Dalli all’untore!

Lug 23 • L'editoriale, Prima Pagina • 386 Views • Commenti disabilitati su Dalli all’untore!

Eros N. Mellini

«… e nelle azioni di tutti li uomini, e massime de’ principi, dove non è iudizio da reclamare, si guarda al fine. Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato: e mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno lodati».

(N. Machiavelli, Il Principe, cap. XVIII)

 

Lo sgombero, rispettivamente l’abbattimento parziale, dell’ex-macello di Lugano ha suscitato e continua a suscitare polemiche alimentate, a mio avviso, soprattutto più dalla smania di attaccare un Municipio non gradito che non da uno sdegno giustificato. In altre parole, si cavalca politicamente un episodio – estrapolandolo il più possibile dal contesto – quale ghiotta occasione per un opportunistico «dalli all’untore» di cui la fattispecie è soltanto il pretesto.

E non sto qui discutendo la legittimità o no dell’azione del Municipio – che è al vaglio dell’Autorità giudiziaria, al contrario dell’illegale comportamento dei «molinari» che per 25 anni non ha mai subito lo stesso trattamento – bensì della valanga di reazioni sotto forma di lettere ai giornali, post in Internet e, soprattutto, interpellanze e interrogazioni dagli scranni del Consiglio comunale.

L’autogestione un arricchimento culturale?

Quelli che affermano questo – prevalentemente attivisti di sinistra e fannulloni di qualsiasi orientamento politico – sono probabilmente gli stessi che considerano un arricchimento culturale l’accoglienza indiscriminata di «profughi» criminali. In entrambi i casi, un «arricchimento» di cui la gente comune farebbe volentieri a meno.

L’autogestione esiste, più che un diritto è un dovere

L’autogestione, quella vera, esiste nella quotidianità e non è l’eccezione di un gruppuscolo di sbandati. L’autogestione è quella che esercitano tutti i singoli cittadini che – appunto in modo autonomo – gestiscono onestamente la vita loro e della propria famiglia, procurandosi il pane e il companatico di loro scelta con il proprio lavoro, e pagando per questo con il denaro più o meno faticosamente guadagnato. Il diritto all’autogestione consiste nella scelta del companatico, ossia di come spendere i propri soldi, il dovere dell’autogestione è far sì che, prima di spendere per il companatico (il superfluo), si provveda a pagare il pane (l’indispensabile).

Non autogestione, bensì parassitismo della peggior specie

Quella in atto da 25 anni, prima ai Mulini Bernasconi, poi al Maglio e, per finire, all’ex-macello non è autogestione, è parassitismo della peggior specie. Pane e companatico non se li sono mai guadagnati. Una sede gratuita, esenzione da spese di manutenzione e d’esercizio, mescita di bevande senza il necessario permesso, manifestazioni non autorizzate con relativi danni materiali al seguito, eccetera. Non è tollerabile che l’occupazione illegale di stabili privati assurga a diritto acquisito, solo perché le autorità del 1996 non ebbero gli attributi per stroncarla sul nascere. È come se si permettesse ai rapinatori di una banca di tenersi il bottino, per paura di subire ulteriori rapine. Perché questo è l’atteggiamento in atto da 25 anni e che ancora oggi taluni vorrebbero che il Municipio adottasse.

Bene ha fatto il Municipio

Il Municipio aveva già intimato lo sgombero dell’ex-macello, intimazione che aveva peraltro lasciato indifferenti i «molinari», arrogantemente convinti della loro intoccabilità. L’abbattimento di una parte dell’immobile era già prevista da tempo, in vista della ristrutturazione dello stesso. E ora si vorrebbe mettere alla gogna l’Esecutivo comunale per avere anticipato un po’ i tempi a seguito delle ennesime plateali manifestazioni d’intolleranza? No, il Municipio ha fatto bene! E se ha agito sul filo del rasoio per ciò che riguarda i modi e i tempi, non posso che richiamare la frase di Machiavelli citata all’inizio di questo articolo, che si condensa nel ben più noto: «Il fine giustifica i mezzi» (con la dovuta moderazione, s’intende, ma che per me è stata in questo caso applicata fin troppo).

La moglie di Cesare…

Ancora una citazione: «La moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto» – diceva Giulio Cesare in procinto di divorziare da Pompea Silla, della cui fedeltà si proclamava peraltro sicuro. Ma, vorrei ricordare ai suoi detrattori, il Municipio non ha sposato Cesare e quindi il sospetto è lecito. Il sospetto, non la certezza del reato che certi consiglieri comunali hanno espresso in occasione dell’ultima seduta. «Borradori ha mentito sapendo di mentire» o «il Municipio si nasconde dietro un solo presunto divieto della magistratura di rispondere alle domande», «lo sgombero e l’abbattimento dell’edificio sono avvenuti al di fuori della legge», queste alcune delle affermazioni sentite in aula.

Una marea di domande alle cui risposte gli interroganti non sarebbero comunque disposti a credere, anche qualora il Municipio non fosse tenuto al segreto istruttorio, come ha giustamente sottolineato il sindaco.

E bene ha fatto il Consiglio comunale a respingere la proposta discussione generale richiesta dalla sinistra per dare ulteriormente spazio alla morbosa logorrea dei suoi tromboni.

 

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