Gli stupidi eufemismi

Mag 14 • Lettori, Prima Pagina • 1741 Views • Commenti disabilitati su Gli stupidi eufemismi

Al grotto, la parola “negro” da fastidio? (Negli USA “nigger” è un insulto.)

Tra i vocaboli è in atto una caccia alle streghe : non dite più “donna di pulizia” ma “operatrice di superficie”. I morti non sono più morti, ma assenti o scomparsi, ecc. Nei programmi scolastici francesi non si parla più di “piscina” ma di “ambiente acquatico profondo standardizzato ”, nuotare diventa “attraversare l’acqua in equilibrio orizzontale per immersione prolungata della testa” e un pallone è diventato un “referenziale saltellante”… (sic ! ).  Mi faceva sorridere fino a quando ci sono cascata anch’io. Abbiamo due cagnolini, Lillo & Sofie, che sono gli eroi delle mie vignette. La signorina Sofie pone le domandine ingenue e il ragazzo Lillo dà le risposte birichine; e, ovviamente,  uccelli e gatti sono i loro nemici tra cui il peggiore: lo stupendo prepotentissimo Gatto Nero. Le mie vignette venivano pubblicato su un blog poi, di colpo più niente. Quindi sono state pubblicate su un altro blog, e poi di colpo più niente. Allora chiedo perché e il gestore mi risponde… che non ha osato pubblicare perché ha paura che venga mal interpretato e con le leggi francesi attuali…

Di che si tratta? Sofie chiede ingenuamente “Cosa sarà peggio: essere gatto” e Lillo completa “o essere nero?”, al che il Gatto Nero, stravaccato a mo’ di pantera sul ramo di un albero sopra di loro, risponde “il peggio è di essere un cane”… A mio parere, dopo tutti i “je suis Charlie”, quando si arriva a non più osare pubblicare una vignetta con questo contenuto, si sono raggiunti limiti inquietanti. Non si deve più parlare di “gatto”, ma di “concetto di quadrupedia felina”? E guai far allusione al colore… si rischia grosso! Questo significa che ogni parola può essere interpretata e può condurre in tribunale, il che implica la fine del diritto di parlare o di scrivere, cioè  la censura di stampa, libri, giornali, radio, TV, ecc. Signori giornalisti, chiudiamo baracca e burattini e andiamo tutti in clausura…

Nel caso della parola “negro”, non è razzista colui che usa la parola per il suo significato, invece è perverso colui che è riuscito a convincere i negri che il loro nome è un insulto. Come se si riuscisse a convincere gli abitanti di Lugano che la parola Luganese è un insulto, o che “arabo” o “ebreo” o “bionda” o “bernese” o “fiamminga” siano insulti. Basti ricordare la canzone di Jacques Brel “les Flamandes”. Se non vogliamo finire nelle follie della novilingua alla francese, conviene usare le parole per il loro significato, senza estrapolare ciò che potrebbe essere ipotizzato tra le righe. Esistono insulti a sufficienza per non dover considerare che tutte le altre parole siano degli insulti pure loro. 

 Anna Lauwaert – Loco

P.S. un amico ebreo mi suggerisce di usare, al posto di “ebreo”,  il designativo “somiglianza  antropizzata dalle radici ebraiche”.

 

 

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