Fermare gli abusi sociali e la costosa espansione dell’industria sociale per garantire l’aiuto a chi ne ha realmente bisogno

Lug 2 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 1652 Views • Commenti disabilitati su Fermare gli abusi sociali e la costosa espansione dell’industria sociale per garantire l’aiuto a chi ne ha realmente bisogno

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 L’UDC ha tenuto una conferenza stampa per presentare il suo nuovo documento di fondo sull’aiuto sociale all’indirizzo dei cantoni. A causa della forte influenza dell’industria del sociale, l’aiuto sociale si è trasformato da aiuto transitorio dato dallo Stato a delle persone in situazione d’indigenza a “reddito di base garantito dallo Stato”. Conseguenza: i costi dell’aiuto sociale sono più che raddoppiati durante gli ultimi dieci anni. La generosa accoglienza di richiedenti l’asilo e l’immigrazione incontrollata di massa provocheranno nei prossimi anni un’esplosione dei costi dell’aiuto sociale a carico della popolazione laboriosa. L’industria del sociale, gli esecutivi e altri partiti politici accettano senza prendere delle misure efficaci la crescita del risentimento e delle tensioni sociali nella popolazione. L’UDC vuole che l’aiuto sociale torni a essere quello che era in origine: un aiuto transitorio a favore di coloro che ne hanno realmente bisogno.

 

 Le spese dei cantoni e dei comuni per l’aiuto sociale sono raddoppiate fra il 2003 e il 2012, raggiungendo i 2,4 miliardi di franchi nel 2012. Parecchi esempi concreti confermano che i comuni non possono più pagare gli eccessi di questa politica sociale, a meno di aumentare massicciamente le loro imposte. Nella città di Bienne, per esempio, quasi l’80% del gettito fiscale di 137 milioni di franchi è assorbito dall’aiuto sociale. A causa della forte perequazione finanziaria messa in atto nel canton Berna, la fattura sociale è coperta principalmente dai comuni paganti. A Freienstein-Teufen (ZH), un solo caso sociale costa 270’000 franchi l’anno, ossia il 4% del gettito fiscale del comune. La solidarietà finisce là dove gli abusi e gli eccessi conducono manifestamente a delle ingiustizie. Non bisogna credere che l’esplosione dei costi risulti da un aumento imprevedibile del numero di casi d’indigenza; è invece la conseguenza di prestazioni di base troppo elevate, d’abusi e dal romanticismo sociale dell’industria del sociale. La cosiddetta professionalizzazione, ossia il ricorso sempre più frequente e spesso sproporzionato a degli specialisti quali giuristi, fiduciari, psichiatri, assistenti e operatori sociali, ha considerevolmente rincarato il sistema e provocato un monitoraggio eccessivo e una patologizzazione delle persone assistite.

 

Esplosione dei costi programmata in anticipo con l’immigrazione incontrollata e il caos dell’asilo

Costi aiuto sociale

 

Gli stranieri percepiscono due volte più spesso l’aiuto sociale. Anche nell’asilo, 83 persone su 100 beneficiano dell’aiuto sociale

 

 

 

Aiuto sociale

Quota totale di stranieri                  Quota di stranieri nell’aiuto            Quota dell’aiuto sociale nel

nel 2013                                               sociale nel 2013                                  settore dell’asilo nel 2013

 

 

 

Non si può inoltre ignorare la forte proporzione di stranieri che vivono dell’aiuto sociale. Nel 2013, il 46,7% dei beneficiari dell’aiuto sociale era costituito da stranieri. Questa proporzione è due volte più elevata della quota di stranieri nella popolazione totale (23,8%). Inoltre, molti rifugiati riconosciuti non lavorano, mentre che sarebbero in grado di farlo e ne avrebbero il diritto. Il 91% degli Eritrei fa parte di costoro, secondo le ultime cifre disponibili. In generale, l’82,8% delle persone nel settore dell’asilo ha percepito l’aiuto sociale. I comuni che accolgono i richiedenti l’asilo devono quindi passare una seconda volta alla cassa per l’aiuto sociale. Anche in questo settore, gli oneri totali sono camuffati. Il nostro generoso sistema sociale agisce come una calamita sui migranti e costa già oggi circa 3 miliardi di franchi ai contribuenti svizzeri, senza contare i tre miliardi per l’aiuto allo sviluppo., Questa situazione è tanto più scioccante in quanto degli stranieri e richiedenti l’asilo hanno spesso in tasca più denaro dei cittadini che lavorano.

Richieste dell’UDC: deve di nuovo valere la pena di lavorare

La Conferenza svizzera delle istituzioni d’azione sociale (CSIAS) è l’organizzazione professionale dell’aiuto sociale. In assenza di una legge federale quadro sull’aiuto sociale, assenza d’altronde giustificata, la CSIAS si è autoproclamata coordinatrice di questo settore. Tramite la centralizzazione e un ugualitarismo forsennato, questa organizzazione è riuscita a imporre il cosiddetto “minimo sociale”, ossia una specie di reddito di base garantito dallo Stato. Le norme CSIAS non servono quindi a lottare contro la povertà, bensì hanno per obiettivo l’uguaglianza materiale per tutti. In diversi cantoni, queste norme sono ancorate nelle leggi sotto forma di prestazioni normalizzate. Questa politica ha fortemente incoraggiato la mentalità rivendicatrice nei confronti della comunità. Diverse prestazioni assurde dell’aiuto sociale, come delle donne di servizio per gli assistiti, delle corse in taxi per i richiedenti l’asilo o delle crociere su velieri per adolescenti recalcitranti sono state recentemente rese note, scatenando un’ondata di collera nella popolazione.

