Dai comuni

Losone al fianco di Ascona per coprire la pista di ghiaccio
Prossimamente il Consiglio comunale losonese discuterà del contributo a favore della copertura della pista di ghiaccio della Siberia
Nel Locarnese lo sport su ghiaccio potrebbe presto avere una sede più confortevole. A fine primavera il Consiglio comunale di Losone prenderà in esame la partecipazione finanziaria al progetto di copertura della pista di ghiaccio della Siberia sul confine con Ascona. «La Siberia è un’importante struttura sportiva a cui fa capo tutta la Regione» ha spiegato il sindaco Ivan Catarin. «Anche molti giovani losonesi frequentano regolarmente la pista e le scuole di Losone, che ospita uno dei complessi scolastici più grandi del Cantone, vi propongono diversi corsi.»
Il messaggio licenziato dal Municipio di Losone è solo l’ultimo tassello di un progetto avviato da Ascona nel 2003. La necessità di realizzare una copertura della pista di ghiaccio è stata portava avanti inizialmente dalle società sportive per poter garantire maggiore continuità alle loro attività. Il dicembre scorso, il legislativo del vicino borgo ha infatti approvato all’unanimità il credito di 4’050’000.– franchi per la realizzazione della nuova infrastruttura. Il Comune di Losone dovrebbe contribuire con un investimento di 180’000.– franchi, corrispondente a quasi il 12% della cifra totale sostenuta dai Comuni del Convivio intercomunale dei sindaci del Locarnese (CISL).
Il progetto prevede una struttura portante arcuata in legno, appoggiata ai lati su cunicoli in calcestruzzo armato. La copertura sarà realizzata con lamiere metalliche isolate fonicamente. La superficie inferiore sarà invece rivestita in doghe di legno che attenueranno il riverbero. L’energia per la gestione della pista di ghiaccio sarà autoprodotta, grazie all’installazione di un impianto fotovoltaico.
«Nonostante la Siberia non sorga sul nostro territorio comunale, siamo convinti che sia sempre più importante ragionare in termini regionali» ha concluso il sindaco. «Il progetto offrirà anche alla popolazione losonese un’ottima opportunità per svolgere attività sportive durante tutta la stagione.»
Completata la messa in sicurezza dell’argine della Melezza
Giovedì 4 maggio si è svolto il collaudo delle opere d’urgenza dell’argine nei pressi della passerella ciclopedonale tra Losone e Terre di Pedemonte
A seguito di alcuni eventi naturali di piena che avevano causato l’erosione dell’argine a monte della passerella ciclopedonale, si era reso necessario realizzare degli interventi urgenti lungo il fiume Melezza. Il ponte è il principale collegamento ciclopedonale tra i Comuni di Losone e Terre di Pedemonte ed è parte di uno dei più importanti percorsi ciclabili del Cantone che da Bellinzona giunge fino a Cavergno. Inoltre, al di sotto della pavimentazione sono convogliate le canalizzazioni del Consorzio depurazione acque del Verbano (CDV), la rete elettrica e altre infrastrutture di interesse pubblico.
I lavori si sono concentrati sulle misure urgenti del ben più ampio cantiere concernente le opere di premunizione sul fiume Melezza nella tratta da Golino alla confluenza con il fiume Maggia. Le tappe per arrivare alla pianificazione definitiva del progetto globale e alla sua realizzazione sono attualmente in fase di elaborazione. Per la tratta coinvolta in questa prima fase è stato necessario ampliare l’intervento rispetto al progetto di massima, poiché il processo d’erosione del letto e della sponda destra del fiume era avanzato più rapidamente del previsto. In particolare, oltre a rinforzare la fondazione della scogliera esistente, è stata realizzata una nuova scogliera fluviale.
L’investimento per l’intervento è stato anticipato dal Comune di Losone, ma i costi saranno poi suddivisi con gli enti interessati dal progetto e gli altri Comuni del bacino imbrifero della Melezza, Terre di Pedemonte e Centovalli, e saranno sussidiati da Cantone e Confederazione nella misura del 70%.
