Echi dal Gran Consiglio

Mag 18 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 110 Views • Commenti disabilitati su Echi dal Gran Consiglio

I nuovi progetti promossi dal DECS per la cultura indipendente rappresentano una spesa giustificata nel contesto finanziario attuale?

Interpellanza

Con comunicazione del 23 aprile 2026, il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) ha sottoposto ai comuni ticinesi un questionario preliminare (termine di risposta 27 maggio 2026) volto a sondare l’interesse per l’introduzione di un bando di concorso a sostegno della messa a disposizione di spazi destinati alla cultura indipendente.

La misura prospettata prevede un cofinanziamento cantonale pari al 50% delle spese locative sostenute dai comuni, fino a un massimo di CHF 30’000 annui per progetto.

Tale proposta si inserisce nel quadro delle Linee programmatiche cantonali di politica culturale 2024–2027 e si fonda sui risultati dello studio elaborato dall’Osservatorio culturale del cantone Ticino del 27 febbraio 2026, dal quale emerge una domanda di spazi, in particolare accessibili dal profilo economico e condivisi tra più operatori.

Tuttavia, nel contesto attuale delle finanze cantonali, caratterizzato da un disavanzo strutturale e da prospettive che impongono un contenimento della spesa pubblica, appare legittimo interrogarsi sulla reale priorità di interventi di questo tipo. In particolare, si pone la questione se sia opportuno destinare risorse pubbliche – seppur limitate per singolo progetto, ma potenzialmente rilevanti nel loro insieme – a iniziative la cui efficacia e il cui impatto concreto non risultano chiaramente dimostrati, a fronte di altri ambiti che presentano bisogni più urgenti e strutturali.

Si aggiunge inoltre il rischio che, in assenza di criteri stringenti di verifica e proporzionalità, contributi pubblici significativi possano essere richiesti e concessi anche a fronte di un utilizzo limitato o solo parziale degli spazi finanziati, con conseguente inefficienza nell’impiego delle risorse.

Alla luce di ciò, risulta necessario chiarire se la misura proposta rappresenti un investimento mirato e giustificato oppure se vi sia il rischio di destinare risorse preziose a interventi frammentati, di utilità limitata e difficilmente verificabile, con conseguente dispersione di fondi pubblici in un momento che richiederebbe invece rigore e priorità chiare nella gestione delle finanze cantonali.

Per questi motivi si chiede al lodevole Consiglio di Stato di rispondere alle seguenti domande:

1. Qual è lo stato attuale delle risposte al questionario trasmesso ai comuni in data 23 aprile 2026, quanti comuni hanno risposto e con quali orientamenti, in particolare in relazione alla sostenibilità finanziaria della misura e all’interesse concreto a partecipare?

2. Il Consiglio di Stato ha valutato l’impatto finanziario teorico massimo della misura, qualora tutti i comuni o le associazioni di categoria, dovessero richiedere il contributo massimo previsto, in assenza di un tetto complessivo esplicito al numero di progetti finanziabili? A quanto ammonterebbe tale onere annuo per il cantone?

3. Quali valutazioni sono state effettuate dal Consiglio di Stato per stabilire che questa misura rappresenti un utilizzo efficiente delle risorse pubbliche e non un intervento con impatto limitato rispetto ai costi complessivi sostenuti?

4. In che modo il Consiglio di Stato intende dimostrare che i contributi previsti non si tradurranno in una moltiplicazione di piccoli progetti isolati, privi di continuità e con benefici difficilmente misurabili nel tempo?

5. Su quali basi il DECS ritiene che i comuni, in particolare quelli di piccole e medie dimensioni, possano sostenere la quota di cofinanziamento richiesta senza compromettere altre priorità locali?

6. In che modo il cantone intende verificare che i contributi erogati corrispondano a un utilizzo effettivo e sostanziale degli spazi, evitando che importi rilevanti vengano concessi a fronte di un impiego marginale o occasionale delle infrastrutture finanziate?

7. Nel processo di consultazione e nella futura applicazione della misura, cosa si intende esattamente per «associazioni di categoria del settore culturale» e quali criteri saranno adottati per evitare che soggetti privi di adeguata rappresentatività possano accedere indirettamente a fondi pubblici?

8. Sono previsti indicatori oggettivi e misurabili per valutare l’efficacia dei progetti finanziati e, in loro assenza, come si intende evitare che le risorse pubbliche vengano impiegate senza una reale verifica dei risultati ottenuti?

9. Il Consiglio di Stato ritiene che, nell’attuale contesto finanziario, questa misura debba essere considerata una priorità oppure vi sono ambiti nei quali le risorse pubbliche potrebbero essere impiegate in modo più efficace e con maggiore impatto per la collettività?

10. Il Consiglio di Stato è disposto ad assumersi la responsabilità politica di mantenere o introdurre questa misura anche qualora, nel prossimo futuro, si rendessero necessari interventi di contenimento della spesa in altri settori?


Lara Filippini (prima firmataria)

Co-firmatari: Raide Bassi, Alain Bühler, Tiziano Galeazzi, Andrea Giudici, Aline Prada

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