Ecco un esempio reale, ma anonimizzato di un conteggio completo preso dalla pratica

Famiglia di stranieri con 3 figli1
Bisogni essenziali2 2’386.- CHF/mese
Spese di alloggio1’305.- CHF/mese
Cassa malati (compresa riduzione dei premi)417.- CHF/mese
Assegno integrativo minimo100.- CHF/mese
Asilo-nido per i figli, corsi di tedesco, assicurazione mobilio,Franchigia cassa-malati,

spese dentarie

1’654.- CHF/mese
Totale prestazioni (esenti da imposte)Nessun incentivo a lavorare!5’862.- CHF/mese

1 Famiglia di 5 persone. La moglie non ha mai lavorato e non parla tedesco. Il marito continua ad “ammalarsi”.

2 I bisogni essenziali che, secondo la CSIAS, fanno parte del minimo sociale, sono definiti in maniera molto generosa. Secondo la CSIAS comprendono, oltre al cibo, dei vestiti, dell’energia, della cura della casa, delle cure mediche, come pure dei prodotti del tabacco, spese di trasporto, telefono e posta, piccoli regali, spese di divertimento e formazione, per es. radio/TV, lo sport, i giocattoli, i giornali, il cinema e la tenuta di animali domestici.

L’UDC non vuole né sopprimere l’aiuto sociale, né ridurre in maniera generale tutte le prestazioni. Tuttavia, le disfunzioni sviluppatesi nel corso degli anni hanno reso l’aiuto sociale ingiusto – ingiusto in particolare coloro che, con il loro lavoro e le loro imposte, devono mantenere altre persone. L’UDC esige perciò che valga di nuovo la pena lavorare. L’aiuto sociale non deve ricompensare la pigrizia e gli abusi. Bisogna dare un maggiore margine di manovra alle autorità locali e far bene capire che, di principio, nessuno ha diritto a prestazioni che vadano al di là di un alloggio, del vitto e delle cure mediche di base e che, inoltre, queste prestazioni sono temporanee.

A seguito di queste considerazioni, l’UDC chiede

  • che si metta fine all’ugualitarismo forsennato e alla mentalità spudoratamente rivendicatrice nei confronti della collettività, mentalità incoraggiata da un’industria del sociale ideologica e irrealistica;
  • il mantenimento di una differenza finanziaria per rapporto al reddito professionale e l’introduzione di un aiuto sociale decrescente. L’aiuto sociale deve essere misurato in maniera tale che valga sempre la pena di lavorare, quindi che gli assistiti siano stimolati a cercare e ad accettare un lavoro; invece di un catalogo delle prestazioni alle quali l’assistito ha diritto, occorre un apprezzamento ragionevole di ogni caso particolare con delle prestazioni di base deboli e un obbligo di lavorare. Bisogna fare delle differenze in funzione dell’età, dello stato civile, del reddito precedente, della durata del soggiorno in Svizzera, come pure dell’impegno e della buona fede del soggetto;
  • che il permesso di soggiorno accordato agli immigranti sia rigorosamente subordinato alla condizione che questi non percepiscano regolarmente l’aiuto sociale, altrimenti il permesso di soggiorno deve essere ritirato. Il diritto all’aiuto sociale deve essere legato a una durata minima del soggiorno in Svizzera, al fine d’impedire l’immigrazione e l’insediamento nello Stato sociale svizzero. In caso di truffa a scapito dell’aiuto sociale, gli stranieri colpevoli devono essere immediatamente espulsi;
  • che i contribuenti siano inclusi in questo processo tramite iniziative popolari cantonali e comunali, al fine di rimettere politicamente al loro posto la burocrazia e l’industria del sociale i cui poteri sono diventati eccessivi. In nessun caso la Conferenza dei direttori cantonali degli affari sociali deve continuare a sostenere le norme CSIAS;
  • l’uscita dei comuni, città, cantoni e servizi pubblici dalla CSIAS, come pure la trasparenza dei costi a livello comunale;
  • che le norme CSIAS siano considerate per quello che sono: delle raccomandazioni senza carattere obbligatorio ed eccessivamente generose, lanciate da funzionari dell’aiuto sociale e da romantici del sociale;
  • una maggiore autonomia comunale nel settore dell’assistenza sociale e della tutela, perché soltanto un ancoraggio locale offre una reale protezione contro gli abusi e permette d’offrire un aiuto degno alle persone che cercano di aiutarsi da sole. In applicazione del principio “chi paga comanda”, le responsabilità e il finanziamento devono essere poste al livello più basso possibile;
  • una deprofessionalizzazione ragionevole, perché un’assistenza benevola e delle organizzazioni di milizia comprendenti società, fondazioni, chiese e imprese locali possono portare un aiuto di transizione più efficace che non degli uffici anonimi e costosi funzionari del sociale. Invece di operatori sociali laureati bisogna, nell’aiuto sociale e nel servizio della tutela, ricorrere maggiormente a persone impegnate nella vita professionale, che adottino un ragionamento economico e che abbiano ricevuto una formazione complementare per esercitare queste funzioni a tempo parziale;
  • che il principio del minimo vitale definito nel diritto federale sia applicato in particolare ai giovani, ai richiedenti l’asilo e ai rifugiati, come pure agli assistiti sociali non cooperativi;
  • un plafonamento delle prestazioni secondo il reddito precedente – per analogia con quanto si fa nelle assicurazioni sociali – per proteggere i funzionari dai loro propri sentimenti di pietà, o addirittura da minacce.

Berna, 30 giugno 2015

 

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