«Negli anni trascorsi dalla presentazione del progetto di massima il fiume ha continuato il suo processo erosivo,» ha spiegato Nathalie Ghiggi Imperatori, Capodicastero Protezione dell’ambiente e Acqua potabile, che ha preso parte al collaudo insieme al sindaco Ivan Catarin. «Abbiamo, quindi, scorporato questa tratta dal progetto globale e implementato le osservazioni degli uffici cantonali preposti. È stato possibile intervenire tempestivamente e i lavori si sono svolti nei tempi previsti. Abbiamo, inoltre, voluto migliorare l’integrazione delle opere nel paesaggio naturale a favore della fauna locale, ma anche della popolazione. È stata realizzata una penisola protettiva che offrirà un bacino di riposo ai pesci quando risalgono la corrente e consentirà anche ai bagnanti di accedere più facilmente al fiume».
Losone vuole raddoppiare il territorio dedicato alle zone 30
Nella sua prossima seduta il Consiglio comunale losonese discuterà della creazione di una zona 30 nel vasto quartiere Campagne
Il Comune di Losone prosegue con il suo programma di messa in sicurezza delle aree abitate. Dopo i nuclei storici, presto anche nel quartiere delle Campagne le auto potrebbero viaggiare a 30 chilometri all’ora. Nella sua prossima seduta di giugno il Consiglio comunale discuterà, infatti, dell’introduzione di una zona 30 nel più vasto comparto residenziale del Comune. Quella che un tempo era la rigogliosa campagna di Losone, adesso è un ordinato quartiere di giardini e villette che si estende da Via Mezzana fino al parco del Meriggio e si allunga ai margini del Golf Gerre.
La prima proposta per creare una zona 30 nel quartiere era nata proprio in risposta alle preoccupazioni della popolazione locale riguardo alla sicurezza generale lungo la rete stradale. Nel 2014, però, il Consiglio comunale aveva preferito limitarsi a introdurre delle misure di moderazione del traffico.
«Negli ultimi anni la sensibilità è cambiata molto,» ha commentato il vicesindaco Fausto Fornera, Capodicastero Sicurezza e Mobilità. «Nel 2021 abbiamo quindi deciso di riprendere in mano il progetto, aggiornandolo alle nuove esigenze.»
La perizia tecnica ha però evidenziato come alcune cose non siano cambiate nei quasi 10 anni che sono trascorsi. Durante i rivelamenti della velocità di circolazione sono stati, infatti, segnalati automobilisti che viaggiavano a quasi 90 km/h, dove il limite è di 50 km/h. «Sono naturalmente casi isolati,» ha precisato Fornera. «La maggior parte dell’utenza già attualmente non supera i 35 km/h sulle strade del comparto.» Anche il conteggio dei veicoli ha confermato un traffico di regola contenuto che riflette le caratteristiche di un quartiere residenziale. «I presupposti, quindi, per introdurre un limite di 30 chilometri orari ci sono,» ha aggiunto Fornera. «Se la proposta dovesse andare in porto, si raddoppierebbe quasi il numero di abitazioni a Losone inserite in una zona 30.»
Per la concretizzazione del progetto è stata prevista una spesa di 330’000.– franchi. «La fetta più importante dell’investimento riguarda la realizzazione delle rampe di sopraelevazioni in asfalto,» ha spiegato Fornera. «Le opere infrastrutturali si dimostrano spesso le misure di moderazione del traffico più efficaci.» Gli altri interventi, come i paletti e la segnaletica, garantiscono che l’utenza sia sempre consapevole di star percorrendo una strada con limite di 30 km/h. Se le misure porteranno i risultati sperati, saranno aggiunte alberature e pavimentazioni pregiate per migliorare ulteriormente la qualità del quartiere.
Bellinzona
Interpellanza al Municipio di Bellinzona
Quanto sono costate le procedure intimidatorie e un po’ fascistoidelle intentate contro le giornaliste RSI?
