Dossier LAMal – Il problema dei premi dell‘Assicurazione-malattia

Set 21 • L'opinione, Prima Pagina • 1087 Views • Commenti disabilitati su Dossier LAMal – Il problema dei premi dell‘Assicurazione-malattia

Dr. Alessandro von Wyttenbach
Presidente onorario UDC Ticino

I costi della medicina

I costi della medicina e in particolare gli alti premi dell’AM preoccupano da anni cittadini e politici. Per affrontare razionalmente il problema dobbiamo attenerci ai fatti e non a parole.

Alla base dell’aumento dei costi stanno due fattori fondamentali: il progresso della medicina e l’aumento dei consumi di prestazioni. I costi più importanti sono gli stipendi, fattore difficilmente razionalizzabile. Notevolmente aumentati negli ultimi tempi, con il progresso tecnologico, sono anche i costi delle apparecchiature tecniche (robot per le chirurgia, apparecchiature diagnostiche quali endoscopi, RM, CT, Ultrasuoni), la cui rapida evoluzione tecnica ne rende corti i tempi di ammortizzazione. Non da ultimo sono salite anche le pretese degli assicurati. Da valutare criticamente sono però anche altri fattori. Quanto all’invecchiamento della popolazione, si deve sapere che i costi per le cure degli anziani sono particolarmente elevati, soprattutto negli ultimi tre anni di vita, e questo indipendentemente dall’età raggiunta. Preoccupante invece, è soprattutto il futuro aumento di pazienti bisognosi di cure come i dementi. Un altro fatto: l’illusione diffusa nell’opinione pubblica, è la possibile riduzione dei costi con la prevenzione. Le sue possibilità sono modeste e limitate a pochi casi di comprovata utilità. Altro fattore importante per l’aumento delle prestazioni, è la maggiore informazione dei cittadini. Non trascurabile è, infatti, la crescente tendenza a intentare procedure contro medici per presunti errori nelle cure, ciò che li costringe a difendersi con accertamenti o controlli non sempre utili e necessari.

Costi dei premi e redditi dei medici

È ora di smentire la favola che gli alti redditi dei medici siano la principale causa degli elevati premi di AM. Si deve sapere che solo un franco su dieci dei premi delle AM, finisce nelle tasche dei medici. È una vergognosa demagogia del CF Berset, quando, per giustificare riduzioni delle tariffe dei medici, accusa i medici dal reddito milionario. Questi redditi molto elevati derivano unicamente da prestazioni ospedaliere per pazienti privati e non per gli assicurati delle AM sociali. Nel 2016 tali medici “milionari” furono 140, lo 0,3 % dei 36.175 medici praticanti in Svizzera. Il reddito medio lordo dei medici liberi professionisti si aggira attorno ai 200mila CHF annui, equivalente a quello di dipendenti con qualifiche analoghe di ca. 140-160mila.

L’utilità delle spese per la sanità

Nella discussione dei costi sanitari se ne dimenticano gli utili. L’eccellente livello della nostra medicina garantisce una rapida guarigione in caso di malattie e infortuni, per cui l’incapacità lavorativa è ridotta al minimo, ciò che rappresenta un utile per l’economia. Non va nemmeno dimenticato che il sistema sanitario contribuisce per ca. il 10% al PIL.

Le radici dei costi dei premi AM

L’introduzione dell’obbligatorietà dell’AM fu un fatale e inutile errore politico, visto che senza l’obbligatorietà, il 97% della popolazione era già assicurata. Nessuno pensò che questa modifica di legge avrebbe radicalmente modificato gli atteggiamenti dei pazienti e dei prestatori di cure mediche.

Le conseguenze dell’errore

La nuova LAMAL trasformò l’AM in un servisol per tutte le prestazioni mediche possibili e immaginabili, con il conseguente continuo aumento dei premi. Nacque così la mentalità consumistica del “visto quel che pago, anch’io ne voglio approfittare”. Per quanto riguarda l’asserito eccesso di infrastrutture mediche, si deve far presente che i nostri cittadini non sono assolutamente disposti ad aspettare per le prestazioni più di qualche giorno, per evitare attese ci vuole una sufficiente offerta: in Italia e in Gran Bretagna i pazienti sono disposti ad attendere settimane e anche mesi per un semplice esame specialistico o una ecografia, in Svizzera ciò sarebbe impensabile.

