Elezioni comunali: ottimi risultati per l’UDC

Apr 19 • L'editoriale, Prima Pagina • 53 Views • Commenti disabilitati su Elezioni comunali: ottimi risultati per l’UDC

Eros N. Mellini

Era nell’aria, dopo il brillante esito delle cantonali e delle nazionali, una conferma della tendenza ascendente era praticamente scontata. È difficile quantificare esattamente il numero di seggi conquistati da UDC Ticino, dato che nella maggior parte dei comuni correva in una lista unica con la Lega dei Ticinesi, ma pensare a un raddoppio a livello cantonale dei seggi rispetto alla precedente tornata del 2021 non è un’ipotesi fuori di testa.

UDC – LEGA (ma anche UDF): un’alleanza pagante

Ancora una volta l’unità elettorale della destra ticinese ha dato i suoi frutti. A volte è un discorso ostico agli UDC e ai leghisti puri e duri – e infatti ci sono voluti diversi anni per attuarla – ma è indubbio che l’assioma «uniti si è più forti» ha tutta la sua ragione d’essere. L’UDC si è finalmente liberata – per la verità già da alcuni anni – del ruolo di gregaria cui le cifre la relegavano (Lega oltre il 20%, UDC 3-4%), e l’alleanza funziona ormai su un piano di parità anzi, si può dire che oggi l’UDC – per buona pace di Claudio Zali – è indispensabile alla Lega per mantenere i seggi conquistati in determinati gremi, mentre la Lega fa da traino in certi altri permettendo a degli esponenti UDC un successo elettorale che da soli difficilmente otterrebbero. È vero, in qualche comune dove hanno corso da soli, i singoli partiti hanno avuto risultati migliori ma, nell’insieme, l’alleanza ha avuto successo.

Fari puntati su Lugano

È risaputo che l’accordo toccava soprattutto la corsa per il Consiglio di Stato, quella per il Consiglio nazionale e degli Stati e – senza nulla togliere all’importanza degli altri comuni – a livello comunale, soprattutto alla Città di Lugano dove la Lega deteneva tre seggi in Municipio, avendone poi ceduto uno all’alleata UDC, nella persona di Tiziano Galeazzi, alla prematura scomparsa di Marco Borradori.

L’entrata in lizza di Marco Chiesa blindava, per così dire, il seggio UDC, cosa che con il solo Galeazzi era tutt’altro che scontata. Con il senno di poi, quest’ultimo ce l’avrebbe verosimilmente fatta, essendo comunque risultato primo subentrante ma, appunto, con il senno di poi.

Un altro punto a favore dell’UDC, paradossalmente, è la riconferma del sindaco Michele Foletti con un comodo margine su Marco Chiesa. Vengono così a cadere le voci di un’eventuale disputa per il sindacato, cosa che sarebbe stata funesta per il futuro dell’alleanza. Per la cronaca, Michele Foletti è stato e continuerà a essere un ottimo sindaco – lo dimostra il brillante risultato personale.

A livello di Consiglio comunale, l’UDC prosegue la sua lenta ma continua ascesa, passando da 5 a 7 deputati.

Bellinzona: oops, mi cade qualche sassolino dalla scarpa!

Nella capitale, la lista Lega-UDC ha confermato il municipale Mauro Minotti. Purtroppo, perde un consigliere comunale passando da 10 a 9. Ma c’è una ragione ben precisa per questo, e si chiama Brenno Martignoni.

Volutamente non ho preso posizione nei media – anche se la voglia era tanta – per non dare un eccessivo spazio a questo squallido personaggio in campagna elettorale. Ma, a bocce ferme, qualche fastidioso sassolino dalle scarpe me lo voglio togliere.

2007: Brenno Martignoni viene accolto nell’UDC e candidato al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio. Dopo pochi mesi abbandona il partito fondando il movimento «Il Noce» per correre alle comunali di Bellinzona nel 2008, entrando in municipio con poco meno di 3000 voti. A causa di questa defezione, la lista UDC per il Consiglio comunale ottiene solo i voti sufficienti all’elezione di un unico rappresentante.

2011: Martignoni non partecipa alle elezioni cantonali.

2012: «Il Noce» si ripresenta alle elezioni comunali di Bellinzona. Martignoni ottiene meno di 1300 voti e manca l’elezione in municipio. In Consiglio comunale entra con due colleghi e un «bottino» di 1150 voti.

2015: Martignoni non partecipa alle elezioni cantonali.

2017: la lista Lega-UDC aggiunge le denominazioni «Ind» (indipendenti) e «Noce», ma Martignoni non è candidato.

2019: Martignoni non partecipa alle elezioni cantonali.

2020: la neocostituita sezione UDC di Bellinzona riavvicina Brenno Martignoni e ne propone la riaccettazione nel partito. In una seduta del Comitato cantonale alla Briccola di Rivera, viene riammesso nell’UDC Ticino a maggioranza. Nota bene: l’unica voce nel deserto contro questa decisione fu quella del sottoscritto.

2021: Martignoni – nel frattempo divenuto presidente della sezione UDC di Bellinzona – si candida alle elezioni comunali nella lista «Lega dei Ticinesi – UDC – Indipendenti», venendo eletto in Consiglio comunale con poco meno di 4400 voti.

2023: Martignoni si candida alle elezioni federali.

2024: Martignoni volta di nuovo le spalle al partito e riesuma «Il Noce» per le elezioni comunali di Bellinzona.

Il risultato è piuttosto patetico: flop totale per il municipio con poco più di 1900 voti, due seggi in Consiglio comunale (lui e Orlando Del Don, pure ex-UDC).

Tuttavia, è chiaro che con il suo movimento ha pescato voti nell’UDC e nella Lega, cui sono venuti a mancare i consensi necessari a mantenere il decimo seggio. Per che cosa? Per due seggi che, verosimilmente, avrebbe ottenuto anche rimanendo nell’UDC. Ma tant’è, obnubilato da, peraltro utopistiche, velleità elettorali poi disattese, questo personaggio merita, alla fine dei giochi, di essere additato al pubblico disprezzo.

Come ebbi modo di affermare nella mia filippica contro la sua riammissione nell’UDC, «un partito non è un bar» nel quale si entra e si esce a seconda della marca della birra.

Allora mi si disse: «non rivanghiamo il passato, bisogna guardare avanti». Peccato che, apparentemente, l’unico a guardare avanti ero io.

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