Il 9 giugno 2020, la RSI ha diffuso nell’ambito della trasmissione televisiva «Il Quotidiano» un servizio, della durata di 10 minuti e 45 secondi, intitolato «Il virus in casa anziani» dedicato al tema dei decessi per Covid-19 nella casa per anziani di Sementina dove si è registrata una delle più alte concentrazioni di decessi e di contagi da Covid-19.
Il 10 giugno 2020, la RSI ha diffuso nell’ambito della trasmissione radiofonica «Modem» delle 8:30, il seguito del servizio de «Il Quotidiano» del giorno precedente intitolato «Un dramma che non dà pace» concernente il dramma del Covid-19 nella casa di Sementina dove sono deceduti 21 anziani per coronavirus, un numero altissimo per una struttura che ospitava un’ottantina di persone.
Nella prima parte dell’edizione di «Modem», di una durata di circa 24 minuti e 25 secondi, è stato mandato in onda un servizio che ha ripreso le stesse testimonianze del servizio de «Il Quotidiano» del giorno precedente, completato da altre interviste, tra cui quelle a un dipendente e alla direttrice sanitaria della casa per anziani di Sementina.
Davanti a quell’ottimo e coraggioso servizio giornalistico, il Municipio si è ribellato attaccando le giornaliste per la via giudiziaria e disciplinare, accusandole nientemeno di violazione del principio costituzionale della dignità umana.
L’intenzione del Municipio era ovviamente quella di tappare la bocca alle giovani giornaliste intimidendole.
Infatti, qualsiasi studente di diritto al primo semestre sa che simili procedure sono perse di partenza, perché la Costituzione svizzera e la Convenzione Europea dei Diritto dell’Uomo tutelano la libertà di stampa, alla quale conferiscono il preciso dovere di sorvegliare il potere politico.
Il Municipio, farcito di eccellenti avvocati, era fino dall’inizio cosciente che avrebbe perso su tutta la linea, ragione per la quale non si può non vedere il carattere fascistoidello di queste procedure, indegne di un Paese democratico.
Malgrado tutto ciò, il Municipio è passato ai fatti, presentando ben tre ricorsi.
Il primo a nome del municipio, il secondo lo ha fatto firmare al direttore del Settore anziani comunale Silvano Morisoli e il terzo lo ha fatto firmare alla direttrice sanitaria Elena Mosconi Monighetti.
Questi ricorsi sono stati seccamente condannati dall’Autorità di ricorso in materia radiotelevisiva.
Non pago della chiara sconfitta, il Municipio ha avuto ancora il coraggio di scomodare l’Alto TribunalefFederale di Losanna, rimediando l’ennesima figuraccia.
Ovviamente, tutte queste manovre hanno comportato costi importanti e l’impegno di notevoli risorse umane, ovviamente pagati dal cittadino contribuente.
Per questi motivi chiediamo al Municipio della Città di Bellinzona
- Quali e quante procedure giudiziarie, penali amministrative disciplinari contro i servizi RSI e le giornaliste che li hanno realizzati sono state promosse?
- Come è stato l’iter esatto di tutti i tre (o più) ricorsi intentati davanti all’Autorità di ricorso in materia radiotelevisiva, e davanti al Tribunale federale?
- La direttrice sanitaria Elena Mosconi Monighetti e il Direttore generale Silvano Morisoli hanno pagato loro le spese di patrocinio, giudiziarie e le ripetibili, oppure gliele ha regalate il Municipio?
- Per queste procedure è stato ingaggiato un avvocato o un consigliere esterno?
- Se sì, chi era o chi erano?
- Se sì, quanto sono stati pagati e chi ha assunto i costi?
- Indipendentemente da un eventuale supporto esterno, quanto sono costate tutte queste procedure in termini di risorse umane e costi amministrativi?
- Il Municipio non è obbligato a chiedere l’autorizzazione del Consiglio comunale per stare in lite?
- Il Municipio non ritiene di doversi scusare con la RSI per le incaute procedure che hanno disonorato la libertà di stampa democraticamente garantita?
Gruppo Lega-UDC

Tuto Rossi
« Niente OLMA e Tour de France? Un capriccio del governo! Pillole di saggezza »