Una riforma della LAMAL non è più procrastinabile

Di fronte ai progressi della medicina, la LAMAL vecchia di diversi decenni necessita una radicale riforma non più procrastinabile. Bisogna trovare una via politicamente praticabile per ridurre gli incentivi al consumo di prestazioni mediche coinvolgendo moderatamente le responsabilità sia degli assicurati sia dei medici, introducendo – in analogia con il sistema pensionistico – un’AM con tre pilastri.

Primo pilastro, assicurazione di base

Il primo pilastro obbligatorio deve coprire unicamente le prestazioni per le malattie che mettono in pericolo la vita (i tumori, le malattie cardiovascolari, infezioni croniche) le malattie croniche invalidanti che comportano il rischio di auto-insufficienza come il diabete, la poliartrite, l’insufficienza renale con dialisi, l’ipertensione; cioè tutti i casi le cui cure appaiono eticamente irrinunciabili.

Secondo pilastro, assicurazione complementare sociale

Un’ assicurazione complementare sociale offerta dalle AM senza riserve a tutti gli assicurati. Questa deve comprendere tutte le prestazioni dell’attuale catalogo non previste dal primo pilastro. Ogni assicurato deve poter scegliere – idealmente con la consultazione del medico di famiglia – le coperture per tutte le prestazioni desiderate con le franchigie da lui optate. Ciò conferirebbe a ogni assicurato la facoltà di scegliere le prestazioni che è anche disposto a pagare. Come l’automobilista è disposto a pagare le riparazioni delle sua auto senza l’assicurazione casco, cosi ogni assicurato potrebbe assumersi i rischi per affezioni minori (un’ influenza, un piccolo intervento chirurgico ambulatoriale, una bronchite, un’operazione di cataratta. ecc.)

I vantaggi del secondo pilastro

Questa assicurazione permetterebbe ai cittadini di articolare le proprie preferenze e assicurarsi per le prestazioni nelle quali crede. Potrebbe anche rinunciare a possibili eccessi di cure, quali le costosissime cure chemioterapiche senza prospettive di sensibili miglioramenti della qualità di vita in caso di tumori terminali o il prolungamento della vita in caso ad esempio di demenza. La facoltà di scelta delle prestazioni e quindi del premio da pagare, ridurrebbe le polemiche sugli elevati premi di AM. Questa libertà di scelta aiuterebbe anche a conoscere le vere preferenze dei cittadini e quindi di regolare l’offerta. Anche i medici tenderebbero a ridurre le prestazioni non indispensabili se non assicurate dal paziente. Questo secondo pilastro darebbe spazio a una vera concorrenza fra le AM. Contro il rischio di una medicina a due velocità, è facile prevedere politicamente pacchetti di prestazioni del secondo pilastro sovvenzionate per i meno abbienti se ritenute socialmente desiderabili o necessarie oltre a quelle di base,

Terzo pilastro, assicurazione complementare facoltativa

Questo pilastro servirebbe a coprire tutte le altre prestazioni assicurative possibili e immaginabili.

Conclusioni

I progressi della medicina offrono cure sempre più sofisticate e valide con il conseguente aumento dei costi sanitari. I premi dell’AM si possono ridurre fino al 20% unicamente frenando la domanda col moderato coinvolgimento della responsabilità dei cittadini assicurati e riducendo gli incentivi al consumo di prestazioni dell’attuale LAMAL. La tattica del CF Berset di ridurre continuamente le tariffe, specie a danno dei medici, è fallita e mette a rischio la qualità delle cure. La legge attualmente in vigore è nata in uno spirito socialista sostenuto anche dal PLR ed è ampiamente sorpassata dai tempi, essa va urgentemente riformata.

Il sistema ospedaliero

Parallelamente alla riforma dell’AM bisogna rivedere anche la politica ospedaliera. La legge deve incentivare tutti gli studi medici e le istituzioni di medici privati per le cure ambulatoriali, che hanno fatto enormi progressi anche nel settore chirurgico e dai costi inferiori a quelli ospedalieri. Si devono ridefinire le funzioni degli istituti ospedalieri, i costosi reparti di pronto soccorso devono potersi limitare ai casi veramente urgenti e gravi. Si deve infine ridefinire con incentivi economicamente razionali la suddivisione delle sovvenzioni pubbliche per il sistema sanitario tra cure ambulatoriali e stazionarie, evitando finanziamenti trasversali tra i vari settori.

Una proposta in questo senso è stata da me trasmessa all’UDC nazionale.

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