festival Verdi

Spazio musicale

Chi frequenta regolarmente avvenimenti musicali sa che l’esecuzione delle prime battute dà immediatamente una indicazione sulla probabile qualità di tutto il resto. Così nella «Norma» rappresentata a Parma in marzo la compattezza, la consistenza e il piglio deciso degli accordi iniziali della sinfonia hanno fatto presagire subito un’ottima lettura dell’intero capolavoro belliniano. Il direttore ha mostrato costantemente una rara intelligenza interpretativa unitamente a una estrema accuratezza, mettendo in rilievo sia le suggestioni e gli impulsi romantici che animano l’opera sia l’aereo fascino e l’espressione intensa di molte melodie. Solitamente, anche in esecuzioni musicali di alto valore capita eccezionalmente qualche passaggio, magari breve e poco importante, di cui si sarebbe desiderata una versione diversa; bene, nella «Norma» di cui sto parlando non ho mai provato un disagio del genere, non solo, ma ho avuto la rivelazione di valori sfuggiti in passato. Di tutto questo sia fatta lode al direttore Sesto Quatrini, autore di una prestazione superba, grazie anche all’ottima collaborazione dell’Orchestra filarmonica italiana e del Coro del Teatro Regio, istruito da Martino Faggiani.

In uno spettacolo nato indubbiamente sotto una buona stella anche la compagnia di canto ha dato larga soddisfazione. Angela Meade ha una voce talvolta un tantino aspra, però possiede tecnica sicura, capacità di fraseggiare con piena aderenza allo stile belliniano (grazie tra l’altro a fiati assai lunghi) e soprattutto acume nell’approfondire la psicologia di un personaggio complesso come quello di Norma. La sua «Casta diva» ha avuto la spiritualità di una preghiera, però tradendo anche l’inquietudine della sacerdotessa peccatrice. Potenza, squillo e forte passionalità hanno caratterizzato il Pollione di Stefan Pop (il quale potrebbe ulteriormente migliorare le emissioni se riuscisse ad eliminare i portamenti prima degli acuti). Carmela Remigio ha presentato Adalgisa come una giovane, inesperta e fragile sacerdotessa, dando una caratterizzazione del personaggio più credibile rispetto a quanto fatto da certe poderose e gloriose mezzosoprano che affrontarono la parte in passato. Un Oroveso di alta classe è stato Michele Pertusi; da un artista del suo livello, del resto, non c’era da aspettarsi altro. Degni di lode anche la Clotilde di Mariangela Marini e il Flavio di John Matthew Myers.

Diversi aspetti della regia, firmata da Nicola Berloffa, meritano approvazione, cominciando dalla rinuncia ad aprire il sipario durante la sinfonia e quindi consentendo di godere senza disturbi visivi uno dei più bei brani sinfonici anteposti a opere. La moda attuale va purtroppo in un’altra direzione e ci sono registi petulanti e impazienti che, già durante la sinfonia, vogliono esibire le loro trovate. Per il resto, il Berloffa ha svolto un buon lavoro nella conduzione dei personaggi, non solo muovendoli efficacemente, ma anche mantenendoli prevalentemente nelle vicinanze della ribalta e permettendo così alle loro voci di raggiungere meglio il pubblico. Parecchi punti positivi, dunque. Ma perché si è voluto adeguarsi alla mania moderna di trasferire luogo e tempo dell’azione in altri posti rispettivamente epoche, spesso contraddicendo lo spirito dell’opera?

La rappresentazione alla quale ho assistito (quella del 25 marzo) ha avuto un successo incontrastato (a Parma non capita sempre) e molto caloroso. Festeggiatissimo anche il coro, sempre all’altezza delle situazioni in cui è stato impegnato.

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Il programma del Festival Verdi 2022 è molto promettente e speciale, tanto per la densità delle manifestazioni quanto per il valore degli interpreti. Vi si trovano infatti, tra l’altro alcuni dei cantanti migliori disponibili attualmente per le scene operistiche.

Si comincerà con «La forza del destino» (22 settembre, 1., 9 e 16 ottobre), un melodramma molto amato dal pubblico ma relativamente poco rappresentato; nella compagnia spicca il nome di Anna Pirozzi, una soprano già ammirata a Parma in altre occasioni per la qualità della voce e la capacità di dar vita intensa ai suoi personaggi. Seguirà la «Messa da Requiem» (23 e 30 settembre), un capolavoro sinfonico-corale che il Teatro Regio, a ragione, include spesso nei suoi programmi. Poi sarà la volta del «Trovatore» (24 settembre, 2, 8 e 13 ottobre), però non al Teatro Regio, ma al Teatro Girolamo Magnani di Fidenza, con Silvia Dalla Benetta, una cantante di notevole intelligenza, dalla quale ci aspettiamo una sentita interpretazione della protagonista femminile. Fidenza possiede un teatro d’opera relativamente piccolo, ma dotato di una sala e di ridotti deliziosi: offrire al pubblico la possibilità di vedervi uno spettacolo costituisce una particolarità e un arricchimento del Festival. Concluderà la rassegna di opere il «Simon Boccanegra» (25 e 29 settembre, 6 e 14 ottobre).

Naturalmente il Festival non si limita a questo ma presenta tutto un contorno di numerose manifestazioni. A titolo di esempio ne menziono una: l’esecuzione dei Quattro pezzi sacri, il 15 ottobre, da parte dell’Orchestra e Coro del Maggio musicale fiorentino, sotto la direzione di Daniele Gatti e con il coro istruito da Lorenzo Fratini.

 

Carlo Rezzonico

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